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Arresto Toti, Spinelli jr risponde alla Gip: è il primo che lo fa. Cozzani non parla. E spunta il filone Covid

Indagine anche sui dati "gonfiati" del virus e sui vaccini: al vaglio finanziamenti dagli imprenditori della Sanità. Il sindaco Bucci: "Chiarezza sulla mia posizione". Rixi: "Il rischio è che si debbano bloccare tutti i cantieri"

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Nel combo Toti e Spinelli (Ansa)
Nel combo Toti e Spinelli (Ansa)

Per la prima volta un indagato nell'inchiesta che ha provocato un terremoto nella politica ligure decide di rispondere alle domande. Si tratta di Roberto Spinelli che ai giornalisti ha però detto di non poter rivelare nulla sui contenuti dell'interrogatorio. L'uomo, interrogato a Genova, è figlio di Aldo, l’imprenditore del porto ritenuto dalla Procura il "grande corruttore" nella nuova tangentopoli genovese. Il rampollo è uscito dall'aula dopo oltre un'ora di confronto con la Gip, Paola Faggioni. "Fate i bravi, mi raccomando" ha detto ai giornalisti che lo aspettavano. A chi gli chiedeva se tornasse libero ha risposto "penso di meritarmelo". Su un'eventuale revoca della misura cautelare ha detto di non sapere nulla, "perché è l'avvocato che fa 'ste cose qua". L'avvocato Vernazza, che lo assiste, ha confermato che il suo cliente "ha risposto a tutte le domande" del gip "e si è sfogato". Ma ha precisato di non voler dire altro perché "le indagini sono ancora in corso". 

Alle domande ha invece opposto il silenzio, rilasciando solo dichiarazioni spontanee, Matteo Cozzani, ex sindaco di Porto Venere e capo di gabinetto di Giovanni Toti, arrestato con l'accusa di corruzione e turbata libertà degli incanti nell'ambito dell'inchiesta che ha scosso la Regione Liguria.

Cozzani rilascia dichiarazioni spontanee

Cozzani si è presentato poco prima delle 9 presso il Palazzo di giustizia della Spezia accompagnato dall'avvocato Massimo Ceresa Gastaldo. "E' sereno e tranquillo di poter chiarire tutti gli addebiti, che contesta, pur vivendo una situazione non semplice. Al momento non è ancora in grado di rispondere nel merito - ha detto ai cronisti il legale uscendo dal palazzo di giustizia -. Ha fatto presente che le esigenze cautelari, dal nostro punto di vista, non sussistono perché non ricopre da anni la carica di sindaco di Porto Venere e anche perché, in ragione del clamore mediatico della vicenda, non ricoprirà più il ruolo di capo di gabinetto".

Il sindaco Bucci: chiedo chiarezza sulla mia posizione

Il sindaco di Genova, Marco Bucci, dice che non ha motivo "per pensare di essere coinvolto, e in ogni caso devo rimanere al mio posto di sindaco. Ma potrei anche decidere di dimettermi. Come disse Oscar Luigi Scalfaro, al quale non oso certo paragonarmi, a questo gioco al massacro io non ci sto. Chiedo chiarezza, anche sulla mia posizione", insiste il primo cittadino del capoluogo ligure in un'intervista al Corriere della Sera. Bucci, che al momento non risulta indagato, secondo quanto scrive il Giornale, sarebbe suo malgrado al centro di una vicenda legata al trasferimento dei depositi chimici costieri da Multedo a Ponte Somalia, nella zona portuale di Sampierdarena, densamente popolata, oggetto di un'inchiesta parallela della procura di Genova. L'indagine su cui si muovono i magistrati riguarderebbe presunte pressioni sui componenti del Comitato tecnico regionale che, inevitabilmente, coinvolgerebbe il sindaco e commissario straordinario per la ricostruzione. 

Il primo cittadino del capoluogo ligure sostiene quindi di non vedere l'ora di "poter parlare con i magistrati. Sono disponibile a discutere di ogni aspetto che riguarda la mia persona e la mia attività", sottolinea. Alla domanda 'Si sente tradito da qualcuno?' risponde: "Ovviamente. Io sono quello che ci ha messo la faccia con i miei colleghi di Reggio Emilia e Torino per la nomina di Paolo Emilio Signorini al vertice di Iren. Se sono veri certi suoi comportamenti, questo è un grave tradimento della mia fiducia". Poi su Toti dice: "Io non so nulla dei suoi rapporti con le altre persone. Ma se certe cose sono vere, è un problema. Anche per me, a livello personale".

Rixi: il rischio è che si blocchino tutti i cantieri

"Il tema è Genova ma il tema è anche l'intero Paese. Bisogna capire se è solamente legato ai fatti che leggiamo mi sembra abbastanza preoccupante, nel senso che nessuna impresa prenderà più un appalto pubblico, magari dopo essere stata ad una cena elettorale", ha detto Edoardo Rixi, viceministro alle Infrastrutture e mobilità intervistato a 24 Mattino su Radio 24. "Quello che passa è che si fanno le opere per ingraziarsi un imprenditore che ti dà 70mila euro, siamo all'inizio di un 'cinema' che durerà anni e che rischia di bloccare tutti i cantieri", rileva Rixi sollevando l'attenzione sulle conseguenze possibili nel mondo degli appalti pubblici.

Capitolo sanità: primo filone sul Covid

Non manca il capitolo sanità nell'inchiesta che ha provocato un terremoto nella politica ligure. Come scrivono alcuni quotidiani, si tratta di due filoni, uno relativo ai vaccini Covid e uno che riguarda invece presunti finanziamenti illeciti a Toti da parte di imprenditori della sanità privata.

Per quanto riguarda il reato ipotizzato di falso, il governatore e il suo ormai ex capo di gabinetto Cozzani, entrambi ai domiciliari, sono indagati perché, secondo una delle ipotesi della procura, i numeri sui dati Covid sarebbero stati gonfiati per ottenere più vaccini dalla struttura commissariale. Tra le intercettazioni avviate dagli investigatori una in particolarte riguarda l'argomento. Le 'cimici' installate nell'ufficio di Cozzani - già sotto indagine per presunta corruzione elettorale - registrano una conversazione.

Cozzani sta parlando della difficoltà di ottenere i vaccini: "Il problema qual è stato… che io avevo già truccato, lui li ha presi, cosa è accaduto li ha riaumentati", dice il capo di gabinetto. Quel "lui" è il presidente Toti: "Quando me li ha rimandati gli ho scritto 'ma cazzo pres, ma sono fuori' e lui ha detto 'ma li ho un po' aumentati' e io 'ma l'avevo già fatto io', e lui 'cazzo dimmelo che l'hai già fatto te, aspetta un secondo'... vabbè".

Secondo filone: presunte tangenti nella sanità privata

Secondo filone d'inchiesta invece è decisamente più complesso, e ricalca quello principale. Gli inquirenti stanno infatti indagando sui finanziamenti che imprenditori del mondo della sanità avrebbero elargito ai comitati elettorali di Toti. Manovre del tutto consuete e legittime, ma il sospetto è che in cambio di questi finanziamenti siano arrivati contratti e convenzioni. Il focus è sui finanziamenti alla Fondazione Change superiori ai 40 mila euro effettuati secondo gli inquirenti da alcune realtà attive nel settore sanitario convenzionato e privato.

Come Casa della Salute, un network di poliambulatori specialistici controllati dal gruppo Italmobiliare della famiglia Pesenti che in Liguria ha conosciuto un vero e proprio boom. Nato nel 2013, conta oggi 29 strutture che impiegano 900 addetti, fra cui 450 medici. È presente a Bordighera, Ventimiglia, Sanremo, Albenga, Savona, Cairo Montenotte. E ha preso a contribuire con il Comitato di Toti. Il quale ha ricambiato presentando un loro evento nella Sala della Trasparenza della Regione, nel corso del quale sono intervenuti sia lui sia il sindaco di Genova Bucci. Fra i finanziatori anche l'Iclas di Rapallo del gruppo Gvm, Hc hospital e On health care. All'attenzione dei pm di Genova ci sono tre-quattro finanziatori, che si aggiungono alle 20 società operanti in altri settori entrate nei radar dell'indagine per tangenti.

Indagando sul voto di scambio tra la comunità riesina e quella calabrese e la lista del presidente Giovanni Toti, gli investigatori hanno anche scoperto una maxi frode da un milione e 200 mila euro sulle forniture sanitarie duranet il Covid. In particolare le mascherine, introvabili in piena pandemia e preziose come l'oro nella fase due per scuole e luoghi pubblici. E' quanto emerge dalle carte depositate nell'ambito dell'inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari il presidente della Regione.

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