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'Ndrangheta, dopo 5 anni di carcere assolto l’ex sindaco di Marina di Gioiosa Ionica

La Corte d’Appello di Reggio Calabria ha assolto Rocco Femia perché il fatto non sussiste. L'ex primo cittadino era accusato di concorso esterno in associazione mafiosa,

Claudio Cordovadi Claudio Cordova   
Foto Ansa
Foto Ansa

Ha trascorso cinque degli ultimi dieci anni in carcere. Ora, però, viene assolto dalla gravissima accusa di connivenza con la ‘ndrangheta. E’ la storia di Rocco Femia, ex sindaco di Marina di Gioiosa Ionica, centro della Locride, in provincia di Reggio Calabria. Femia venne arrestato dalla Polizia di Stato nel maggio 2011, con l’operazione “Circolo Formato”, curata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Un blitz con decine di arresti che andò a colpire l’ascesa della cosca Mazzaferro che, insieme allo storico casato degli Aquino, è egemone nel centro marittimo della Locride. Secondo l’accusa, Femia sarebbe stato il candidato sindaco sponsorizzato dai Mazzaferro nelle elezioni del 2008, che lo vedranno prevalere su un altro candidato, nell’indagine indicato come espressione degli Aquino.

L'inchiesta

Un’inchiesta strategica per la Dda di Reggio Calabria. Nella stessa operazione venne coinvolto anche un poliziotto, che avrebbe rivelato alla cosca alcuni particolari d’indagine. Importante anche per fare luce su alcuni riti interni alla ‘ndrangheta, notoriamente una delle organizzazioni criminali più chiuse e criptiche. Grazie a un servizio di osservazione e pedinamento svolto dagli investigatori, fu possibile documentare un rito di affiliazione di due picciotti, inseriti al centro di un “circolo formato” (da qui il nome dell’operazione): i poliziotti riuscirono ad arrivare vicinissimi al luogo dell’incontro, una campagna isolata, e osservare, a distanza di dieci metri circa, le attività degli affiliati. Ma, soprattutto, i presunti legami tra politica e criminalità organizzata.

La vicenda giudiziaria

Da quel momento per Femia, una lunghissima vicenda giudiziaria, lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Consiglio Comunale, due condanne, in primo grado a Locri e in Corte d’Appello a Reggio Calabria con l’accusa di associazione mafiosa. Femia venne inizialmente condannato a 10 anni di reclusione. A pesare sul conto dell’allora sindaco erano alcune intercettazioni telefoniche con uno dei membri della famiglia Mazzaferro che, però, in quel periodo era incensurato. Insieme al primo cittadino, vennero arrestati anche tre assessori comunali. Le indagini della Polizia avevano monitorato l’intera campagna elettorale che portò alle elezioni del 13 e del 14 aprile del 2008, in cui vinse la contesa proprio Rocco Femia, detto “Pichetta”. Lo stesso Femia sarebbe andato a ringraziare il presunto boss Rocco Mazzaferro, già in serata, quando l’esito delle elezioni era pressoché delineato: “Sai quanto piangeva? E’ stato bellissimo” dice Mazzaferro a un altro affiliato in una conversazione intercettata. Subito dopo l’elezione di Femia, peraltro, sarebbero iniziate le ripercussioni della cosca Aquino, che avrebbe incendiato l’auto del cognato del nuovo sindaco.

L'arresto 

Insomma, un contesto ad alta densità ‘ndranghetistica, in cui anche le relazioni personali rischiano di sfociare nella rilevanza penale. Femia, arrestato nel maggio del 2011 quando era ancora sindaco, è stato poi successivamente scarcerato nel maggio 2016 dopo 5 anni di ininterrotta detenzione. Attraverso un imponente accesso agli atti, gli avvocati Marco Tullio Martino ed Eugenio Minniti hanno tentato di dimostrare come la disamina di tutte le delibere, degli atti della giunta e di tutte le attività di impulso del sindaco, conduceva alla documentata ed incontrovertibile conclusione che "nessun tipo di agevolazione o vantaggio in termini di appalti, finanziamenti o concessioni fosse stata mai fornita a qualsivoglia consorteria mafiosa che secondo l'accusa aveva appoggiato e favorito proprio l'elezione del giovane sindaco Rocco Femia". Lo spartiacque è rappresentato dalla decisione della Corte di Cassazione che aveva annullato la condanna per associazione mafiosa, rimandando a una diversa sezione della Corte d’Appello di Reggio Calabria per verificare la possibilità di condannare Femia per concorso esterno in associazione mafiosa.

L'assoluzione

Ma ieri, la decisione dei giudici di secondo grado, con l’assoluzione per l’ex primo cittadino, nonostante la richiesta di 8 anni di reclusione, da parte del procuratore generale. “Non lo definiamo un errore giudiziario, era una vicenda da chiarire e finalmente è stata chiarita” afferma l’avvocato Martino ai microfoni di Tiscali.it. Secondo il legale “è sempre mancato il sinallagma, il do ut des tra il sindaco e la criminalità organizzata”. Per Femia, quindi, è la fine di un incubo: “E’ stata una battaglia di forza e una guerra di nervi per chi continua a credere nella giustizia” conclude l’avvocato Martino.
Una vicenda clamorosa che, a quasi 10 anni dal blitz della Polizia di Stato, mette un punto, forse decisivo, sulla vicenda dell’ex sindaco di Marina di Gioiosa Ionica. Un decennio trascorso da Femia per metà dietro le sbarre del carcere Pagliarelli di Napoli, affrontando (ma vincendo il procedimento amministrativo) anche la sospensione dal ruolo di insegnante presso il Liceo Classico di Locri.

 

Claudio Cordovadi Claudio Cordova   

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