Vaiolo delle scimmie e trasmissione per via sessuale. Ecco cosa dicono gli esperti italiani

Qualcuno incomincia a temere che la malattia possa portare ad una nuova ghettizzazione della comunità omosessuale. Ma per alcuni scienziati ed esperti del nostro Paese questo scenario sarebbe discriminatorio e sbagliato

Vaiolo delle scimmie e trasmissione per via sessuale: ecco cosa dicono i massimi esperti italiani
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TiscaliNews

Vaiolo delle scimmie e trasmissione per via sessuale, le parole dell'Ecdc sul tema hanno acceso il dibattito. Lo European Centre for Disease Prevention and Control (un'agenzia dell'Unione Europea) ha dichiarato che fino ad ora "i casi sono stati diagnosticati principalmente tra gli uomini che hanno avuto rapporti sessuali con altri uomini". Per l'Ecdc questa evidena suggerisce che "la trasmissione potrebbe aver luogo durante le relazioni intime". Conclusioni che classificando il vaiolo delle scimmie come una malattia sessualmente trasmissibile alimentano il timore che si possa arrivare ad una nuova ghettizzazione della comunità omosessuale come già accaduto in passato con l'Hiv. E' importante perciò fare da subito chiarezza. Non si sono tirati indietro alcuni dei più importanti esperti in materia italiani che all'Adnkronos hanno detto la loro su questa nuova malattia. 

Andreoni: "Non è una malattia sessualmente trasmessa"
"E' un errore considerare il vaiolo delle scimmie una malattia sessualmente trasmessa. Noi consideriamo questo genere di patologie quando il contagio avviene prevalentemente attraverso la via sessuale e questo non è il caso del vaiolo delle scimmie che si trasmette per contatti stretti tra persone o per via aerea con le goccioline di saliva. E' ovvio che qualsiasi patologia che si trasmette con un contatto stretto vede nel rapporto sessuale un possibilità che aumenta il contagio, ma dobbiamo fare attenzione, altrimenti dovremmo considerare la varicella o il morbillo o anche il Covid come malattie sessualmente trasmissibili" ha spiegato Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit).

Pregliasco: "Toni discriminatori non sono giustificati" 
"Evidenziare le caratteristiche oggettive della casistica attuale" del focolaio di vaiolo delle scimmie che sta crescendo in particolare in Europa "non autorizza, né giustifica, atteggiamenti di stigma o toni discriminatori nei confronti di nessuno" ha detto il virologo dell'università Statale di Milano, Fabrizio Pregliasco. Quando si rimarca una casistica di "tutti uomini tranne una donna, ad oggi significa riportare appunto "un dato oggettivo" e da parte delle autorità sanitarie "non è che si può fare altrimenti". Per Pregliasco va certamente puntualizzato che "il rischio riguarda il contatto sessuale in genere", in quanto contatto molto stretto per definizione. "Il fatto poi che in una quota di maschi che fanno sesso con maschi ci possa essere una maggiore promiscuità aumenta questo rischio" ha aggiunto il medico. 

Iardino: "Senza senso ghetizzare persone per loro orientamento sessuale" 
I casi di vaiolo delle scimmie "rischiano di tornare a ghettizzare le persone per il loro orientamento sessuale. E non ha senso. Si parte dall'assunto che la sessualità omosessuale sia differente rispetto alla sessualità del resto della popolazione. Ma alcune pratiche, in cui si identifica una fragilità, possono essere adottate in tutte le coppie, etero e non etero. Il grande pericolo è che si torni a ghettizzare una fascia di popolazione che non ha nulla anche vedere con la trasmissione della malattia" ha affermato Salute Rosaria Iardino, presidente della Fondazione The Bridge, che cominciò, da sieropositiva all'Aids, la sua battaglia contro le discriminazioni con il famoso bacio all'immunologo Ferdinando Aiuti.

Gismondo: "Rischio bassissimo, evitare errrori fatti con Hiv"  
"Ribadisco che in questo momento per il vaiolo delle scimmie il rischio è bassissimo" anche per la natura autolimitante dell'infezione, "i casi sono sparuti" se dimensionalmente rapportati alla popolazione e "dobbiamo stare tranquilli". Ma soprattutto, "dobbiamo assolutamente evitare certi errori di comunicazione commessi all'inizio dell'epidemia di Hiv" ha detto Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano.