La presidente dell'associazione familiari ‘vittime della Uno Bianca’: "Daremo battaglia per non far uscire i fratelli Savi"

Rosanna Zecchi ha spiegato di avere timore che, dopo la recente scarcerazione di Marino Occhipinti che dal luglio scorso è un uomo libero, anche loro possano in futuro uscire dalla prigione. La lunga scia di sangue

Fabio e Roberto Savi
Fabio e Roberto Savi
di PSO

"I fratelli Savi hanno fatto cose che non si possono dimenticare e noi daremo battaglia per farli rimanere in carcere". Sono passati molti anni, ma Rosanna Zecchi, presidente dell'associazione familiari ‘vittime della Uno Bianca’, non vuole perdonare chi le ha ucciso il marito, la prima vittima della banda che per sette anni (dal 1987 e il 1994) ha messo a ferro e fuoco, lasciando dietro di sé una scia di sangue fatta di 24 morti e oltre 100 feriti, la direttrice Bologna, Forlì, Ravenna, Pesaro e Ancona. La signora Zecchi ha pronunciato queste parole durante la commemorazione del 28esimo anniversario degli omicidi di Luigi Pasqui e Paride Pedini, uccisi della banda il 27 dicembre 1990 a Castel Maggiore, nel Bolognese.

Le ragioni della presidente

Zecchi ha spiegato di avere timore che, dopo la recente scarcerazione di Marino Occhipinti che dal luglio scorso è un uomo libero, anche i fratelli Savi possano in futuro uscire dal carcere. Riguardo Occhipinti, nessun perdono dai familiari delle vittime: "Non si possono perdonare persone così, se si fosse pentito in tempo reale e avesse denunciato i suoi colleghi forse lo avremmo perdonato, ma così no". Durante la cerimonia, cui ha partecipato il sindaco di Castel Maggiore Belinda Gottardi, corone di fiori sono state deposte alla stazione di servizio sulla Provinciale Galliera, dove Luigi Pasqui fu ucciso al termine di una rapina, e a Trebbo di Reno, davanti all'abitazione di Pedini, sfortunato testimone del cambio di vettura da parte dei banditi.

Fabio e Roberto Savi nello stesso carcere

I due fratelli killer (due insospettabili che appartenevano alla Polizia di Stato) sono reclusi nello stesso carcere a Bollate (Milano). La notizia, alla vigilia della commemorazione dell'eccidio del Pilastro, era confermata dall'avvocato di Fabio Savi, Fortunata Coppelli. "Il mio assistito – aveva spiegato Coppelli - ha fatto solo una richiesta, quella di essere trasferito, ed è stata accolta: è stato trasferito a Bollate (Milano)" dal carcere di Uta (Cagliari). Nello stesso carcere sta scontando l'ergastolo anche il fratello di Fabio Savi, Roberto. Sono dunque tornati vicini i due dei killer della banda della Uno Bianca.

Lo sciopero della fame di Fabio Savi

La banda era composta dai fratelli Roberto, Fabio e Alberto Savi e da Pietro Gugliotta, Marino Occhipinti e Luca Vallicelli. Ciascuno dei fratelli Savi sta scontando l'ergastolo. "Da quello che mi risulta non sono nella stessa sezione" aveva spiegato sinteticamente l'avvocato Copelli. Se i due fratelli volessero incontrarsi, la richiesta di colloquio dovrà essere valutata dal direttore del carcere. Nel 2016 Fabio Savi aveva intrapreso uno sciopero della fame nella casa circondariale di Uta (Cagliari) in cui era detenuto per essere trasferito. Aveva chiesto, infatti, un pc per poter scrivere libri, quindi senza collegamento internet, e di poter svolgere un lavoro per mantenersi, tutte cose che si possono ottenere in una casa di reclusione e non in una casa circondariale come quella del Cagliaritano.

La lunga scia di sangue

Anche quella volta la signora Zecchi (moglie della prima vittima della banda) si era messa di traverso: "E' una cosa molto grave, la gente non ha tenuto conto che due delinquenti di quella risma lì non dovrebbero stare insieme. Purtroppo è successo – aveva concluso amareggiata -. Ora sono nello stesso carcere a farsi compagnia". La “banda della Uno bianca”, composta da Roberto Savi, Alberto Savi, Fabio Savi, Pietro Gugliotta, Marino Occhipinti e Luca Vallicelli, per 7 sette anni ha lasciato dietro di sé una lunga scia di sangue abbattutasi, senza pentimenti, su benzinai, pensionati, guardie giurate, piccoli commercianti, nomadi, extracomunitari e persino carabinieri.