Tutte le cifre e i costi dell'Air Force di Renzi. L'ex ministro Martino: "Spesa inutile, ecco perché"

Il costo, solo per il 2016, sarebbe "pari a 15 milioni di euro annui, secondo il deputato Paolo Arrigoni. L'ex titolare della Difesa: "Non esistono nel Paese infrastrutture tecniche o di supporto"

L'Air Force del premier Renzi
L'Air Force del premier Renzi
di Luca Marco Comellini

«Da un dossier esclusivo del Ministero della difesa pubblicato da "il Fatto Quotidiano", emergerebbero i termini dell'accordo per il leasing con la compagnia aerea Etihad per l'airbus 340-500 a disposizione del Presidente del Consiglio dei ministri Renzi per i viaggi di Stato, il cui costo, solo per il 2016, è pari a 15 milioni di euro annui». Lo scrive il deputato leghista Paolo Arrigoni in una interrogazione rivolta alla Presidenza del Consiglio dei ministri lo scorso 20 ottobre.

Il nuovo Airbus della flotta di Stato è stato al centro di aspre polemiche fin dai primi giorni in cui la notizia ha cominciato a circolare sulle prime pagine dei quotidiani che avevano rivelato alcuni dettagli dell’operazione che lo aveva portato nella pattuglia dei velivoli adibiti al trasporto di Stato, acquistato con la formula del leasing dalla compagnia aerea Etihad. La stessa società che l'8 agosto 2014 aveva definito l'accordo con Alitalia in base al quale, la compagnia degli Emirati Arabi, con un investimento pari a 560 milioni di euro, ha poi acquisito il 49 per cento della nuova Alitalia Sai (Società Area Italia), operativa dal primo gennaio 2015.

L'Air Force del premier Renzi

(L'Air Force del premier Renzi)

Da quando il primo febbraio di quest’anno l’Airbus è atterrato per la prima volta all'aeroporto di Fiumicino le interrogazioni parlamentari sull’ “affaire” della flotta di Stato si sono succedute senza sosta e, soprattutto, nessuna ha ancora ricevuto la risposta da parte del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. I deputati pentastellati a sole due settimane da quell’atterraggio hanno chiesto al premier di «rendere pubblici i dati di acquisizione» del nuovo aereo assegnato alla Presidenza del Consiglio dei ministri «dettagliando procedure seguite e costi dell'aeromobile».

Subito dopo è stato il turno del senatore leghista Consiglio Nunziante che si è spinto a fare i conti in tasca a Renzi precisando che «stando a quanto si è appreso dalla più recente nota aggiuntiva per l'amministrazione della difesa concernente il 2016, la voce relativa al "trasporto aereo di Stato", inclusa nelle "funzioni esterne", di cui il Dicastero militare si fa carico, risulterebbe improvvisamente aumentata del 622 per cento, essendo passata dai 2,5-3 milioni di euro, registrati mediamente ogni anno, a ben 17,4». Nunziante, prima di concludere chiedendo al Premier «se non ritenga invece opportuno rinunciarvi, privilegiando soluzioni meno costose ed eventualmente utilizzando anche normali voli di linea» non si è limitato solo a precisare che «a quanto pare, alla base di questa straordinaria lievitazione di costi vi sarebbe il costo del leasing» e che questo «ammonterebbe a ben 15 milioni di euro annui» e che tale cifra appare «eccessiva, anche in rapporto al valore di listino dell'aeronave, pari a 261,8 milioni di dollari, chiavi in mano, tenendo conto che l'aereo acquisito in leasing per essere adibito al "trasporto aereo di Stato" ha 10 anni di attività alle sue spalle» ma ha anche scritto che «il costo copre certamente anche la trasformazione della cabina dell'"Air Force One" italiano, originariamente destinata al trasporto di 380 passeggeri ed ora riconvertita alla funzione executive, con tanto di camera da letto, salottino, sala conferenze ed apparati radio e di sicurezza di varia natura » che difficilmente «possono essere costati più di 5-6 milioni di euro».

Sulla questione era intervenuto anche l’ex ministro della difesa Antonio Martino già il 13 novembre del 2015 con un atto di sindacato indirizzato al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della difesa, al Ministro dell'economia e delle finanze. Martino, dopo aver fatto una lunga premessa sulle dotazioni della flotta aerea gestita dalla Presidenza del Consiglio tramite il “Servizio per i voli di Stato, di Governo e umanitari”, che comprende elicotteri AW139, turboelica Piaggio P.180, trireattori Dassault Falcon 50 e 900 e bireattori Airbus A319CJ, ha evidenziato che «nel novembre 2011 Airbus ha annunciato la fine della produzione di tutte le versioni dell'A340, che aveva riscontrato scarso successo commerciale, con appena 377 esemplari costruiti in 20 anni» che, riferendosi all’Airbus del premier «la versione A340-500 è stata costruita in soli 34 esemplari» e che «nessuna compagnia aerea italiana utilizza o ha utilizzato l'Airbus A340 o i motori RollsRoyce Trent, per i quali dunque non esistono nel Paese infrastrutture tecniche o di supporto».

A questo già allarmate quadro espositivo l’ex ministro aggiungeva che «le testate specializzate Aviation Week & Space Technology e Flightglobal» avevano segnalato «sin dall'estate 2013, il ritiro anticipato dal servizio degli A340 da parte delle compagnie arabe a causa degli alti costi operativi e degli elevati consumi di carburante». Martino conclude la sua lunga interrogazione con una serie di domande che difficilmente potranno avere delle risposte, prima fra tutte «a quale esigenza corrisponda l'ampliamento della flotta di Stato, in marcato contrasto con la tendenza dei precedenti Governi e con la linea di doveroso rigore imposta dalla situazione economica».

L’Airbus A340 – 500 ha una autonomia di volo di 9.000 miglia nautiche (16.670 km) a pieno carico, la capacità massima dei suoi serbatoi e di circa 220mila litri di carburante che lo possono far volare per 18 ore consecutive forse anche per questo Martino ha chiesto al Presidente Renzi e ai ministri Pinotti e Padoan «quante volte negli ultimi 10 anni siano state effettivamente svolte missioni di trasporto di Stato a lunghissimo raggio e contemporanea fortissima capacità».

«La gestione della flotta aerea della Presidenza è interamente gestita dall’Aeronautica militare che anticipa tutte le spese di esercizio, dal carburante alla manutenzione fino alle tasse di atterraggio – ha detto a Tiscali un esperto del settore. Per far volare gli aerei “blu” - ha poi proseguito l’esperto - la forza armata attinge dai propri capitoli di bilancio dell’attività operativa e poi presenta il conto alla Presidenza del Consiglio che se ha la disponibilità economica la rimborsa, diversamente l’Aeronautica è costretta ad arrangiarsi. Di fatto la priorità viene agli aerei della flotta di Stato quindi, difronte a tagli di bilancio sempre più esigenti, più volano gli Airbus di Stato, meno risorse restano disponibili per l’operatività degli altri velivoli come Tornado ed Eurofighter. In ogni caso – conclude l’esperto - solo il 5% dei voli di Stato necessita di rifornimenti intermedi e questo dato non aiuta certamente a giustificare la spesa per un aereo – l’Airbus 340 – 500 - che, da solo, costa quanto l’attuale flotta del 31° Stormo.»