[La polemica] Contro i Cinque Stelle e contro le Procure. Lo strano caso della cacciata del direttore de "Il Mattino" Barbano

Sul web si sono moltiplicate le prese di posizione a favore di Barbano, che sta diventando la vittima di un nuovo editto bulgaro, in questo caso del "palazzinaro" Caltagirone: Barbano è stato "epurato"; "i giustizialisti non perdono mai tempo". Ma la sua defenestrazione è legittima. E vi spiego perché

[La polemica] Contro i Cinque Stelle e contro le Procure. Lo strano caso della cacciata del direttore de 'Il Mattino' Barbano

Una autorevole firma del Corriere della Sera, Goffredo Buccini, a ora di pranzo ha lanciato un tweet indignato: «Ma di questa storiaccia del licenziamento in tronco di Alessandro #Barbano non parla nessuno? #solidarietà».
In realtà dell’avvicendamento alla direzione de Il Mattino, quotidiano storico di Napoli e dunque del Mezzogiorno, ne aveva parlato la pagina napoletana di La Repubblica, spiegando che il direttore de Il Mattino, Alessandro Barbano, si era opposto «a un ulteriore ridimensionamento del personale e a tagli del giornale, che entro l’anno si trasferirà dalla sede storica di via Chiatamone al Centro Direzionale».

«Il motivo vero (del licenziamento di Barbano, ndr) - secondo La Repubblica - è la richiesta dell’editore di un atteggiamento politicamente più morbido nei confronti di Lega e del Movimento Cinque Stelle». Apriti cielo. Sul web si sono moltiplicate le prese di posizione a favore di Barbano, che sta diventando la vittima di un nuovo editto bulgaro, in questo caso del “palazzinaro“ Caltagirone: Barbano è stato «epurato»; «i giustizialisti non perdono mai tempo».

E dunque diventa una notizia politica l’avvicendamento alla direzione di un giornale perché sarebbe stato punitivo, anzi censorio nei confronti della libera informazione che deve sparare ad alzo zero contro il nuovo governo leghista e Cinque Stelle. Con la conseguenza che la denuncia dell’epurazione al Mattino rischia di delegittimare oggettivamente il nuovo direttore, Federico Monga, che dal 2010 è stato il vice di Barbano.

Parlare di informazione e politica è come saltellare in un campo minato. Come fai così sbagli e rischi di ritrovarti triturato.
Oggi c’è la convergenza dei più importanti gruppi editoriali (ma anche di interessi forti) contro il nuovo governo populista di Giuseppe Conte, così come gli stessi avevano sostenuto Matteo Renzi anche quando non era più presidente del Consiglio.

Naturalmente posizioni legittime. E non avrebbe senso ricordare che i giornalisti e l’AssoStampa hanno contrattato e poi accettato i piani di ridimensionamento del Mattino. Riduzione di organici che hanno coinvolto in questi anni gran parte dei quotidiani per la crisi dell’editoria, per il crollo delle vendite dei quotidiani e della pubblicità.

Il Mattino di Napoli da quando è proprietà del gruppo del costruttore Francesco Caltagirone ha perso la sua vocazione di quotidiano della capitale del Mezzogiorno, diventando uno dei giornali del gruppo, con Il Messaggero di Roma capofila, Il Gazzettino Veneto e il Quotidiano di Lecce.

E oggi l’editore Caltagirone ristruttura, razionalizza, riduce gli organici. Una voce anonima da dentro Il Mattino racconta l’ex direttore Barbano visto da vicino: «È un ideologico, un conservatore laico al quale persino il Papa non andava bene perché troppo riformatore. Lui è un classico editorialista di un giornale di nicchia».

Barbano ha posizionato il quotidiano della capitale del Mezzogiorno su una posizione (pregiudiziale) contro la Procura della Repubblica di Napoli, e dunque sul fronte antigiustizialista. Attento ai collaboratori in passato non ha mai collocato il giornale all’opposizione del governo. Oggi si sarebbe espresso all’opposizione dell’editore. Può non piacere ma l’editore è del tutto legittimato a sostituirlo.