Cortes Apertas, Autunno in Barbagia torna a fare visita a Oliena

L’olio prodotto da pregiate varietà di olive e il Nepente sono le eccellenze dei campi. La prelibata cucina di impronta pastorale è un’esperienza unica: macarrones de busa, angelottos, pani frattau, porcetto e capretto arrosto e formaggi

Il campanile di Oliena (Nu)
Il campanile di Oliena (Nu)
TiscaliNews

Autunno in Barbagia, la rassegna conosciuta anche come Cortes Apertas, conduce dal 1996 i turisti nel cuore della provincia di Nuoro, per far conoscere ai visitatori le tradizioni, la cultura e la gastronomia tipiche di questa terra. Giunta ormai alla XXIV edizione, la manifestazione nata a Oliena la prossima settimana (14-15 settembre) torna là dove era partita. L’occasione giusta per tornarci e per conoscere un meraviglioso paese che ha conservato molte delle sue tradizioni.

Artigianato e cucina

In paese, abili tessitrici sono artefici di opere stupende: cassapanche di legno, che custodiscono il carasau, fini ricami su abiti, tappeti, coltri e gioielli in filigrana. L’olio prodotto da pregiate varietà di olive e il Nepente, celebre cannonau venerato da D’Annunzio, sono le eccellenze dei campi. La prelibata cucina di impronta pastorale è un’esperienza unica: macarrones de busa, angelottos, pani frattau, porcetto e capretto arrosto e formaggi. Miele e mandorle sono base dei dolci delle feste: pistiddu per i fuochi di sant’Antonio abate, origliettas a carnevale, casadinas a Pasqua, papassinos a Ognissanti, amaretti per le cerimonie familiari. Tutto l’anno seadas, pistoccos e s’aranzada. Li assaggerai anche durante Autunno in Barbagia. Celebrazione attesa è s’Incontru, ultimo atto della Settimana Santa: la scenografia è impreziosita da eleganti abiti e gioielli tradizionali.

Storia e leggenda

Secondo alcune leggende una parte dei troiani, fuggiti dopo la caduta di Troia, sbarcò in Sardegna dove fondarono Iliena dal nome dell’antica patria Ilio. Tutta l’area è disseminata di ritrovamenti archeologici: probabilmente le popolazioni che qui si stabilirono giunsero alle valli dal fiume Cedrino, antica via di passaggio per le zone interne dell’Isola. Nella valle di Lanaitto si trova la Grotta Corbeddu, un sito molto importante per la conoscenza della storia sarda: al suo interno sono state infatti ritrovate le prime testimonianze di vita umana nell’Isola risalenti al Paleolitico Superiore. Il Neolitico Recente è documentato dalla presenza di domus de janas e menhir mentre l’epoca nuragica è attestata dai numerosissimi siti tra cui spicca l’affascinante area di Sa Sedda de sos carros con la fonte sacra e l’annesso villaggio.

Nel Medioevo compaiono le prime attestazioni scritte del nome del centro Olian, posto tra il Giudicato di Gallura, di cui faceva parte, e quello di Cagliari. Nell’abitato attuale si conserva ancora il toponimo di su Casteddu dove sarebbe stato eretto un castello a difesa del confine con gli altri giudicati, oggi scomparso, che perse la sua funzione dopo il 1258 con l’annessione alla Gallura delle curatorie del Giudicato di Cagliari. L’influenza della potente città marinara di Pisa divenne un vero e proprio dominio dopo il matrimonio tra Lamberto Visconti e Elena de Lacon che unì la casata pisana con quella dei giudici galluresi fino alla conquista aragonese. Durante il XIV secolo, come gli altri centri dell’Isola, il villaggio fu duramente colpito dalla grande guerra tra il re d’Aragona e Genova prima e tra i re sardi e gli iberici poi. Con la sconfitta dell’ultimo erede dei giudici venne concesso in feudo ai Carroz a cui seguì la sottomissione a vari casati spagnoli e, nel XIX secolo, agli ufficiali baronali di casa Savoia.

A partire dal XVI secolo l’arrivo degli ordini religiosi portò importanti trasformazioni nell’economia del villaggio. Risale a quell’epoca la costruzione della chiesa di San Francesco da Paola insieme al convento che ospitava i Frati Minori Osservanti che impiantarono un grande vigneto in località Irilai. Nella seconda metà del Seicento, grazie alla donazione di due olianesi, fu eretto il collegio dei Gesuiti e la chiesa parrocchiale intitolata a Sant'Ignazio di Loyola. I membri della compagnia di Gesù si distinsero per la diffusione dell’istruzione nel circondario e contribuirono alla crescita del centro con la realizzazione di importanti opere di irrigazione e il fondamentale apporto alla coltura dei gelsi e dei vigneti. La loro opera fu interrotta a causa della soppressione dell’ordine nel 1773.

 Con Cortes Apertas, ogni borgo, a turno, riceve il testimone di questa rassegna itinerante. L'elenco dei paesi coinvolti dimostra l'importanza della manifestazione, che in alcuni casi si svolge in diverse località:

Bitti (7-8 settembre), Oliena (14-15 settembre), Austis (21-22 settembre), Orani (21-22 settembre), Dorgali (28-29 settembre), Sarule (28-29 settembre), Tonara (28-29 settembre), Gavoi (5-6 ottobre), Lula (5-6 ottobre), Meana Sardo (5-6 ottobre), Lollove (12-13 ottobre), Onanì (12-13 ottobre), Orgosolo (12-13 ottobre), Belvì (19-20 ottobre), Sorgono (19-20 ottobre), Aritzo (26-27 ottobre), Ottana (26-27 ottobre), Desulo (1-2-3 novembre), Mamoiada (1-2-3 novembre), Nuoro (9-10 novembre), Tiana (9-10 novembre), Atzara (16-17 novembre), Olzai (16-17 novembre), Ovodda (16-17 novembre), Ollolai (23-24 novembre), Orotelli (23-24 novembre), Gadoni (30 novembre-1 dicembre), Oniferi (30 novembre-1 dicembre), Teti (30 novembre-1 dicembre), Fonni (7-8 dicembre), Ortueri (7-8 dicembre), Orune (14-15 dicembre).