[L’analisi] Senza lavoro ai giovani resta il suicidio la droga e la guerriglia

L’allarme del papa confidato agli studenti gesuiti d’Europa. Secondo Francesco da quando la finanza ha preso il centro del sistema al posto dell’uomo ciò accade con maggiore frequenza che in passato. Occorre coraggio per cambiare con creatività.

Papa Francesco
Papa Francesco

Senza lavoro ai giovani restano poche opzioni  e tutte cattive: il suicidio, le dipendenza dalla droga, la corda ad arruolarsi all’Isis e esperienze di guerriglia simili. La denuncia inattesa e forte non viene da uno qualsiasi ma da papa Francesco che ricevendo in udienza un gruppo di giovani studenti gesuiti d’Europa ha fatto sua la preoccupazione di uno di loro che gli ha chiesto cosa può fare un gesuita che ha sempre un’occupazione garantita a capire il dramma della disoccupazione che colpisce tantissimi giovani. Il quadro disegnato da Francesco è di quelli che non piacciono agli odierni padroni del vapore, ma non si scopre oggi il papa fortemente impegnato a difendere la dignità umana contro ogni possibile attentato. E oggi, a suo avviso, nessuna cosa colpisce e umilia la dignità umana quanto la mancanza di lavoro, la possibilità di portare a casa uno stipendio e poter sostenere la propria vita e la propria famiglia.

Oggi, a parere di Francesco, l’ostacolo più grande che si frappone a questa dignità fondamentale delle persone, specialmente giovani, non è tanto l’economia che è riformabile, ma la finanza. Il cuore del male che affligge il mondo del lavoro è la finanza mondiale che ha preso il cuore del sistema invece dell’uomo. Il potere della finanza sembra rendere impotenti anche gli addetti al lavoro, è un meccanismo infernale che tutto divora e non c’è modo di fermarlo se non spezzandolo e cambiando. Ci vuole qualcuno capace di rigenerare profondamente il sistema finanziario che si sta mangiando la dignità umana e porta i giovani ad atti estremi. Gli esiti sono sotto gli occhi di tutti: tra i giovani disoccupati sono cresciuti i suicidi, la dipendenza dalla cocaina, l’arruolamento nella guerriglia dell’Isis che permette di avere mille euro al mese in tasca.

Il contesto in cui il papa ha detto queste cose è emblematico perché ha parlato a braccio in risposta a una domanda di un giovane gesuita studente ricevuto insieme ad altri compagni del vecchio continente: un incontro che i gesuiti facevano anche quando lo stesso Bergoglio era giovane e i giovani si recavano in talare e mantello guidati dal Generale della Compagnia.

In un primo momento Francesco ha delineato la figura del gesuita come lui lo desidera nel nostro tempo e per farlo si è richiamato a due grandi figure: Paolo VI che sarà proclamato santo a settembre prossimo e il padre Pedro Arrupe. Questi due personaggi avevano posto la figura del gesuita nel cuore dell’emarginazione e nel cuore dei cambiamenti della storia moderna.

“Ci vuole una grande libertà, senza libertà non si può essere Gesuita – ha raccomandato Francesco -. E una grande obbedienza al pastore; il quale deve avere il grande dono del discernimento”per permettere ai gesuiti di restare uniti nella più grande diversità.

A Paolo VI si deve il più bel discorso fatto alla Compagnia di Gesù. “ Era un momento difficile per la Compagnia, e il Beato Paolo VI incomincia il discorso così: “Perché dubitate? Un momento di dubbi? No! Coraggio!”. E vorrei collegarlo con un altro discorso, non di un Papa bensì di un Generale, di Pedro Arrupe: è stato il suo “canto del cigno”, nel campo rifugiati in Thailandia, non so se a Bangkok o a sud di Bangkok. Ha fatto quel discorso presso l’aereo ed è atterrato a Fiumicino con l’ictus. E’ stata la sua ultima predica, il suo testamento. In questi due discorsi c’è la cornice di quello che oggi la Compagnia deve fare: coraggio, andare alle periferie, agli incroci delle idee, dei problemi, della missione… Lì c’è il testamento di Arrupe, il “canto del cigno”, la preghiera. Ci vuole coraggio per essere Gesuita”.

A questa visione della vita gesuitica Francesco ha aggiunto la visione drammatica dei giovani disoccupati. Egli considera la disoccupazione giovanile  “uno dei problemi più acuti e più dolorosi per i giovani, perché va proprio al cuore della persona. La persona che non ha lavoro, si sente senza dignità”. La disoccupazione ha un perché. 

“Quando io vedo – voi vedete – tanti giovani senza lavoro, dovremo domandarci perché. Troverete sicuramente la ragione: c’è una risistemazione dell’economia mondiale, dove l’economia, che è concreta, lascia il posto alla finanza, che è astratta. Al centro c’è la finanza, e la finanza è crudele: non è concreta, è astratta. E lì si gioca con un immaginario collettivo che non è concreto, ma è liquido o gassoso. E al centro c’è questo: il mondo della finanza. Al suo posto avrebbero dovuto esserci l’uomo e la donna. Oggi questo è, credo, il grande peccato contro la dignità della persona: spostarla dal suo posto centrale. Parlando l’anno scorso con una dirigente del Fondo Monetario Internazionale, lei mi ha detto che aveva avuto il desiderio di fare un dialogo fra l’economia, l’umanesimo e la spiritualità. E mi ha detto: “Sono riuscita a farlo. Poi mi sono entusiasmata e ho voluto farlo tra la finanza, l’umanesimo e la spiritualità. E non sono riuscita a farlo, perché l’economia, anche quella di mercato, si può aprire all’economia sociale di mercato, come aveva chiesto Giovanni Paolo II; invece, la finanza non è capace, perché tu non puoi afferrare la finanza: è ‘gassosa’ ”. La finanza assomiglia su scala mondiale alla catena di Sant’Antonio! Così, con questo spostamento della persona dal centro e col mettere al centro una cosa come la finanza, così “gassosa”, si generano vuoti nel lavoro”.

Ci vuole creatività coraggiosa per cercare di venire incontro a questa situazione. “Il numero dei suicidi giovanili è in aumento, ma i governi – nontutti – non pubblicano il numero esatto: pubblicano fino a un certo punto, perché è scandaloso. E perché si impiccano, si suicidano questi giovani? La ragione principale di quasi tutti i casi è lamancanza di lavoro. Sono incapaci di sentirsi utili e finiscono… Altri giovani non se la sentono di affrontare il suicidio, ma cercano un’alienazione intermedia con le dipendenze, e la dipendenza, oggi, è una via di fuga da questa mancanza di dignità. Pensate che dietro ad ogni dose di cocaina – pensiamo – c’è una grande industria mondiale che rende possibile questo, e probabilmente – non sono sicuro – il movimento di denaro più grande nel mondo. Altri giovani sul telefonino vedono cose interessanti come progetto di vita: almeno danno un lavoro… Questo è reale, succede! “Ah, io prendo l’aereo e vado ad arruolarmi nell’Isis: almeno avrò mille dollari in tasca ogni mese equalcosa da fare!”. Suicidi, dipendenze e uscita verso la guerriglia sono le tre opzioni che i giovani hanno oggi, quando non c’è lavoro”.