[La storia] Un progetto italiano coinvolge Apple nella lotta alle fake news

L’Osservatorio permanente giovani editori punta a sviluppare una serie di iniziative rivolte a sviluppare il pensiero critico dei ragazzi, unica vera arma contro la disinformazione dilagante

[La storia] Un progetto italiano coinvolge Apple nella lotta alla fake news
Lo smartphone è diventato per i giovani il principale strumento di accesso ad internet e dunque alle informazioni

Un progetto italiano rivolto ai giovani riesce a coinvolgere Apple nella lotta alle fake news. La buona notizia ha come protagonista l’Osservatorio permanente giovani editori (Opge) creato a Andrea Ceccherini che dal 12 al 19 aprile riunirà ad Ibiza un think thank per mettere a punto una serie di strumenti per aiutare i ragazzi a districarsi nel maremagnum della disinformazione. L’amministratore delegato di Apple, Tim Cook, ha confermato il supporto della sua azienda all’iniziativa attraverso un tweet. Le fake news, ovvero le notizie false mascherate affinché sembrino vere, sono sempre esistite ma è indubbio che negli ultimi anni ci sia stato un vero e proprio boom coincidente con l’utilizzo sempre più massiccio di internet e dei social network.

Le fonti informative degli italiani 

Uno studio condotto a fine 2018 da Demos, l’istituto demoscopico il cui presidente è il noto sondaggista Ilvo Diamanti, ha confermato l’importanza del web come strumento di informazione. In generale, considerando tutte le fasce di età, il media più rilevante resta la televisione che viene usata quotidianamente come fonte informativa dall’83% della popolazione adulta. Solamente il 4% non la usa mai. Al secondo posto però è balzato internet usato quotidianamente dal 66%. Solamente il 24% non lo usa mai. I social (in realtà un sottoinsieme di internet) sono usati per acquisire informazioni dal 47% degli italiani (il 40% non li usa mai). Dietro la radio (ascoltata quotidianamente dal 40% e mai dal 32%) e i quotidiani cartacei letti ormai giornalmente solo dal 20% a fronte di un 39% che non li legge mai.

Scarsa fiducia sui social 

I risultati emersi riflettono un trend che ormai dura da anni. Considerando le fasce di età più giovani (per esempio i millenials, ovvero le persone nate a partire dagli anni ‘80 fino alla fine degli anni ’90) i risultati sarebbero ancora più polarizzati (meno tv e quotidiani, più internet e social). Molto interessanti anche i dati sulla fiducia degli italiani nei vari media. Il 48% si fida dell’informazione radiofonica, il 46% di quella televisiva, il 42% di quella dei quotidiani cartacei. La fiducia per internet si ferma al 37%, quella sui social crolla al 18%. Il motivo è semplice: la maggior parte delle fake news transita purtroppo proprio sulle piattaforme delle reti sociali. E contrariamente a quanto si potrebbe pensare le vittime delle bufale non sono poche.

Tante le vittime di fake news 

Nell’arco di 12 mesi al 56% degli italiani è capitato di aver creduto ad una notizia che poi è risultata essere falsa. Quasi la metà di loro (il 23% del totale) ha ammesso di averla anche condivisa sui social. Sempre con riferimento al 56% delle vittime, la maggior parte (il 40% del totale) ha creduto ad una bufala più di una sola volta nell’arco di un anno. Il problema dunque esiste e richiede delle risposte soprattutto per aiutare i più giovani che sono quelli più esposti alla disinformazione. L’iniziativa dell’Osservatorio permanente giovani editori (Opge) supportata da Apple avrà come obiettivo quella di promuovere l’unica arma davvero efficace contro le fake news: il senso critico.

La lotta alla fake news non può essere delegata agli algoritmi 

“La nostra missione è quella di aiutare i giovani a sviluppare una capacità di pensiero critico confrontando diverse fonti di informazione di qualità in un momento in cui le notizie false si stanno diffondendo sempre più. Non possiamo cedere all’idea che l’unico modo per valutare l’affidabilità delle fonti sia un controllo svolto da soggetti terzi e magari da remoto” ha spiegato Andrea Ceccherini. L’analisi del fondatore di Opge è pienamente condivisibile. E’ irrealistico pensare di affidare passivamente agli algoritmi di Google o Facebook la lotta contro la disinformazione. I primi censori delle fake news devono essere i singoli cittadini attraverso l’accesso con pensiero critico ad una pluralità di fonti informative. Non ci sono scorciatoie.

Andrea Ceccherini