Accetta il prelievo per curare la figlia. Daniela malata oncologica: "Ci speravo, fa bene a entrambe"

La voce di Daniela Molinari trasmette serenità dopo giorni angoscianti a interrogarsi su un comportamento che non riusciva a comprendere. Alla fine, dopo il diniego iniziale, la madre biologica ha detto sì

Daniela Molinari (Foto Ansa)
Daniela Molinari (Foto Ansa)
TiscaliNews

"Cosa direi a mia madre? Non ci sono parole. Le direi grazie per una scelta che, sono convinta, fa bene a tutte e due". La voce di Daniela Molinari trasmette serenità dopo giorni angoscianti a interrogarsi su un comportamento che non riusciva a comprendere.

Alla fine, dopo il diniego iniziale, la madre biologica ha accettato di sottoporsi a un esame del sangue per tracciarne il Dna che potrebbe consentire a Daniela, milanese di 48 anni, di trovare una cura oncologica mirata che non ha alternative. Un ripensamento 'indotto' dal Tribunale dei minori, che ha fornito alla donna, settantenne, tutte le garanzie sull'anonimato e la riservatezza. "E' valsa la pena fare tutto quello che ho fatto, raccontare la storia sui giornali e andare in televisione, perché so che mia madre mi ha visto" dice ora all'ANSA Daniela, che attende dal Tribunale soltanto la conferma formale dell'avvenuto prelievo di sangue. "Ci speravo, io non l'ho giudicata perché sono convinta che ci fossero dei motivi oggettivi per cui aveva detto di no".

Il travaglio interiore

Un diniego all'apparenza inspiegabile, che nascondeva un profondo travaglio interiore, forse una storia di violenza che risale a 48 anni fa, quando la donna, oggi settantenne, mise al mondo la bambina per lasciarla al brefotrofio. Daniela venne poi adottata da una famiglia milanese, mentre la mamma biologica si era rifatta una vita, diventando nuovamente madre e poi nonna.

L'appello

Risale a febbraio l'appello di Daniela, colpita da una forma di tumore che per essere curata aveva bisogno della mappatura del dna della mamma. Madre di cui non sapeva nulla. Da qui l'appello lanciato alla Provincia di Como, il quotidiano della città in cui la donna è nata nel marzo del 1973, poi rilanciato dai media nazionali e che ha dato i suoi frutti. Negli archivi dell'ospedale Sant'Anna di Como è stata trovata la cartella clinica del parto con il nome della madre.
Il Tribunale dei minori l'ha contattata, ma la donna sì è rifiutata di sottoporsi all'esame del sangue. Né era possibile farlo coattivamente. Un colpo durissimo. Ma Daniela non si è arresa: ha scritto alla madre una lettera aperta che è un pugno nello stomaco. "Mi hai disintegrata", "Non posso accettare di morire senza combattere", ha scritto tra l'altro. E forse anche la durezza dei toni è servita alla fine a crepare quel muro spesso e invisibile che solo la vera mamma di Daniela sa cosa cela dietro. Ma ora ha deciso di dare alla figlia una speranza per curarsi.