[La polemica] L’assurda strage nella casa abusiva dove non doveva abitarci nessuno. E l’ordine di demolizione fermo da 10 anni

Il sindaco di Casteldaccia in tv ha detto: “Non chiedetemi come hanno ottenuto l’allaccio dell’Enel. Lì non poteva abitare nessuno”. Serve una legge speciale subito contro l’abusivismo. Bisogna bloccare qualunque tipo di condono

Casa sommersa dall'acqua a Casteldaccia
Casa sommersa dall'acqua a Casteldaccia

I morti di Casteldaccia possono darci una sola lezione: ci vogliono le leggi speciali contro l’abusivismo. Serve l’azzeramento di qualsiasi forma di condono nelle aree di inedificabilità. Servono decreti di demolizione a pioggia e i fondi per realizzarli, più i mezzi per farlo - se fossero  necessari - anche quelli dell’esercito. Serve la sospensione di alcune garanzie giuridiche. 

Cosi come il terrorismo è stato combattuto sospendendo alcune tutele del tempo di pace per sconfiggere un pericoloso nemico della collettività, così oggi bisogna sospendere alcune garanzie procedurali a chi ha violato il territorio. E questo va fatto, ancora una volta, in nome della pubblica utilità. Togliere oggi tutele legali agli abusivi, significa domani salvare le loro vite, quelle dei loro figli, quelle dei loro amici. 

Diceva ieri il sindaco di Casteldaccia Giovanni Di Giacinto a l’Arena di Massimo Giletti, in uno sconvolgente collegamento notturno: “La casa dove sono morti adulti e bambini non era stata abbattuta poiché l'ordine di demolizione del Comune era stato impugnato dai proprietari  davanti al Tar. La Procura è già a conoscenza di questa cosa. A noi - concludeva il sindaco - non risultavano residenti in quella abitazione, tantomeno le persone morte a causa dell'inondazione". Una casa fantasma, dunque: ufficialmente non abitata, tuttavia affittata (non sappiamo se in nero), ma con la corrente allacciata, magari anche senza abitabilità: “Non chiedetemi - diceva il sindaco - come hanno avuto un contatore dall’Enel”. Di Giacinto ha raccontato di più: “La casa era stata costruita nei primi anni duemila, si trovava in una zona di inedificabilità assoluta, dal 2008 il TAR non era arrivato a pronunciarsi sul ricorso”.

Ora, i casi sono due: o il sindaco mente (e non credo che lo farebbe sotto i riflettori dell’informazione, così, rischiando una clamorosa smentita) oppure questa piccola-grande vicenda, con il suo coro di lacrime e sangue e il suo nero strascico di vittime e di dramma, ci illumina - ancora una volta - su come (non) funziona l’Italia. Ci spiega perché sono ancora al loro posto le case costruite negli alvei dei torrenti, a fronte mare, o alle foci dei fiumi. Perché quando arriva l’ordinanza di abbattimento, la vicenda legale, invece di compiersi, comincia. Ma i morti sono lì a ricordarci che questo in un paese civile non può accadere.

Legambiente ci ricorda che in Italia tra il 1944 ed il 2012 sono stati spesi 61,5 i miliardi di euro solo per i danni provocati dagli eventi estremi nel territorio italiano. L’Italia è tra i primi Paesi al mondo per risarcimenti e riparazioni di danni da eventi di dissesto con circa 3,5 miliardi all’anno. E i spesso i danni maggiori sono quelli causati in zone a più alta densità abitativa. Abbiamo gli alberi ma non abbiamo i giardinieri per curarli, abbiamo le ordinanze di abbattimento ma non i fondi per attuarle, abbiamo i soldi per riforestazione, ma - talvolta -non ci sono i progetti per utilizzarli, come è accaduto con gli ultimi stanziamenti dell’Europa. Bene, so che è impopolare. So che quando diventa vero finisce sempre per riguardare qualcuno che conosciamo, qualcuno di noi, magari proprio noi. So che quando si esce dall’astratto tutto diventa più difficile è -inevitabilmente - impopolare. Il sindaco di Licata che abbatteva le case abusive è stato costretto alle dimissioni, candidato, ma  non è stato rieletto.  E questo perché la linea dura costa consenso. Ma un altro modo per uscire non c’è. Facciamo le leggi speciali oggi, pagando il prezzo che costeranno, per non piangere alto morti domani.