[La polemica] La patrimoniale nascosta che colpirà i più poveri. Così le Regioni costringeranno gli italiani a comprare un’auto nuova

La tassa dell’Euro 3: zero incentivi, zero piano traffico, zero alternative. Per Piemonte, Lombardia e Veneto (metà del paese a quattroruote) la norma colpirà dal gennaio 2019 le vetture Euro 0, 1, 2 e 3 a gasolio. Le prossime tappe, prevedono il blocco delle Euro 4 (a prescindere dal fatto di essere dotati o no di filtro antiparticolato) entro il 2020 e delle Euro 5 (immatricolate teoricamente tra il 2011 e l’agosto 2015) entro il 2025. In Emilia-Romagna, il piano è addirittura già scattato il 1 ottobre. Domanda: ma una norma di questo tipo può essere decisa dagli enti locali e attuata a macchia di leopardo?

[La polemica] La patrimoniale nascosta che colpirà i più poveri. Così le Regioni costringeranno gli italiani a comprare un’auto nuova

Tutti a discutere di come aiutare i poveri, e poi nessuno dice una parola quando le regioni italiane - in piena colpevole sintonia tra destra e sinistra - decidono di dare loro una bella stangata agli italiani. Ovviamente sto parlando della  demenziale ordinanza anti euro, uno-due-e-tre. Quello che inibisce l’uso della propria macchina a 13 milioni di italiani, un quarto della popolazione attiva. Da gennaio, infatti, tutti coloro che possiedono  un motore di questa categoria, saranno vittime di una patrimoniale occulta, una tassa mascherata sulla loro povertà. 

Costo doppio

Euro 3 - infatti - è la categoria delle macchine (come abbiamo visto una su tre del parco auto nazionale)  che presto diventerà il pretesto per una enorme rottamazione. Questa “patrimoniale” indiretta si pagherà due volte: infatti costerà alle famiglie povere un prelievo forzoso che va da mille a quattromila euro a testa (il valore medio dell’auto distrutto dal provvedimento) e una spesa obbligata da cinque a diecimila (la spesa che serve per comprarmene una nuova). Una una stangata, e per di più inferta  inferta con la solita burocratica irresponsabilità. Fa specie che - proprio nei giorni in in cui destra e sinistra si sono riempite la bocca di proclami  contro la povertà - nel nome di una presunta emergenza ecologica, che si faccia pagare a tredici milioni di italiani questa esosa tassa sulla loro condizione economico-sociale. E tutto ciò accade senza che nessuno sollevi obiezioni. Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto - infatti - hanno annunciato di comune accordo (seguite da Roma e Lazio per conto loro) lo stop indiscriminato a tutti gli autoveicoli che fino a ieri circolavano legalmente.si tratta, come abbiamo detto, di un terzo del nostro parco auto attualmente circolante (37 milioni di veicoli).

Dove è già arrivato lo "stop"

Ma gli euro 4 sono già banditi in Emilia Romagna, e seguiranno in due anni nelle altre regioni del nord. Il fatto paradossale è che il 70% delle polveri che sono nell’aria non dipendono dalle auto private, ma falla caldaie obsolete e dai mezzi di trasporto pesante. E poi bisognerebbe spiegare che l’auto - cioè la mobilità - non è un lusso, ma un diritto. Questo italiani che hanno macchine con più di dieci anni, non si solo comprati dei motori datati per divertimento, ma perché non possono permettersi un’auto nuova. Parliamo di 13 milioni di macchine (o furgoni) che non si potranno di fatto più usare, da un giorno all’altro, pena il rischio di multe a raffica (80 euro a verbale) per tutti. Questo giro di vite non serve nemmeno al mercato dell’automotive: infatti, per evidenti motivi sta producendo un effetto depressivo su tutto il mercato, compreso quello del nuovo per chi se lo può permettere. Se temo che mi mettano le ganasce digitali oggi, infatti, ho paura di comprarmi un’auto domani. 

E chi non ce la fa?

Ma il punto  più forte di ingiustizia del provvedimento riguarda i diritti di chi una macchina la possiede già. Si tratta di pensionati che non hanno i soldi per comprare una auto nuova e percorrono pochissimi chilometri l’anno (quindi inquinando poco o nulla). Di ragazzi, di famiglie, o pendolari a basso reddito che potevano permettersi un’auto solo sul mercato della cosiddetta “seconda mano”. Questa odiosa tassa, è imposta a questi pendolari a basso reddito senza offrire contropartite: zero incentivi, zero piano traffico, zero  alternative. Per Piemonte, Lombardia e Veneto (metà del paese a quattroruote) il bando colpirà dal gennaio 2019 le vetture Euro 0, 1, 2 e 3 a gasolio. Le prossime tappe, prevedono il blocco delle Euro 4 (a prescindere dal fatto di essere dotati o no di filtro antiparticolato) entro il 2020 e delle Euro 5 (immatricolate teoricamente tra il 2011 e l’agosto 2015) entro il 2025. In Emilia-Romagna, il piano è addirittura già scattato il 1 ottobre. 

Chi è fuoriegge

Domanda: ma una norma di questo tipo può essere decisa dagli enti locali e attuata a macchia di leopardo? 
Se parto da Canicattì e vado a Bolzano è possibile che ci siamo dei comuni in cui sono a norma e altro in cui invece sono fuorilegge? (Con la stessa auto!). Possibile che ci siamo strade che posso fare e strade che mi sono proibite? Follia pura. Per avere il diritto di chiedere un sacrifico così grande bisognava prima offrire agli italiani un piano straordinario del trasporto pubblico. E dare il tempo di trovare contromisure. Non entro nel dibattito sulla presunta tossicità del diesel rispetto agli altri agenti inquinanti (lo contestano, con ottimi argomenti, studi di serissimi) né sul costo più alto e sulla praticabilità delle alternative  (in questo momento non ci sono nemmeno colonnine elettriche diffuse su tutto il territorio!).

Le "ganasce bollate"

Dico solo che se uno con la macchina lavora, guadagna, sfama la sua famiglia, se ci risolve il suo problema di mobilità (dove lo Stato non lo fa), nessuno ha il diritto cambiargli le carte in tavola mentre ha degli impegni o dei contratti da onorare. Ecco perché le ganasce bollate alle ruote della macchine di chi guadagna meno sono assurde. Diventano, di fatto, una tassa sulla mobilità e sul patrimonio di chi ha meno.