Youth4Climate: "Chiudere entro il 2030 le industrie legate alle fonti fossili". L'incontro con Draghi

Le ragazze e i ragazzi riuniti a Milano nella conferenza di preparazione per la Cop 26 chiedono una rivoluzione. E vogliono essere rappresentati nei luoghi dove si prendono le decisioni globali. L'elenco delle richieste e l'incontro con Mario Draghi

di An. L.

Un incontro con Mario Draghi prima della cerimonia conclusiva della conferenza del "Giovani per il clima, guidando le ambizioni" (Youth4Climate) in corso a Milano, segnerà il passo di questo congresso preliminare della conferenza sul clima dell'Onu (Cop 26), prevista a Glasgow in novembre. Greta Thunberg, insieme a Vanessa Nakate e Martina Comparelli hanno spiegato in un colloquio durato circa mezz'ora i termini del loro lavoro e consegnato un estratto del documento finale della Climate Open Platform che sarà presentato questa sera. All'ingresso della prefettura di Milano dove si è tenuto il faccia a faccia, Greta, Martina e Vanessa, con altre ragazze e ragazzi, hanno srotolato uno striscione con scritto "Un altro mondo è necessario". Ma al di là degli incontri istituzionali, doverosi peraltro, è fitta e lunga la lista delle richieste elaborate nel corso del congresso di preparazione alla conferenza annuale Onu sul clima (Cop 26) che si terrà in novembre a Glasgow. 

"Vedremo al G20. Draghi sa cosa diciamo, ma bisogna farlo", ha spiegato Comparelli all'uscita della prefettura di Milano. Poi Vanessa Nakate ha aggiunto: "Vedremo cosa esce dal G20 soprattutto per il clima". 

Le richieste sul clima

Chiudere entro il 2030 le industrie legate alle fonti fossili di energia, tanto per cominciare. La sintesi delle richieste della Youth4Climate, condensata nel documento che sarà presentato oggi, sta tutta qui. Quello che chiedono questi 400 giovani delegati da 186 paesi è una rivoluzione, un cambio di passo totale e definitivo. Ragazze e ragazzi che chiedono di essere coinvolte nei processi decisionali e che non si aspettano niente di diverso rispetto a una presa di coscienza vera, che smentisca la sensazione espressa da Greta Thunberg nelle premesse della conferenza: "I nostri leader fanno finta di ascoltarci", ma il loro è solo "bla bla bla".

Il documento della delegazione chiede anche il coinvolgimento di ragazze e ragazzi nei processi decisionali sulla lotta alla crisi climatica, con stanziamento di fondi sufficienti, una ripresa dopo la pandemia basata sulla transizione energetica verso le rinnovabili, su posti di lavoro dignitosi, il rispetto delle popolazioni locali, una finanza per il clima. Ma anche obiettivi di zero emissioni per aziende e istituzioni e la fine di qualsiasi finanziamento alle fonti fossili. Ultimo ma non per importanza, un sistema educativo che crei consapevolezza sulla crisi climatica. 

L'incontro con Draghi

Il colloquio che si è tenuto in prefettura a Milano, spiega Palazzo Chigi, si è incentrato sull'impegno dell'Italia nella lotta ai cambiamenti climatici e nella riduzione delle emissioni inquinanti, sul piano nazionale, europeo ed internazionale, alla luce della Presidenza del G20 e della partnership con il Regno Unito per la COP26. "La pandemia ed i cambiamenti climatici hanno contribuito a spingere quasi 100 milioni persone in povertà estrema, portando il totale a 730 milioni - ha detto il premier Draghi -. La crisi climatica, la crisi sanitaria e quella alimentare sono strettamente correlate. Per affrontare tutte queste crisi, dobbiamo agire più velocemente - molto più velocemente - e con più efficacia."

Il papa: la crisi climatica nasce dalle ingiustizie sociali

Un messaggio che sarà ricevuto come detto da Draghi ma anche da Sergio Mattarella, insieme al premier britannico Boris Johnson e dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Gutierrez in collegamento video. Non è mancato il messaggio di papa Francesco che, attraverso un video, ha ribadito concetti simili a quelli espressi da Thunberg: la crisi climatica nasce anche dalle ingiustizie sociali, e i due problemi non possono essere affrontati separatamente. "Desidero ringraziarvi - ha detto il papa - per i sogni e i progetti di bene che voi avete e per il fatto che vi preoccupate tanto delle relazioni umane quanto della cura dell'ambiente. Grazie. È una preoccupazione che fa bene a tutti. Questa visione è capace di mettere in crisi il mondo degli adulti, poiché rivela il fatto che non solo siete preparati all'azione, ma siete anche disponibili all'ascolto paziente, al dialogo costruttivo e alla comprensione reciproca".

La Fao: combattere la fame

Se Thunberg ha sottolineato che "la crisi climatica è sintomo di una crisi di più ampio respiro, la crisi sociale della ineguaglianza, che viene dal colonialismo", papa Francesco ha parlato di clima e giustizia sociale anche a un evento del Consiglio d'Europa. Sul riscaldamento globale ha detto che "non c'è più tempo per aspettare, bisogna agire". E in un tweet per la Giornata mondiale contro lo spreco alimentare, il pontefice ha detto che "lottare contro la piaga terribile della fame vuol dire anche combattere lo spreco. Scartare cibo significa scartare persone", ha aggiunto.

Il legame fra sostenibilità ambientale e giustizia sociale oggi è stato ribadito anche dal direttore della Fao, l'agenzia dell'Onu per l'alimentazione, Qu Dongyu:

Il modello di business di oggi ci sta portando dove non dovremmo essere

E continua: "La crisi alimentare, i conflitti, infestazioni e malattie animali stanno esacerbando l'insicurezza alimentare già esistente". Interessante in questi termini notare che, dice la Fao, ogni anno vengono sprecate 931 milioni di tonnellate di cibo, mentre 811 milioni di persone soffrono la fame. E l'Africa è la zona del mondo più sensibile (e vulnerabile) ai cambiamenti climatici e che la proprietà locale e il coinvolgimento delle parti interessate sono gli strumenti fondamentali per contrastarlo. 

Vanessa Nakate: "L'Africa non può aspettare"

le parole di Vanessa Nakate, delegata ugandese, sottolineano questo concetto in alcune interviste rilasciate alla stampa italiana. "In Uganda a causa dell'innalzamento delle temperature sta cambiando il clima, significa più piogge estreme, più siccità estrema. Questo impatta sulle terre, sull'agricoltura da cui dipendiamo, sull'economia, sul turismo. Impatta sulle persone: sulle loro case, sul lavoro, sulle coltivazioni. E questo vale per tutta l'Africa", ha detto al quotidiano La Repubblica. La protesta di Nakate, sulla scia della svedese Greta, è cominciata due anni fa in totale solitudine a Kampala.

Da allora alcuni passi, ancorché embrionali, sono stati compiuti. "Forse poco dal punto di vista dell'azione da parte dei potenti, ma molto se parliamo di impegno globale delle persone nella lotta climatica. Ora vedo segnali di cambiamento in termini di consapevolezza", per "cambiare davvero le cose dobbiamo portare i concetti di educazione climatica e di giustizia climatica, di perdita e danno (loss and damage, ndr) nell'educazione, nelle scuole. Ci stiamo provando: tentiamo di raggiungere più studenti possibili. Quello che stiamo facendo a Milano in fondo è anche questo: comunicare, raccontare il problema affinché ci sia una spinta sui potenti ad agire, a ridurre le emissioni. Perché è già tardi".

Poi la bacchettata ai giornali che cercano sintesi, a volte sminuenti, coniando nomignoli e appellativi buoni solo per la giustezza dei titoli. "Non chiamatemi la Greta d'Africa. Io sono Vanessa Nakate. E non voglio neppure essere la 'Vanessa d'Africa', perché qui non si tratta di una persona". E spiega, decisa: "Ci sono tantissimi giovani che stanno facendo cose incredibili, in Uganda e in tutto il continente. Il movimento per il clima è fatto di milioni di persone". Che sollevano argomentazioni che chiedono, ora più che mai, che le cose cambino in fretta.