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"Approvato" ma non "omologato": la sentenza che mette fuori uso gli autovelox. Quando si può contestare la multa

Il ricorso era stato presentato da un avvocato di Treviso contro una multa per eccesso di velocità contestata davanti al giudice di pace

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Autovelox in azione (Ansa)
Autovelox in azione (Ansa)

Si gioca su due parole "approvato" e "non omologato" la sentenza della Corte di Cassazione che disallinea le due allocuzioni aprendo all'invalidità di migliaia di multe. La conseguenza della decisione può essere dilagante: le multe per eccesso di velocità rilevate sulle strade italiane attraverso apparecchiature uguali a quelle adottate dal Comune di Treviso sulla strada regionale n.53, meglio nota come "Tangenziale", potrebbero essere annullate. La Suprema Corte ha infatti accolto l'impugnazione di un avvocato di Treviso che, da automobilista, aveva ricevuto una sanzione per aver viaggiato a 97 chilometri orari dove il limite è di 90. Il nodo sta nel fatto che l'apparecchio era stato appunto "approvato" dal ministero delle Infrastrutture, ma non "omologato".

Il rilievo della vicenda sta anche nel fatto che, come noto, l'Italia è uno dei Paesi con più autovelox in Europa - ben 11.171 secondo il Codacons - i cui proventi rappresentano spesso una voce di bilancio imprescindibile per i comuni. 

L'iniziativa del ricorrente era stata assunta anche alla luce di un contenzioso nato due anni fa tra il giudice di pace, al quale si era rivolto un precedente guidatore multato, e la magistratura ordinaria, nel corso del cui svolgimento si erano ottenuti pronunciamenti contrapposti. Le motivazioni della Cassazione risiedono nel fatto che le apparecchiature sarebbero state autorizzate dal ministero delle Infrastrutture ma non sottoposte dallo stesso governo a una verifica tecnica più puntuale necessaria alla loro omologazione. Vi sarebbe in sostanza un vuoto normativo che, in assenza di correzioni, metterebbe al riparo d'ora in poi da conseguenze pecuniarie gli automobilisti colti dagli autovelox per ora giudicati non regolamentari.

Differenza tra omologazione e approvazione

Tantissimi apparecchi in Italia potrebbero essere non in regola. Omologazione e approvazione sono due procedimenti differenti, in base all'art. 192 del Regolamento di Attuazione al Codice della Strada, con riferimento all'art. 45, che distingue espressamente i due termini, da non considerare, quindi, come sinonimi. In tal senso, anche l'art. 111 del DPR n. 610 del 16 settembre 1996 comma d) e comma e), fa riferimento all'art. 405 del Regolamento di attuazione al C.d.S., distinguendo il costo amministrativo.

Come sapere se un autovelox è omologato

Per sapere se l'apparecchio utilizzato per l'accertamento della violazione del Codice della Strada sia omologato o meno bisogna guardare la tipologia di dispositivo indicato nel verbale di contestazione notificato e verificare la seguente dicitura: "regolarmente approvato dal competente M.I.T. (Omolog. Decreto n... del ...)". Ma non basta. Una volta accertato il numero del decreto riportato nel verbale, è necessario andare a trovare, all'interno del decreto stesso, se si tratta effettivamente di approvazione o omologazione. Se viene riportato "è approvato il sistema denominato ...", allora il dispositivo non è omologato: si tratterà semplicemente di approvazione del dispositivo.

Come procedere quindi se l'autovelox non è omologato?

"Se l'omologazione non dovesse essere presente allora il cittadino può ragionevolmente impugnare il verbale o presso il Giudice di pace o presso il Prefetto. Attenzione perché come sempre ci sono dei pro e contro: il giudice di pace ha dei tempi più stringenti ma offre le garanzie del giudizio ordinario, il prefetto invece ha tempi più ampi per il ricorso, 60 giorni, ma si tratta di un procedimento amministrativo", sottolinea. Per il Prefetto il ricorso è gratuito ma determina il pagamento del doppio della sanzione qualora l’istanza venga respinta. Per il giudice di pace è necessario pagare il contributo unificato.

Nessuna speranza invece per quanti hanno già pagato le multe ricevute. "Per i verbali già pagati -spiega l'esperto- non c'è più nulla da fare perché si genera acquiescenza". Di certo per Udicon la sentenza della Cassazione deve rappresentare uno spartiacque. "Noi auspichiamo che questa sentenza della Cassazione faccia riflettere sul sistema delle sanzioni del Codice della strada in generale, perchéa volte sono poche proporzionali e quindi da ridisegnare complessivamente", conclude.

La posizione del Codacons

“Va chiarito subito che la sentenza della Cassazione non porta affatto ad una raffica di ricorsi e al conseguente annullamento delle multe elevate dagli autovelox", spiega il presidente del Codacos Carlo Rienzi. “Siamo da sempre contrari all’uso indiscriminato degli autovelox come strumento per alimentare le casse comunali, ma il rischio è che la decisione della Cassazione sia interpretata come una bocciatura degli strumenti di rilevazione automatica della velocità e come un via libera al superamento dei limiti sulle strade, con conseguenze negative sul fronte della sicurezza stradale", prosegue Rienzi. "Per questo chiediamo ai comuni di fare chiarezza, pubblicando sui siti delle amministrazioni le omologazioni degli apparecchi installati sul territorio, in modo da evitare contenziosi e garantire massima trasparenza agli automobilisti”, conclude.

Le casse del Veneto assorbono 50 milioni all'anno dalle multe

Per quanto riguarda le finanze pubbliche del Veneto, mediamente le sanzioni per violazioni al codice della strada valgono circa 50 milioni l'anno e sono per un terzo addebitabili al superamento dei limiti di velocità riscontrato dalle apparecchiature elettroniche. La quota normalmente riscossa dal Comune di Treviso sarebbe di poco inferiore ai 4 milioni. 

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