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Acquatrekking e rischi per l'ecosistema: negli scarponi si annida il fungo che uccide gli anfibi. Le regole da seguire

Gli ecursionisti che saltando da un torrente all'altro trasportano le spore letali per geotritoni e specie rare che vivono nei fiumi. L'allarme è mondiale. Rispettare poche regole aiuta a difendere l'habitat dei corsi d'acqua

Antonella A. G. Loidi Antonella Loi   
Acquatrekking e rischi per l'ecosistema: negli scarponi si annida il fungo che uccide gli anfibi...

Acquatrek e torrentismo si candidano a diventare le discipline all'aria aperta preferite durante questa torrida e strana estate in tempo di Covid. Nelle aree dell'entroterra non è infatti difficile imbattersi in gruppi di escursionisti che, equipaggiati di scarpe da montagna, mutino, corde e sacca stagna, si riversano sui fiumi per percorsi bagnati ricchi di fascino. L'habitat nel quale ci si immerge è inconsueto e per lo più incontaminato. Tutto talmente bello che il rischio è che i torrenti vengano presi d'assalto da masse di appassionati, italiani e stranieri che, pur mossi dalle migliori intenzioni, possono alterare i luoghi o - peggio - introdurre accidentalmente patogeni letali per l'ecosistema

Il pericolo più rilevante è quello della immissione nell'ambiente fluviale del fungo "chitride", capace di alterare alcune proteine della pelle degli anfibi, che gli animali usano per respirare e regolare l'equilibrio di temperatura e liquidi corporei. Questo alieno in breve tempo è capace di fare disastri: conduce alla morte rane, geotritoni, raganelle, euprotti e discoglossi, solo per citare alcune delle specie che possono essere colpite. L'allarme è scattato un po' in tutto il mondo e di recente è arrivato anche qui in Italia.

Il fungo letale per le rane e geotritoni è già realtà

Uno studio diffuso da Forestas, l'agenzia regionale sarda che si occupa dei boschi e degli ecosistemi, lancia l'allarme anche sull'Isola, dove la presenza del fungo - il cui nome scientifico è Batrachochytrium dendrobatidis - è già piuttosto diffusa. "Sulla base dei torrenti sinora campionati (che non comprende ancora la totalità dei corsi d’acqua) - si legge nel sito di Sardegna Foreste - la sua presenza attualmente è accertata in Sardegna, con una distribuzione sporadica nel centro-sud dell’isola, mentre l’infezione è maggiormente diffusa nel nord-Sardegna". 

Gli studi avviati già da alcuni anni hanno evidenziato morie causate da questo fungo soprattutto sulla specie endemica Discoglossus sardus e "la presenza di infezioni" in alcune popolazioni di un’altra specie preziosa e sotto stretta protezione a livello mondiale, presente solo in Sardegna: l’Euprotto (foto sotto), chiamato anche geotritone sardo.

Si tratta di un patrimonio naturalistico di inestimabile valore che tutti abbiamo il dovere di proteggere. E allora, prima di immergerci nelle acque limpide e trasparenti dei fiumi perenni e incontaminati della Sardegna, è bene fare una riflessione sulla responsabilità che ogni appassionato di escursioni bagnate deve portarsi dietro come parte integrante dell'equipaggiamento. Già studi francesi e spagnoli hanno messo in evidenza la perdita di biodiversità e frammentazione di habitat, con riduzione di popolazioni, per i fiumi praticati per sport quali canyonig e acquatrekking, soprattutto quando diventano popolari e di massa.

I trekker e il fungo letale

La propagazione delle spore del fungo contenuto nelle acque, insieme a batteri e virus, avviene attraverso l'attrezzatura quando si salta da un torrente all'altro. La Chitridiomicosi, letale per disglossi, eurprodotti e geotritoni si trasmette facilmente attraverso il contatto. Una delle cause principali è infatti l'aderenza tra l'uomo e la specie acquatica. Quindi quello che mai si deve fare è toccare o accarezzare i piccoli anfibi o le altre specie animali o vegetali che popolano il fiume. Così come è bene, prima di immergersi, assicurarsi che gli abiti e gli scarponi non siano contaminati.

Acquatrek nel Rio Flumineddu (foto Corrado Conca)

Le regole da seguire

Cosa fare dunque per praticare consapevolmente e in maniera eco sostenibile uno sport "delicato" come quello del canyoning o dell'acquatrekking? Oltre alla conoscenza e applicazione di tutte le normative nazionali e regionali che impongono agli escursionisti "il rispetto di tutte le specie presenti negli ecosistemi naturalistici", ci sono alcune semplici regole da rispettare, piccoli accorgimenti che possono scongiurare il peggio:

1) non maneggiare le specie che incontriamo durante l’escursione;
2) disinfettare tutta l’attrezzatura con l'ipoclorito di sodio al 5% e/o alcool etilico al 70% per almeno 30 minuti o scaldando in acqua il materiale per 5 minuti a 60 °C o lasciando asciugare completamente materiale e scarpe prima di andare in un altro torrente (il fungo muore se disidratato)
3) fare attenzione a non trasportare organismi acquatici (piante, invertebrati ecc.) anche attraverso il contatto dell’acqua con i vestiti e le mani. 

 

 

Antonella A. G. Loidi Antonella Loi   
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