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L'allarme di Bassetti: "Con i profughi ucraini, Paese non vaccinato, enorme rischio di ripresa Covid"

L'esperto rivela che solo un terzo degli ucraini si è vaccinato e la copertura con tre dosi è anche inferiore. "In questo scenario il virus corre, contagia, muta e uccide”

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
Matteo Bassetti
Matteo Bassetti (Foto Ansa)

Le parole di Matteo Bassetti, responsabile Dipartimento interaziendale regionale di Malattie Infettive della Regione Liguria e direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino, il più grande d’Europa - sono accompagnate da un titolo forte sui suoi social: “No War-No virus”. Spiega Bassetti: “La situazione Ucraina, oltre che disastrosa dal punto di vista sociale e umanitario, rischia di diventarlo anche sul versante sanitario. Il rischio di una ripresa di forza del Covid è più che reale”. L’allarme è fortissimo, ma a dimostrare che non si tratta di una cosa da titolo giornalistico, ma documentata scientificamente, come sempre, Matteo Bassetti porta numeri e dati ufficiali, che compulsa quotidianamente da direttore della Clinica universitaria di Malattie Infettive dell’ospedale genovese: “Solo un terzo degli ucraini si è vaccinato e la copertura con tre dosi è anche inferiore. In questo scenario il virus corre, contagia, muta e uccide”.

Senza vaccino il virus corre e muta

Se dovessimo tradurre i numeri che sciorina il professore genovese in una sola immagine, quell’immagine sarebbero i video e le fotografie che arrivano da Hong Kong, con centinaia di barelle per strada, fuori dagli ospedali in attesa di un posto in corsia, come e più di quando c’era la prima ondata da noi. E qui Bassetti racconta di come, di fronte al mancato vaccino - persino Omicron che, oggettivamente, è la variante meno pericolosa fra quelle con cui abbiamo avuto a che fare fino ad ora - sia diventata pericolosissima nello Stato asiatico: “Una lezione da non dimenticare quella che arriva da Hong Kong. Solo il 34.2 per cento degli over 80 è vaccinato. Hong Kong ha quindi più anziani e meno vaccinati che tutta la Nuova Zelanda, dove la mortalità per Covid è praticamente azzerata”. E invece: “Con Omicron Hong Kong sta pagando un prezzo altissimo in termini di morti a causa dell’esitazione vaccinale delle persone più anziane”.

La guerra aiuta il Covid

Ecco, qui il parallelo fra il Sud Est asiatico e la situazione dei profughi in arrivo a centinaia di migliaia, probabilmente a milioni dall’Ucraina, è diretto. E, si badi bene, non c’entra nulla con gli allarmi razzisti – in quanto assolutamente ingiustificati dai numeri – lanciati nei mesi scorsi nei confronti dei profughi in arrivo dall’Africa, descritti come pericolosi untori, magari per supportare proprie posizioni No Vax e No Pass, mentre non c’era alcun reale rischio. In verità, ogni evidenza sanitaria, scientifica e numerica, non politica che è un’altra vicenda, portava altrove. Ben diverso il caso odierno dell’Ucraina: “Attenzione a sottovalutare il fenomeno – spiega il direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policlinico genovese - Basta guardare a Hong Kong per capire cosa può avvenire sottovalutando il ruolo dei vaccini con una ripresa di forza del virus. A Hong Kong è infatti record di contagi e di morti legati alla superdiffusione di Omicron. Perché sta avvenendo? Il 40 per cento della popolazione è vaccinato e solo il 22 per cento con tre dosi. Stanno correndo ai ripari vaccinando la popolazione, ma è probabilmente troppo tardi. Il virus corre indisturbato. Mi auguro che con i profughi ucraini non si commetta lo stesso errore commesso a Hong Kong. Sarebbe fatale e pericoloso per tutta Europa. La guerra purtroppo aiuterà il Covid a tornare protagonista”.

Il  “modello Liguria” 

L’allarme arriva nelle stesse ore in cui avvengono due fatti. Da un lato, la Regione di Giovanni Toti, che non è solo il presidente della Liguria, ma anche l’assessore alla Sanità, organizza un convegno per raccontare i due anni di Covid e il ruolo della Liguria per affrontarli. E Bassetti, che del convegno è una delle superstar, e sciorina la sua linea aperturista, spiegando che il vaccino è più forte di ogni mascherina e chiusura, spiega il “modello Liguria” nella cura del virus, che oggi ha la sua transustanziazione (e mai metafora fu più azzeccata, visto che il protagonista della ripresa delle prestazioni “normali” e della sanità di elezione è un frequentatore storico di Curia ed è stato l’uomo che ha fatto grande il Bambin Gesù a Roma ai tempi di Papa Ratzinger, trasformandolo nel miglior ospedale pediatrico al mondo) in Pino Profiti, responsabile della struttura regionale di missione che si occupa di “Restart Liguria”, il progetto per far ripartire la sanità post Covid.

La ricerca scientifica

Spiega Bassetti: “Oggi possiamo dire che il modello Genova, nella cura e gestione dei casi Covid, ha fatto scuola e non soltanto a livello italiano. Siamo al primo posto in Italia per la produzione di efficaci articoli scientifici dedicati all’argomento ma soprattutto quarti addirittura in Europa. E il merito non va ascritto alla sola Clinica di Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino, ma all’intero sistema sanitario ligure, che ancora una volta, durante una criticità e un’emergenza – l’ennesima che questo territorio ha dovuto affrontare – ha risposto presente! Un lavoro di squadra, che ha coinvolto, medici, infermieri, operatori socio sanitari, assistenti, la politica, tutti si sono compattati per uscire da questi due anni e mezzo di super lavoro e sofferenza. La ricerca scientifica è stata essenziale durante tutte le ondate, lo studio del Covid ci ha permesso di studiarlo, di sperimentare nuovi farmaci, di ridurre la mortalità con il passare del tempo. Numerose sono state le nostre intuizioni, che ci hanno portato a partecipare attivamente perfino alla stesura delle linee guida italiane per la gestione del Covid. A livello nazionale si parla di “modello Genova e Liguria” per la gestione dei monoclonali, degli antivirali orali, per la collaborazione con i medici di medicina generali. Un successo che oggi condividiamo con il territorio e il pubblico, che può contare su di noi e su un sistema sanitario resiliente e di primissimo livello”.

Imbrattate le affissioni della campagna vaccinale

Eppure, nonostante questo, l’ultima notte, in pieno centro, sono state imbrattate le affissioni della campagna vaccinale ‘Io mi vaccino’ contro il Covid-19, che sono posizionate all’esterno del centro vaccinale del Teatro della Gioventù, in via Cesarea a Genova, a un passo da via Venti Settembre e dal salotto buono della città. Sui pannelli, con informazioni di servizio sul centro vaccinale, è stata disegnata in rosso la croce uncinata, icona della propaganda nazista. Appena le ha viste, Toti si è indignato: “Grazie alla scienza abbiamo potuto vaccinare e salvare la vita a centinaia di migliaia di persone. Credo che questo sia quanto di più lontano si possa immaginare rispetto alla follia nazista, che, al contrario, ha portato allo sterminio di interi popoli.

Gesto inqualificabile

Un gesto inqualificabile, indegno, vergognoso e profondamente offensivo nei confronti di coloro che hanno perso la vita nei campi di concentramento o che hanno subito violenze e lutti indicibili. Fortunatamente si tratta di una sparuta minoranza della popolazione, pochissimi folli che continuano a negare l’evidenza: la stragrande maggioranza dei cittadini ha compreso l’importanza dei vaccini e lo straordinario lavoro di chi è stato in prima linea durante tutta la pandemia, anche attraverso la più grande campagna vaccinale di tutti i tempi”. E qui, fra richiami inesistenti al nazismo, storie No Vax e sostegno ai filoputiniani, come abbiamo raccontato nei giorni scorsi proprio su Tiscalinews, si chiude un cerchio. E la ripresa del Covid “di guerra”, a causa dei pochi ucraini vaccinati, potrebbe essere l’ultimo tassello di questo dramma.

 

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