Il documento della Protezione Civile: "Attenti, non è finita qui, possono esserci a breve altri terremoti"

Un esperto di rischio sismico ha analizzato per tiscali.it il verbale della commissione grandi rischi all’indomani del sisma di Amatrice. E ha trovato che contiene un allarme e un diverso modo di comunicare il rischio

Il documento della Protezione Civile: 'Attenti, non è finita qui, possono esserci a breve altri terremoti'
di Alessandro Martelli 

Il giorno successivo a quello del terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016 si è tenuta, presso il Dipartimento della Protezione Civile (DPC), una riunione del Settore Rischio Sismico della Commissione Grandi Rischi (CGR). Il Verbale di Sintesi (LEGGI IL TESTO INTEGRALE) di tale riunione è stato successivamente notificato in via riservata dal DPC agli organi competenti delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria, assieme ad una sua nota di accompagnamento. Ora tiscali.it è in grado di pubblicarlo. E con una breve analisi del documento cercherò di spiegare quel che contiene. 

Circa il verbale della CGR, ritengo che siano da notare le affermazioni riportate nel seguito, nelle diverse sessioni della riunione:

(1)   “Sessione aperta”: “Per la parte rischio sismico, sono stati calcolati scenari di impatto per l’evento di Amatrice e di altri possibili scenari in aree limitrofe, considerando gli edifici la loro esposizione, e calcolando l’impatto aspettato sugli edifici e la popolazione”.

(2)   “Sessione chiusa – Terremoto di Amatrice, M6, 24 agosto 2016”:

·         “L’area era già stata colpita da grandi terremoti in passato, in particolare dall’evento del 1639, di cui questo appare essere una ripetizione …”;

·         “Le accelerazioni registrate sono state alte ma aspettate per un evento di questa magnitudo e profondità ….

(3)   “Sessione chiusa – Analisi della sismicità regionale”:

·         “Un aspetto della sismicità della regione appenninica è la possibilità che le sequenze possano avere una ripresa e propagarsi ai segmenti limitrofi, come già avvenuto ad esempio per l’evento del 1703 (con due eventi di magnitudo circa 7 a distanza di un mese) e del 1639 (almeno due eventi comparabili a distanza di una settimana, con una distribuzione dei risentimenti simile a quella della scossa di ieri)”;

·         “L’allineamento più occidentale ha prodotto in epoca storica due terremoti di magnitudo circa 7, nel 1703, che insieme hanno rotto, secondo i dati disponibili, l’allineamento a nord di L’Aquila … L’allineamento più orientale corre parallelamente al primo, con una separazione di circa 20 km. In epoca storica ha registrato tra gli altri l’evento del 1639”.

(4)    “Sessione chiusa – Considerazioni generali sulla situazione sismica”: “Si identificano tre segmenti, contigui alla faglia dell’evento del 2016, che non hanno registrato terremoti recenti di grandi dimensioni e che hanno il potenziale di produrre terremoti di magnitudo 6-7. In considerazione della contiguità con la sismicità in corso, questi segmenti rappresentano alcuni degli scenari più verosimili di futuri terremoti nella regione già colpita dagli eventi degli ultimi anni”.

(5)   “Sessione chiusa – Considerazioni generali sul danno e il rischio sismico”:

·         “… le criticità sono legate alla vulnerabilità tipica delle varie edilizie storiche presenti non solo in questa zona ma anche in buona parte dell’Italia”;

·         “Esperienze hanno dimostrato che è possibile aumentare considerevolmente la sicurezza, in particolare per quanto riguarda la salvaguardia delle vite umane, anche con interventi di miglioramento limitati e localizzati, accompagnati da una adeguatamanutenzione”;

·         “Si raccomanda di intensificare l’azione del Dipartimento …, nonché di incoraggiare i proprietari a valutare la vulnerabilità sismica delle proprie abitazioni e a intraprendere le azioni migliorative conseguenti”.

 

Per quanto attiene alla nota di accompagnamento del DPC, mi pare sia da evidenziare (nuovamente con le mie sottolineature) il fatto che, in essa, al primo punto, è menzionato come la CGR abbia “sottolineato l’efficacia di interventi di miglioramento sismico limitati e localizzati, accompagnati da un’adeguata manutenzione degli stessi edifici”. Successivamente, tale nota riafferma, alle Regioni in indirizzo (Abruzzo compreso – NdR), “l’importanza di completare rapidamente i programmi di riduzione del rischio sismico, con particolare attenzione agli edifici strategici e rilevanti”. Quindi, il DPC ricorda alle Regioni suddette, come la CGR abbia indicato “alcune zone prioritarie …, in quanto potenzialmente sede di alcuni degli scenari più verosimili …”. Afferma, però, che “l’attenzione a queste zone non è da intendersi come una previsione deterministica: è ben noto, infatti, come dal punto di vista della protezione civile ciò non sia possibile per i terremoti”. Conclude, infine, facendo notare che “le valutazioni e raccomandazioni della Commissione sono da considerarsi, sulla necessità generale che il Paese ha di un cambio culturale che passi da un approccio emergenziale ad un approccio di prevenzione, come un impulso, volto, compatibilmente con le risorse disponibili, a rendere concreto sin da subito tale approccio, ormai non più procrastinabile, a partire da queste aree” e che “a ciò si affiancheranno le consuete misure di prevenzione non strutturale, dalla pianificazione della protezione civile alle campagne di comunicazione del rischio …”.

 

Sulla base di quanto sopra ricordato, non posso che dichiararmi lieto di quanto finalmente dichiarato dal DPC (forse anche in conseguenza delle lezioni apprese a seguito dei terremoti del 2009 a L’Aquila e del 2012 in Emilia):

sulla necessità, per l’Italia, di un cambio culturale che passi da un approccio emergenziale ad uno di prevenzione e che ciò non sia ormai non più procrastinabile;
sull’importanza di completare rapidamente i programmi di riduzione del rischio sismico, con particolare attenzione agli edifici strategici e rilevanti (anche se, a mio avviso, ciò non dovrebbe essere fatto solamente per le Regioni in indirizzo alla nota del DPC e sebbene la parola “riduzione” mi paia assai “riduttiva” – e poi, che ne è dell’ottemperanza, da parte degli Enti Locali e Regionali, dell’obbligo loro imposto fino dal 2003 di verificare la sicurezza sismica delle strutture strategiche e pubbliche di loro proprietà, obbligo che mi risulta rinviato solo (!) fino a fine marzo 2013);
sull’importanza di attivare anche adeguate campagne di comunicazione del rischio;
sulla necessità che tutti (privati compresi) provvedano ad adeguate manutenzioni dei loro edifici.
 

Inoltre, son lieto che, finalmente, siano comunicati dalla CGR scenari di pericolosità e rischio sismico (nuovamente, forse anche a seguito dei due succitati precedenti terremoti).

Mi lasciano, invece, quantomeno perplesso sei punti:

il primo è, nella nota del DPC,  laddove si afferma che “l’attenzione alle zone considerate non sia da intendersi come una previsione deterministica, essendo ben noto come, dal punto di vista della protezione civile, ciò non sia possibile per i terremoti”; mi risulta, infatti, che studi di cosiddetta “previsione a medio termine dei terremoti”, basati su analisi deterministiche, effettuati da numerosi anni in Italia dall’Università di Trieste e, nei pressi della stessa Trieste, dall’International Center of Theoretical Phisics, siano da qualche tempo eseguite anche dall’INGV (che era rappresentato alla riunione della CGR del 25 agosto) e che, di conseguenza, “previsioni” di tipo deterministico (sebbene applicabili a varie aree) siano da tempo possibili (sono state fatte dall’INGV?);
il secondo, che riguarda anche il verbale della riunione della CGR, è laddove si afferma l’efficacia di interventi di miglioramento sismico limitati e localizzati, accompagnati da un’adeguata manutenzione degli stessi edifici (mi risultano, invece, efficaci solo interventi non limitati né localizzati, ma che coinvolgano l’intero edificio);
il terzo è che, né nel verbale della CGR, né nella nota del DPC, si faccia esplicitamente riferimento alla necessità che almeno le scuole (mai nominate) e gli ospedali (oltre agli altri edifici strategici e pubblici) restino totalmente integri (e, quindi, operativi) dopo il Massimo Terremoto Credibile (MCE), valutabile, fra, altro, con metodi deterministici (forse ciò è dovuto al fatto che la riunione si è tenuta il giorno successivo a quello del terremoto, quando, forse, non erano ancora noti i danni subiti dall’ospedale e dalla scuola di Amatrice, quest’ultima “migliorata” solo pochi anni fa!);
il quarto è che le raccomandazioni di provvedere alla “riduzione del rischio sismico” siano limitate solo alle quattro Regioni succitate, come se le altre (incluse, ad esempio, Campania, Calabria e Sicilia) potessero restarsene tranquille, in attesa della prossima tragedia (in Giappone, dopo il terremoto che devastò Kobe, si provvide ad attivare interventi di messa in sicurezza degli edifici, più che a Kobe, in altre aree del Paese, considerate a rischio);
il quinto è, più in generale, che, pur essendo ben consapevole di quanto costi rendere sicuro l’enorme quantità di edifici insicuri dal punto di sismico (70-80%), continuo a non “digerire” l’incentivo a limitarsi al cosiddetto “miglioramento sismico” (invece di spingere ad un vero e proprio adeguamento sismico, almeno per gli edifici strategici e pubblici, in particolare per ospedali e scuole);
da ultimo, non ho letto nulla sulla necessità che, anche in Italia, occorra finalmente distinguere tra l’edificato realmente “antico” e quello semplicemente “vecchio”, demolendo quest’ultimo e ricostruendolo in modo tale che esso garantisca la sicurezza sismica, né, per quanto attiene a scuole, ospedali ed altri edifici strategici e pubblici che sono attualmente ospitati in edifici monumentali che non sia possibile adeguare simicamente (e sottolineo adeguare, non solo “migliorare”), sul fatto che sia indispensabile spostare le funzioni di tali edifici in altri che siano totalmente sicuri.
 

Per concludere, ricordo, come ho già sottolineato nel mio precedente articolo del 25 agosto, che il terremoto di Amatrice (certamente non estremamente violento), in considerazione delle vittime e dei gravissimi danni da esso causati, ha riportato all’attenzione di tutti la gravissima situazione riguardante la vulnerabilità sismica del nostro edificato, la perdurante assenza di adeguate politiche di prevenzione (non solo sismica) e (almeno spero) il fatto che tale situazione è una conseguenza della mancanza di percezione, in Italia, a tutti i livelli (cioè a partire dell'opinione pubblica, fino ad arrivare alle Istituzioni), dei rischi. Purtroppo, però, come al solito, di ciò in tanti ne hanno parlato solo nei giorni scorsi, cioè solo dopo la tragedia, quando era ormai troppo tardi, mentre è intervenendo prima che si che si fa prevenzione, quando ancora non si è passati all’ennesima emergenza.

Come pure ho già scritto, ormai esistono e sono largamente applicati, anche in Italia, efficaci moderni sistemi antisismici e moderne tecniche di rinforzo delle strutture (edifici, impianti, ponti e viadotti, sia di nuova costruzione che esistenti) e non vi è, dunque, ormai più alcuna scusa per non utilizzare i sistemi e le tecniche succitati, cioè per ritenere che nulla si possa fare contro il terremoto. Anche volendo assurdamente trascurare l’obiettivo principale di adeguate politiche di prevenzione (cioè le nuove vittime che si possono evitare), riparare o ricostruire dopo un terremoto costa il triplo di quanto si deve spendere intervenendo su di esso preventivamente, anche grazie alle moderne tecnologie.

Certamente avere un “pregresso” di costruito sismicamente insicuro talmente elevato comporta gravi problemi dal punto di vista economico. Non si può certamente pensare di intervenire su di esso in tempi brevi, per renderlo tutto sicuro. Ci vorranno 50-60 anni, se si inizia subito. Però, come ho già scritto, un paese, se vuol essere definito civile, deve metter a bilancio preventivo dello Stato, ogni anno, una somma adeguata per la prevenzione (sia per il sisma che per gli altri rischi), tale da rendere sicuro il costruito in tempi ragionevoli. Il Presidente del Consiglio ha promesso di farlo: alle parole, però, seguiranno fatti?