[L’inchiesta] L’autista di ambulanze che ha sfidato i padroni della sanità e fatto arrestare il governatore Pd

Non avevano fatto i conti con la rabbia di un lavoratore offeso dalle mancate retribuzioni e dai mancati versamenti dei contributi Grazie alla sua denuncia, il crollo del sistema clientelare che reggeva la sanità lucana

Marcello Pittella
Marcello Pittella

C’è una storia nella storia a Matera, sulla scena della vicenda giudiziaria che è costata la libertà personale al governatore Pittella. È quella di una famiglia che dominava il settore del trasporto degli infermi in città, in particolare i dializzati e gli oncologici, e aveva costruito su questo prima una fortuna, poi una caduta, poi un tentativo di restare in piedi, trascinando infine a terra tutto il sistema. Una storia nella storia perché è il punto da cui è tutto partito, e tutto oggi torna.

Croce verde

È la storia della famiglia Lascaro. Il capostipite si chiama Graziantono, capace di costruire negli anni un capillare servizio privato di trasporto con la cooperativa Croce verde di Matera, che riesce ad aggiudicarsi servizi pubblici grazie a rapporti molto stretti con l’Asl di Matera, quella nell’occhio della bufera, con direttore generale, Pietro Quinto, e direttore amministrativo, Maria Benedetto, finiti addirittura in carcere. 

I monopolisti

I Lascaro, secondo la definizione del Gip che ha disposto l’ordinanza con cui è stato travolto il sistema della sanità pubblica lucana, erano veri monopolisti del settore. Con una capacità unica di entrare nei meccanismi: uno dei figli di Graziantonio, Claudio, era stato addirittura assunto nella Asl. Faceva da autista e da factotum al direttore generale Quinto, e da quella postazione poteva fornire alla famiglia informazioni, notizie, dettagli, sfruttandole per sostenere le attività imprenditoriali.

I guai

A un certo punto, però, soprattutto con il passaggio della gestione dal padre ai figli, le cose cominciano a non andare per il verso giusto. I debiti si accumulano, la crisi incombe. Così la Croce verde di Matera comincia a non mantenere più i suoi impegni. I dipendenti lamentano ritardi nelle retribuzioni, mancano all’appello i versamenti contributivi. E senza il Durc (certificato di regolarità contributiva) rischiano di vedersi negati i pagamenti per i servizi che forniscono per la Asl materana, dopo aver vinto gare e grazie anche a reiterate proroghe.

Il meccanismo

Per non vedersi bloccati i pagamenti, allora, si fa strada un meccanismo. Si decide di costituire una nuova società dal nome molto simile alla prima e procedere a un subentro nell’appalto. In questo modo si può schivare il controllo sulla regolarità contributiva e retributiva sulla vecchia Coop. Perché il gioco riesca, però, ci vuole il consenso della Asl. Che i Lascaro riescono a ottenere.

La rabbia di un lavoratore

Padroni della città, potenti. Ma non avevano fatto i conti con la rabbia di un lavoratore offeso dalle mancate retribuzioni e dai mancati versamenti dei contributi. Un ex autista della Croce verdematerana. Si tratta di Antonio Antezza. L’11 luglio 2016 bussa alla porta della Guardia di finanza di Matera. L’uomo è lì per presentare una denuncia: segnala irregolarità contributive commesse dal datore di lavoro. Dice tutto quello che sa. Parla del lavoro svolto, degli appalti gestiti, delle inadempienze. Sicuramente non immagina che quella denuncia darà il via al crollo del sistema.

Trovano di tutto

La Guardia di Finanza, infatti, si attiva immediatamente e comincia la sua indagine. Ricostruisce le fasi dell’appalto e cerca di capire se l’Asl sia venuta meno al suo dovere, come stazione appaltante, nel controllare le irregolarità contributive e retributive per i dipendenti della Croce verde di Matera. Per capire se esisteun livello organizzato di complicità dentro la struttura pubblica, la Finanza decide di avviare intercettazioni e di piazzare cimici e videocamere nascoste negli uffici.

Cercano prove, trovano di tutto. Il grande sistema

Ben presto, infatti, l’indagine sulla Croce verde materana, che pure entra nel fascicolo e costa la libertà a tre esponenti della famiglia Lascaro, finiti ai domiciliari, scivola in secondo piano. A guadagnare importanza è l’osservazione da vicino del grande sistema clientelare. I rapporti tra i potenti. I concorsi truccati. Le liste dei segnalati. I raccomandati. La rete di potere.

La soffiata

Quello che si muove sotto gli occhi delle videocamere nascoste sorprende innanzitutto gli inquirenti. Che ascoltano tutto, annotano, osservano, pedinano. Fino a che, un giorno, un giorno preciso, cambia tutto. Quel giorno è il 29 maggio 2017. Il direttore generale Quinto, nel corso di quella giornata, dopo aver incontrato in un bar il senatore del Pd, Margiotta, cambia radicalmente atteggiamento. Secondo gli inquirenti, apprende di essere intercettato e sotto indagine. Pensa subito alla Croce verde, su cui nei mesi precedenti, Guardia di Finanza e Polizia avevano acquisiti materiali. Non pensa ai concorsi e al sistema di potere. Ma nel suo comportamento cambia tutto.

Una nuova immagine di sé

“Certo è – scrive il Gip nell’ordinanza - , che dal 29 maggio 2017, la sua condotta, così come emerge sia della ambientali che dalle conversazioni telefoniche captate, muta radicalmente e viene da lui plasmata per far trasparire una nuova immagine di sé ed in particolare quella di un uomo votato alla rettitudine, rispetto delle norme, trasparenza ed assoluta dedizione alla giustizia. Circostanza, questa, che però non è passata inosservata ad alcuni soggetti a lui vicini perché collaboratori stretti che hanno notato e commentato tale radicale cambiamento comportamentale”.

La bufera

Un tentativo in extremis di salvare la pelle. Il potente dirigente si informa sui materiali acquisiti, evita di parlare dal suo ufficio, quando parla al telefono balbetta oppure dà prova di rettitudine. Per la Croce verde , intanto, i problemi aumentano. Quella rete di conoscenze diventa a un certo punto una rete di ostilità. Si sentono nel mirino. Sono loro il problema? Cominciano a pensarlo. Le difficoltà crescono, di pari passi con l’inchiesta. Passa un anno, in verità. Forse tutti si tranquillizzano, nel frattempo. Non sanno che i tempi della giustizia sono lenti. Non sono quelli degli uomini. Mentre tu pensi che sia passata, sta appena per cominciare. La bufera è esplosa, e il primo soffio è stato di un autista di ambulanze che si era solo stancato dello sfruttamento.