[L’analisi] La bandiera nazista del carabiniere non è una fake news, ma il nostro lato oscuro che ritorna

Se in Germania un militare mettesse la bandiera della Rsi o lo stemma della X Mas (ma anche la falce e martello) lo condannerebbero giustamente al carcere. Il che non vuol dire che tutti i simboli siano uguali. Ma che i cittadini devono sentirsi uguali al cospetto di chi rappresenta le istituzioni

Il fermo immagine tratto da un video di 'Il sito di Firenze' pubblicato su Youtube mostra la bandiera utilizzata in tutta Europa da gruppi neonazisti in una camerata della caserma dei carabinieri (Ansa)
Il fermo immagine tratto da un video di "Il sito di Firenze" pubblicato su Youtube mostra la bandiera utilizzata in tutta Europa da gruppi neonazisti in una camerata della caserma dei carabinieri (Ansa)

No, non è una “fake news”. Quella bandiera di guerra che abbiamo visto in una caserma di Firenze è un simbolo che sta inscritto nell’immaginario nazista, e lo è non una ma due volte. È un pezzo di storia che non può stare affisso in nessun ufficio, in nessun locale pubblico. 

Grottesco tentativo revisionista

C’è in atto - su molti media di oggi - un grottesco tentativo minimalizzante e revisionista. Il tentativo è quello di dire: mannò, il carabiniere di Firenze che l’ha appesa nella su stanza non ha sbagliato, è un appassionato di storia, tuttalpiù un po’ ingenuo, quella bandiera non ha nulla a che fare con il nazismo, riguarda piuttosto il Reich Guglielmino, un’altra guerra più antica, un’altra epoca storica. 

La bandiera di chi ha chiamato gli italiani “traditori”

Ovviamente quello che si cerca di sostenere con nome della filologia non è vero. È vero, infatti, che si tratta del vessillo di guerra della Kaiserliche Marine, la flotta militare del Kaiser Guglielmo II, e che fu adottata sulle navi tedesche dal 1903 al 1918, fino - cioè - alla sconfitta della grande guerra. Ma prima di tutto bisognerebbe ricordare che combattendo contro quella bandiera sono morti mezzo milione di Italiani: quella è la bandiera (insieme a quella austriaca sua alleata d gemella) contro cui abbiamo combattuto a Caporetto e sul Piave, è la bandiera che ci ha affondato la flotta, è la bandiera di chi ci ha chiamato “traditori”. 

Simbolo guerresco dei cavalieri teutonici

Non è un caso che quella bandiera in Germania fosse stata ammainata quando gli imperi centrali erano caduti in seguito alla sconfitta della Prima guerra mondiale. È dominata da una grande croce nera, che era il simbolo guerresco dei cavalieri teutonici a cui il Reich si collegava, e che in alto a sinistra esibiva i colori dell'impero: rosso, bianco e nero. Al centro della croce c'era (e c’è) l'aquila tedesca, disegnata nella sua versione imperiale. Con quella bandiera le navi del Kaiser combatterono per esempio la famosa battaglia dello Jutland contro i britannici nel 1916.

Bandiera della Marina del Reich

A Weimar, quando tornò la democrazia, in Germania nacque il tricolore nero rosso e oro. Ma proprio in questo punto della storia la bandiera della Marina del Reich iniziò la sua seconda vita: divenne la bandiera dei reduci di guerra che volevano continuare a fare la guerra, la bandiera dei putschisti, dei nostalgici che combattevano la Repubblica di Weimar sostenendo che la democrazia era come la sifilide, che serviva l’uomo forte, la bandiera delle camice brune che avrebbero marciato a suon di tentativi di colpi di stato e riunioni in birreria, fino a produrre la variante evolutiva del partito nazionalsocialista. In quei giorni la bandiera guglielmina smetteva di essere un simbolo nazionale per diventare un simbolo politico, ed è diventata la bandiera che ha avvolto la culla in cui è stato tenuto in incubazione il nazismo. Se Hitler scelse di inventare una nuova bandiera mettendoci al centro la svastica, era solo perché dopo la presa potere, nel 1933, pensava che fosse stato fondato un nuovo Reich, il “Reich millenario” che superava quello di Hinderburg e dell’imperatore nel suo nome. Per nostra fortuna è durato solo dodici anni. 

L’alternativa alla svastica proibita

Ma la storia della bandiera di guerra della Marina Guglielmina continuò la sua storia carsica tornando a sventolare ancora: riemerse dall’obbligo della sconfitta nel 1945 per un motivo preciso. Le draconiane leggi anti-naziste del dopoguerra, nella neonata repubblica federale tedesca, posero nuovamente ai militanti dell’estrema destra il tema di come rappresentare la loro identità. Se esibivi una svastica ti prendevi dieci anni di carcere, ed ecco che L’aquila imperiale e la croce dei cavalieri teutoni tornavano utili, nel segno della nostalgia della guerra e dell’idea di Nazione imperiale, per tornare a rappresentare un’identità sconfitta e una aspirazione futura.

Simboli e suoi significati

Era lo stesso motivo per cui la bandiera crociata degli Stati del sud, in America, la bandiera confederale, veniva esibita con orgoglio dai nazisti statunitensi: io sto con chi ha perso, sono contro l’America a stelle e strisce che ha abolito la schiavitù e ha riconosciuto i diritti civili delle minoranze, contro l’America kennedyana dei diritti civili. Non è un caso che - da quando l’ultradestra ha occupato la maggioranza delle curve d’Italia - la bandiera Guglielmina e quella degli Stati del sud siano finite spesso sugli spalti, esibite insieme come dei prestigiosi vessilli anti-sistema.

Una sola bandiera, il tricolore

Per carità, lasciate perdere la panzana dello studente appassionato di storia. In un paese sovrano lo Stato e i suoi servitori hanno una sola bandiera, il tricolore.  Senza orpelli e patacche, senza aquile e senza stemmi sabaudi. In un paese civile nei luoghi pubblici non ci sono simbolo stranieri, o confessionali: ci sono soltanto il tricolore e la foto del presidente della repubblica. Se in Germania un militare mettesse la bandiera della Rsi o lo stemma della X Mas (ma anche la falce e martello) lo condannerebbero giustamente al carcere. Il che non vuol dire che tutti i simboli siano uguali. Ma che i cittadini devono sentirsi uguali al cospetto di chi rappresenta le istituzioni.