"L'area protetta devastata e inquinata dallo stabilimento chimico. E l'oleandro del direttore da salvare dai veleni"

Ecco le carte con tutte le accuse alla Fluorsid Spa, l’azienda di proprietà del presidente del Cagliari calcio

'L'area protetta devastata e inquinata dallo stabilimento chimico. E l'oleandro del direttore da salvare dai veleni'
di Giuseppe Caporale

Un’area protetta segnata per sempre da un inquinamento “sconcertante”, “senza precedenti”, “sistematico” e “gravissimo” e corroborato da “prove evidenti”. Sono accuse pesantissime quelle contenute nelle 168 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Cagliari, Cristina Ornano (su richiesta del pm Marco Cocco) che hanno spalancato le porte del carcere ai vertici aziendali della Fluorsid spa, l’azienda del presidente del Cagliari Calcio Tommaso Giulini. Associazione a delinquere, inquinamento e disastro ambientale, queste le ipotesi di reato contestate. In carcere sono finiti Sandro Cossu, direttore sicurezza della Fluorsid, Marcello Pitzalis e Simone Nonnis di una azienda esterna, l'ingegner Alessio Farci, Michele Lavanga, direttore stabilimento Fluorsid. Mentre ai domiciliari Armando Benvenuto Bollani, titolare di una ditta di trasporti che lavora con l'azienda, e Giancarlo Lecis della Fluorsid. 

“Approfondire il coinvolgimento della proprietà”

Lui, il patron della squadra e dominus dell’impianto chimico al momento non risulta nemmeno indagato, ma sulla proprietà dell’azienda c’è un passaggio dell’ordinanza che apre uno scenario investigativo: “andrà approfondito il livello di coinvolgimento in tali  pratiche dell'intera dirigenza e della  stessa  proprietà della  Fluorsid  S.p.A.,   aspetto finora  non sufficientemente sondato, ma che richiede  di essere  accertato alla luce delle emergenze istruttorie più sopra illustrate” scrive il gip.

“Contaminate aria e suolo”

Il Gip contesta: "Una grave contaminazione dell'aria, per effetto della dispersione delle polveri nocive, altamente concentrate, provenienti dallo stabilimento Fluorsid dal cantiere di Terrasili - scrive nell'ordinanza -Una grave contaminazione del suolo ascrivibile anzitutto alla diffusione delle polveri, e dimostrata dalle analisi dei campioni di suolo e di vegetali (di specie pabulari), prelevati da aree prossime allo stabilimento; contaminazione delle falde acquifere di metalli pesanti e composti inorganici", in questo caso si parla di valori anche tremila volte superiori a quanto consentito.

Le prove del disastro sul territorio

“Partendo dalle foto aeree si può in essa osservare non  distante dallo  stabilimento della  Fluorsid siano ben visibili  almeno quattro vaste porzioni di territorio interessate in modo  massiccio  da sversamenti di rifiuti” prosegue il giudice. “Il confronto tra  la foto aerea  del 1978 e quella  attuale, le immagini davvero sconcertanti contenute nei fascicoli  fotografici alle annotazioni e relazioni dei sopralluoghi eseguite, restituiscono plasticamente l'immagine di un territorio ormai devastato dall'inquinamento e totalmente trasformato nel suo aspetto, conformazione e vocazione. La vegetazione risulta  pressoché scomparsa in terreni che avevano e dovrebbero avere per   ubicazione  e  destinazione  urbanistica  vocazione   agricola      e  che,  infatti,  sono prossimi a  serre, campi  coltivati  e ad  ovili,  ma  ormai   definitivamente trasformati  e adibiti   in  modo  irreversibile a  vaste  discariche abusive  di  rifiuti   tossico  nocivi  e pericolosi”.

Il laghetto ricoperto di rifiuti tossici

“Trasformazione - prosegue il giudice - che non ha risparmiato neppure un  laghetto esistente  in  un'area di cava, che risulta oggi totalmente prosciugato per effetto del reiterato sversamento, poi  v'è  una  vasta  area  interamente  ricoperta da   far  ritenere  anche  in questo    caso irreversibile dall'inquinamento”.

“Gravi rischi per persone e animali”

“Tali  smaltimenti illegali - continua il gip - sono  tossiche  e nuocciono  alla  salute  umana  ed animale, valgono  ad integrare il più grave  delitto  di disastro ambientale che, nel caso in esame,  risulta  essere  stato  posto in essere. Nel caso in esame è accertato che da tale attività siano  derivate : una  grave  contaminazione dell'aria,  per  effetto  della  dispersione delle  polveri nocive,  altamente concentrate,   provenienti dallo stabilimento Fluorsid  dal cantiere di Terrasili. Una  grave  contaminazione del suolo,  ascrivibile anzitutto alla  diffusione delle polveri, e dimostrata dalle  analisi  dei campioni  di suolo  e di vegetali, prelevati da  aree   prossime  allo  stabilimento. I  risultati forniti dal Dipartimento di  Chimica  dell'Università di Cagliari attestano, come  detto,  una forte  contaminazione da fluoro. Contaminazione delle  falde  acquifere di  metalli  pesanti  e composti  inorganici., come è dimostrato dalle analisi  delle acque di falda  prelevate da piezometri posti all'interno dello stabilimento (solfati, fluoruri e allumina  idrata)”.

“Fanghi acidi nella laguna”

“Da  ultimo  va  ricordato che lo sversamento di fanghi acidi nella laguna di Santa Gilla è un fatto  che si è accertato reiterato e non occasionale; in essa  poi appare probabile che la  Fluorsid attraverso quei  canali  scoperti dalla polizia giudiziaria immetta direttamente nella  laguna  acque  reflue  non  trattate nell'impianto del  consorzio Cacip e, quindi, ancora inquinate. La laguna  di Santa  Gilla è luogo di pesca e la Fluorsid  tratta  materiali facilmente idrosolubili, alcuni  dei  quali   hanno effetti nocivi cronici  per la fauna  acquatica. La laguna  di Santa Gilla è luogo di pesca”.

“Il direttore e la pianta del suo ufficio”

“Lo stesso Lavanga (direttore dell’impianto industriale, ndr) si era preoccupato solo di tutelare la sua salute dallo spandimento di polveri, ordinando che venissero ben innaffiate  le piante di oleandro  poste davanti al suo ufficio perché ripeteva: hanno  Fluorite!" e per il resto la sua preoccupazione  principale era stata quella di  occultare i molteplici fatti  di inquinamento ambientale”.