Il monito di papa Francesco: "Non si usi il grano come arma di guerra"

Inedita iniziativa del Pontefice con la recita del Rosario per la pace che segna la preoccupazione per un tempo burrascoso frutto della cultura dello scarto.

Papa Francesco
Papa Francesco (Foto Ansa)

“Non si usi il grano, alimento di base, come un’arma di guerra”. Questo monito e accorato appello al termine dell’udienza generale odierna completa idealmente il senso dell’inedita iniziativa della recita del Rosario per la pace davanti alla statua di Maria Regina Pacis nella Basilica di Santa Maria Maggiore. La statua fu collocata nella basilica durante la Prima Guerra Mondiale da Benedetto XV il papa che definì il conflitto “inutile strage”.

La recita del Rosario

L’analoga convinzione che unisce i due Benedetto XV e Francesco documenta che i cento anni trascorsi confermano che è la pace e non la guerra in grado di risolvere i problemi dell’umanità. Con la conseguente richiesta di mettere al bando la guerra dalle consuetudini di gestione della geopolitica. Tutto nella recita del Rosario a conclusione del mese mariano ha espresso visivamente il simbolismo di una convivenza pacifica e possibile tra i popoli e culture diverse. Nella coscienza che il danno delle guerre sia talmente grande che l’uomo da solo non riesce a liberarsene e pertanto si rende necessario - per quanti credono e specialmente si dichiarano cristiani – invocare l’aiuto di Dio. Nulla di simile ai rituali magici cui si annettono poteri straordinari, poiché la preghiera cristiana non esonera mai l’uomo dalla responsabilità di fare a propria parte per rendere possibile il bene.

Il monito di Francesco

Pertanto l’iniziativa tipicamente religiosa di Francesco aveva per scopo proprio l’invito a riflettere sulle responsabilità di ciascuno delle parti in causa pure nel conflitto in Ucraina e sulle vie opportune per risolverlo ricostituendo la fraternita spezzata tra i popoli. Obiettivo non scontato se oggi, dopo la preghiera di ieri, il papa ha sentito l’impulso a lanciare un appello a non usare il grano dell’Ucraina come arma di guerra. L’inedita recita del Rosario voluta da Francesco è stata promossa dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova Evangelizzazione e ha coinvolto 15 santuari mariani internazionali in tutto il mondo, insieme ad alcuni altri santuari situati in Paesi colpiti dalla guerra o con forte instabilità politica al loro interno, causa di numerosi episodi di violenza.

Il dicastero per la Nuova Evangelizzazione

Secondo la Riforma della Curia Romana che andrà in vigore dal prossimo 5 giugno il Pontifico Consiglio per la Nuova Evangelizzazione diventa il primo e più importante tra i dicasteri. L’aver celebrato una preghiera tanto popolare tra i cattolici in un periodo incerto e delicato del mondo, rende bene quale sia la politica vera che Francesco chiede alla Santa Sede, ma anche a tutte le realtà cattoliche nel mondo: non la gestione diretta della politica ma l’animazione culturale e spirituale da cui anche la politica può attingere le scelte operative.  La varietà di persone rappresentate nella Basilica mariana insieme al Papa, indica questa richiesta di responsabilità e impegno a ogni cristiano. Erano infatti presenti varie categorie di persone in rappresentanza del Popolo di Dio: ragazzi e ragazze che hanno ricevuto la Prima Comunione e la Cresima nelle scorse settimane, Scout, famiglie della Comunità ucraina di Roma, rappresentanti della Gioventù Ardente Mariana (GAM), membri del corpo della Gendarmeria Vaticana e della Guardia Svizzera Pontificia, le tre parrocchie di Roma intitolate alla Vergine Maria Regina della Pace, insieme ai membri della Curia Romana.

La preghiera

Si sono alternate nella preghiera una famiglia ucraina, persone legate a vittime di guerra e un gruppo di cappellani militari con i rispettivi Corpi. Si è trattato di una recita gioiosa intervallata da canti. Francesco, ormai di casa in questa Basilica, ha recitato una invocazione iniziale alla Madonna Regina della Pace che riassume la sua visione del tempo presente: “Ti abbiamo chiesto di sostenere i malati e di dare forza al personale medico; abbiamo implorato misericordia per i moribondi e di asciugare le lacrime di quanti soffrivano nel silenzio e nella solitudine. Questa sera, al termine del mese a Te particolarmente consacrato, eccoci di nuovo dinnanzi a Te, Regina della pace, per supplicarti: concedi il grande dono della pace, cessi presto la guerra, che ormai da decenni imperversa in varie parti del mondo, e che ora ha invaso anche il continente europeo. Siamo consapevoli che la pace non può essere solo il risultato di negoziati né una conseguenza di soli accordi politici, ma è soprattutto dono pasquale dello Spirito Santo. Abbiamo consacrato al tuo Cuore Immacolato le nazioni in guerra e domandato il grande dono della conversione dei cuori. Siamo certi che con le armi della preghiera, del digiuno, dell’elemosina, e con il dono della tua grazia, si possano cambiare i cuori degli uomini e le sorti del mondo intero. Oggi eleviamo i nostri cuori a Te, Regina della Pace: intercedi per noi presso il tuo Figlio, affinché su tutta la terra regni duratura la tua pace”.

L'Udienza generale

E’ chiarissima la convinzione del Pontefice che ritiene necessario premettere a ogni progetto di pace per renderlo praticabile e credibile: ciascuno è chiamato a fare la propria parte mettendosi nell’ottica degli altri, dei loro bisogni anziché ripiegarsi sul proprio egoismo come misura di tutte le cose. Questa cultura di promozione umana il Papa l’ha ribadita nell’udienza generale di oggi dedicata ancora una volta alla catechesi sulla vecchiaia. Condizione umana che prima o poi riguarda tutti, ma che resta un’età di sofferenza in una società come l’attuale animata dalla cultura dello scarto. E così gli anziani sono ridotti all’angolo dell’esistenza. “Come mai – chiede Francesco - la civiltà moderna, così progredita ed efficiente, è così a disagio nei confronti della malattia e della vecchiaia? E come mai la politica, che si mostra tanto impegnata nel definire i limiti di una sopravvivenza dignitosa, nello stesso tempo è insensibile alla dignità di una affettuosa convivenza con i vecchi e i malati?”. C’è, allora, un “magistero della fragilità”, che va considerato, un magistero che la vecchiaia può “rammentare in modo credibile per l’intero arco della vita umana”. Questo magistero “apre un orizzonte decisivo per la riforma della nostra stessa civiltà. Una riforma ormai indispensabile a beneficio della convivenza di tutti. L’emarginazione – concettuale e pratica – della vecchiaia corrompe tutte le stagioni della vita, non solo quella dell’anzianità”. A ben pensarci, la guerra è possibile sempre se non avanza la riforma della presente civiltà.