Ora è allarme per i ricoveri normali e non per le rianimazioni. Ci si deve curare a casa ma non con la Tachipirina

Le previsioni dei 3 professori genovesi. Le notizie dei pronto soccorso vuoti son false, soddisfano i negazionisti ma fanno male a tutti

Ora è allarme per i ricoveri normali e non per le rianimazioni. Ci si deve curare a casa ma non con la Tachipirina

La prima notizia è che, anche questa volta, Q3cube, il simulatore di Agostino Banchi, Andrea De Maria e Flavio Tonelli, i tre professori genovesi che hanno elaborato un sistema di previsioni di contagi, ospedalizzazioni, terapie intensive e decessi che tiene conto di tutte le variabili per l’evoluzione della pandemia – dalla temperatura ai DPCM – ha azzeccato in pieno le previsioni. I lettori di Tiscali.it conoscono questa storia perché la stiamo seguendo passo passo e, anzi, i tre professori sono un po’ la nostra bussola e ve la proporremo settimanalmente per orientarci e orientarvi nei numeri e nell’evoluzione della pandemia.

A questo proposito, faccio un piccolissimo riassunto delle puntate precedenti proprio per contestualizzare la situazione: l’8 ottobre tutti i nostri profili social sono stati inondati di un foglietto scritto a mano dove si dimostrava che la situazione era assolutamente sotto controllo rispetto a marzo. Negazionisti e minimizzatori ci andarono a nozze e decine di migliaia di virologi da tastiera di spiegarono con la solita sicumera che caratterizza chi nega la pericolosità del virus che non c’era alcun rischio e che quei numeri erano assolutamente rassicuranti. Ovviamente, non era vero nulla e Banchi, Tonelli e Di Maria postarono numeri delle settimane successive che sono vicinissimi a quelli odierni. Come al solito, verrebbe da dire.

Ma il punto, stavolta, è che la sovrapposizione fra le previsioni e la curva dei contagi è addirittura anticipata rispetta alle previsioni. E possiamo raccontare un piccolo retroscena: proprio per evitare di seminare il panico o di essere troppo allarmisti, responsabilmente, avevamo deciso insieme ai nostri tre fari scientifici di divulgare le previsioni più conservative e non quelle più drammatiche. Insomma, eravamo stati troppo ottimisti scegliendo la parte bassa della forbice. E proprio qui viene la nuova fase settimanale, ovviamente come sempre anticipata dal simulatore Q3cube che dà i numeri almeno un mese prima, diventando uno straordinario strumento a disposizione di istituzioni e autorità sanitarie per preparare le risposte a ciò che arriverà.

Banchi, che è uno statistico e ormai costituisce una coppia di fatto con il simulatore, De Maria che è un docente universitario di malattie infettive all’ateneo genovese, e Tonelli che insegna Progettazione e gestione degli impianti industriali e Gestione delle Operations alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Genova, hanno già individuato il punto debole di questa seconda fase. E qui sta il cuore del problema: per ora, la differenza netta rispetto alla prima ondata non sono i ricoveri in terapia intensiva, ma le ospedalizzazioni, cioè i ricoveri “normali” che sono l’ondata di piena di questa fase, anche per le tecniche di cura, più affinate che riescono a evitare intubazioni e quindi i reparti di rianimazione.

E c’è anche un numero da appuntarsi con attenzione, che è quello dei picchi della prima ondata: quello di ricoveri in terapia intensiva fu il primo aprile, mentre quello di ospedalizzazioni – cioè quello che fa tremare il sistema sanitario questa volta – fu il 5 aprile con 34000 italiani ricoverati nelle corsie dei reparti. Tutto questo farebbe pensare che un lockdown completo potrebbe essere inevitabile. Perché non ci sono abbastanza posti in ospedale, non solo in intensiva che anzi in questo momento è più “scarica”.

Ma De Maria, Banchi e Tonelli, che pongono l’accento proprio più sulle ospedalizzazioni che sulle terapie intensive, si fermano un passo prima: “Ovviamente non spetta a noi dire se il lockdown è la scelta migliore, tocca alla politica prendere le decisioni che pensano essere migliori per affrontare questa fase di emergenza. Ma i numeri che mettiamo a disposizione certo sono uno strumento importante di riflessione”.

I numeri decisivi saranno quelli che arriveranno fra una decina di giorni e che permetteranno di verificare se le misure dell’ultimo DPCM hanno frenato l’avanzare esponenziale di contagi, ricoveri e morti (dato questo più alto di quanto previso prudenzialmente) e se magari può aver dato una piccola mano anche il clima abbastanza mite dell’Italia in questi giorni.

Numeri alla mano, questa volta il ruolo di “apripista” della pandemia che a febbraio e marzo era toccato all’Italia è invece nell’Europa continentale: Belgio e Francia su tutti e poi la Germania. E quindi dobbiamo guardare anche lì. “Certamente nelle prossime settimane – spiegano all’unisono De Maria, Banchi e Tonelli – i numeri che avremo a disposizione saranno concentrati sui sintomatici. Il sistema ha una capacità massima di 180mila, massimo 200mila tamponi al giorno, e quindi è impensabile un tracciamento “alla coreana” per cui ci vorrebbero almeno 750mila tamponi quotidiani, che il nostro sistema non è in grado di gestire”. Insomma, siamo sul ciglio del burrone.

E proprio per evitare ricoveri inutili De Maria, che è il clinico del gruppo, insiste sull’attenzione alle cure nei primi giorni che è decisiva per evitare il peggioramento della situazione dei contagiati: “Troppo spesso i medici di base tendono a curare i primi sintomi con la Tachipirina che, non solo in questi casi da sola non aiuta, ma rischia anche di peggiorare la situazione”.

E proprio De Maria, che oltre a essere un luminare di infettivologia e un medico adorato dai suoi pazienti in corsia è anche una fucina di metafore, mette il sale sulla ferita. “Eppure, eravamo arrivati a un protocollo condiviso che spiegava come avrebbe dovuto comportarsi la medicina territoriale, ma è come se fosse subentrata la sindrome di Dory in “Alla ricerca di Nemo” con una perdita della memoria a breve e quindi qualcuno ha ripreso imperterrito con la Tachipirina come se i mesi passati non ci avessero insegnato nulla”.

Provo a fare l’avvocato del diavolo, facendo notare che molti sintomi Covid, febbre, raffreddore, mal di testa, spossatezza, sono assolutamente comuni con quelli della “normale” influenza, per cui la Tachipirina sarebbe più che sufficiente. E qui De Maria sfoggia un’altra delle sue metafore: “Se lei fosse nella strada centrale della sua città e sentisse rumore di zoccoli sull’asfalto penserebbe a un cavallo o a una zebra? Ecco, oggi il Covid è il cavallo e l’influenza la zebra”.

Tonelli, De Maria e Banchi con i loro numeri previsti da mesi sono da un lato la dimostrazione del fallimento di una parte della politica che non li ha ascoltati, quando a giugno molti pensavano fosse finito tutto e invece loro già proponevano i dati preoccupanti di settembre, con Q3cube trattato alla stregua di una Cassandra 4.0, e dall’altro sono la migliore risposta a negazionisti e minimizzatori di ogni specie che impazzano sui social.

Ed è proprio dalla trincea ospedaliera che facciamo la domanda delle domande, quella relativa alle foto e ai filmati dei pronto soccorso deserti che ci stanno inondando i telefonini: “Ovviamente sono fake news assurde, anche offensive per chi all’interno lavora in condizioni estreme. E’ come se uno fotografasse uno stadio dall’esterno durante la finale di Champions – ovviamente con la partita a porte aperte – e argomentasse che alla gente non interessa nulla del calcio perché all’esterno non c’è anima viva. Bella forza, sono tutti dentro”. Nemmeno il tempo di parlare e già su Facebook si materializza l’ennesimo genio che spiega che fuori dal Pronto soccorso non c’è nessuno, allegando una foto del piazzale vuoto: “Perfetto, questa foto è come quella di chi postasse una spiaggia con il sole a mezzogiorno. E pensasse di aver dimostrato così che non esistono la notte e il buio”. La notte, nei reparti degli ospedali, sembra lunga e scura.