Arrestato dalla polizia Johnny "lo zingaro" : era evaso dal carcere di Sassari dopo un permesso premio

Giuseppe Mastini era latitante dallo scorso 6 settembre. L'arresto è avvenuto in una villetta isolata alla periferia del città

TiscaliNews

Il latitante Giuseppe Mastini, conosciuto come Johnny "lo zingaro" e scappato dopo un permesso premio dal carcere di Sassari, lo scorso 6 settembre, è stato rintracciato e arrestato dalla polizia. Era ancora in Sardegna e non si era allontanato di molto. La fuga di Johnny lo zingaro si è conclusa infatti a Sassari dove è stato individuato e catturato dagli uomini del Servizio centrale operativo della Polizia di stato che da giorni gli davano la caccia ininterrottamente. L'arresto è avvenuto in una villetta isolata alla periferia del città dove Johnny lo zingaro aveva trovato rifugio. Il ricercato era disarmato e non ha opposto resistenza.  In carcere da anni per tre omicidi era evaso già sette volte. La prima dal carcere minorile di Casal del Marmo nel ‘76, poi dall’Aquila e ancora da Pianosa. 

"Sono fuggito per amore" 

Alla base della fuga motivi sentimentali. "Sono fuggito per amore, si fugge sempre per amore", ha detto agli agenti che lo hanno catturato. Mastini è estato preso intercettando il telefono e i movimenti della sua attuale compagna. Al momento della cattura sembra non fosse solo, con lui però non c’era la compagna - con la quale ha trascorso anche il permesso premio prima della fuga - che ha lasciato la Sardegna subito dopo il 6 settembre. 

Un arresto per favoreggiamento

Lorenzo Panei, 51 anni, proprietario del casolare di Taniga, dove è stato catturato Giuseppe Mastini, è stato arrestato in flagranza dagli uomini della Squadra mobile di Sassari, coadiuvati dal Servizio centrale operativo. L'accusa nei suoi confronti è di favoreggiamento per aver nascosto Johnny lo zingaro nei 10 giorni di latitanza.

Da rete conoscenze sarde la pista giusta

"È stata una indagine alla vecchia maniera, senza troppo ricorso alla tecnologia, ricostruendo il suo excursus per arrivare a stringere il cerchio intorno alle conoscenze e alle amicizie maturate in tanti anni di carcere ma anche di recente, nella comunità che frequentava durante i permessi". Così Dario Mongiovì, dirigente della Squadra mobile di Sassari, racconta come si è arrivati in dieci giorni alla cattura di Giuseppe Mastini, "un risultato prezioso - sottolinea - cui la polizia di Stato teneva particolarmente dati i suoi trascorsi"

Chi è Johnny lo Zingaro

Nato da una famiglia di giostrai sinti nel 1960, Johnny lo Zingaro, la cui storia ha ispirato anche un film e una canzone, inizia la sua lunga carriera criminale a Roma dove si trasferisce all'età di 10 anni. Il primo delitto di cui è accusato, appena 14enne, nel 1975 è quello del tranviere Vincenzo Bigi, freddato per pochi soldi e un orologio dopo aver dato al ragazzo un passaggio in macchina. Mastini viene arrestato e portato nel carcere minorile di Casal del Marmo ma dopo poco tempo riesce a fuggire. E' solo la prima delle sue evasioni. Lo riprendono ma scappa di nuovo.

Le evasioni e le catture

Dopo una serie di evasioni e catture, nel 1987 esce in permesso premio e non rientra più. Pochi giorni dopo entra, secondo le accuse, nella villa dei coniugi Paolo e Veronique Buratti, a Sacrofano, uccide l'uomo a bruciapelo e ferisce gravemente la moglie. Poi, con la compagna Zaira Pochetti, Mastini, braccato dalla polizia, ruba un'auto e sequestra una ragazza di 20 anni, Silvia Leonardi, che si trova a bordo. Da lì una serie di fughe, inseguimenti e scontri a fuoco, durante uno dei quali resta ucciso l'agente Michele Girardi, fino alla cattura il 24 marzo del 1987. L'arresto è il risultato di una serie di battute condotte senza tregua a Roma e in varie zone della provincia per le quali furono mobilitati 700 poliziotti in una caccia all'uomo che si protrasse per un giorno intero. Alla fine Mastini capì che non aveva più scampo e decise di arrendersi.

L'omicidio di Pier Paolo Pasolini

Il nome di Johnny lo Zingaro compare anche nelle carte del processo sull'omicidio di Pier Paolo Pasolini. Mastini, che aveva conosciuto Pino Pelosi - unico condannato per la morte del poeta - nel carcere minorile di Casal del Marmo, è sospettato, secondo diverse piste investigative, di aver partecipato al delitto dello scrittore avvenuto all’Idroscalo di Ostia la notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975. A portare a lui, che ha sempre negato ogni accusa, è un plantare di scarpa numero 41 ritrovato nell’Alfa Romeo di Pasolini che non apparteneva né allo scrittore né a Pelosi e che invece Mastini usava abitualmente in seguito alle conseguenze di una sparatoria.