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Torna il latino alle medie? Bianchi apre una porticina

Il grande valore formativo di questa disciplina è funzionale al perfezionamento della comunicazione nella lingua italiana e alle competenze interpersonali, sociali e di cittadinanza, fondamentali per il percorso di crescita degli studenti

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
Foto Shutterstock
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Non erga omnes, ma un po’ sì, almeno rebus sic stantibus. E, visto che verba volant e scripta manent, il racconto di tutto questo avviene attraverso una risposta del ministro dell’Istruzione del governo di Mario Draghi a un’interrogazione a risposta scritta di cinque senatori azzurri. Insomma, Patrizio Bianchi, che nella vita fa il rettore e il professore universitario apre una porta, almeno una porticina, al latino a scuola. Ma, visto che tutto è sul filo delle norme e delle parole, vale la pena di leggere domanda e risposta, nascoste nel fascicolo 134 delle risposte scritte alle interrogazioni della diciottesima legislatura del Senato della Repubblica. Roba da archivisti, ma come accade per i tartufi, il meglio spesso si trova sotto terra.

Insomma, i senatori di Forza Italia Antonio Barboni, Anna Maria Bernini, che è la presidente del gruppo azzurro a Palazzo Madama, Nazario Pagano, Urania Giulia Rosina Papatheu, che ha anche nomi e cognomi adattissimi, e Fulvia Michela Caligiuri si sono rivolti al ministro dell'istruzione, partendo dalla storia del latino a scuola.

Infatti, a partire dall'anno scolastico 1977/1978 l'insegnamento della lingua latina nella scuola media italiana è stato abolito da una legge, la numero 348 del 1977, ma – osservano i senatori – “nel corso degli anni la padronanza della lingua latina ha garantito ad intere generazioni di studenti di avere una preparazione più completa basata sulla conoscenza, sulla metodica di studio e sull'interpretazione semantica”. E, ancora, “nel corso degli ultimi anni molte scuole stanno rivalutando l'introduzione di questa materia già dalla scuola secondaria di primo grado, riconoscendone l'importanza a livello formativo per gli studenti”. E poi “diversi studiosi continuano a sostenere che dal punto di vista metodologico la lingua latina non è solo una lingua antica, ma innanzitutto è esercizio del pensiero, favorisce il miglioramento della conoscenza della lingua italiana, la formazione della personalità complessiva degli alunni e ne allena il senso critico”. E infine “rispetto alle perplessità degli studenti e di diversi genitori, lo studio della lingua latina dovrebbe essere non solo un'occasione di riflessione sulla lingua italiana, ma soprattutto uno stimolo ad interpretare il mondo classico in chiave moderna, analizzando il pensiero degli antichi per comprendere meglio il confronto tra culture e i mutamenti culturali, cui la nostra società va quotidianamente incontro”.

I cinque senatori azzurri guardano anche all’estero e, in una sorta di diritto comparato del latino, spiegano che “Recentemente il Ministro dell'istruzione inglese, Gavin Williamson, ha comunicato che l'insegnamento della lingua latina verrà inserito in quaranta scuole secondarie statali, per i ragazzi dagli 11 ai 16 anni a partire da settembre 2022 e con un investimento di oltre quattro milioni di sterline da parte del Governo, per contrastare la reputazione elitaria dello studio della lingua classica, innalzare gli standard scolastici e assicurare che tutti gli studenti abbiano accesso ad un curriculum ampio e ambizioso”.

Insomma, anche alla luce delle osservazioni sulla scelta britannica, i senatori chiedono al ministro Bianchi “di sapere voglia valutare la possibilità di reintrodurre l'insegnamento della lingua latina nelle scuole secondarie di primo grado, non solo alla luce delle sollecitazioni di diversi studiosi, ma soprattutto riconoscendo il grande valore formativo di questa disciplina, funzionale al perfezionamento della comunicazione nella lingua italiana e alle competenze interpersonali, sociali e di cittadinanza, fondamentali per il percorso di crescita dei nostri studenti”.

La domanda era del 21 settembre 2021, all’inizio del nuovo anno scolastico, la risposta è arrivata ora, in tempo per la pagella del primo quadrimestre.

E Bianchi apre una porta al latino: “Il ministro concorda nel riconoscere il valore formativo delle lingue classiche essenziali per comprendere il presente e per sviluppare i saperi fondamentali che conducono alla riflessione e alla più ampia conoscenza del mondo e della società moderni, allo spirito critico e al ragionamento necessari per l'emancipazione delle alunne e degli alunni, per la cittadinanza europea e per la difesa dei valori comuni”.

Ma c’è un ma. Era troppo bello per essere tutto vero: “Tuttavia, è doveroso evidenziare che nella scuola secondaria di primo grado non è previsto in via ordinaria l'insegnamento del latino, stante la vigenza del decreto del Presidente della Repubblica numero 89 del 2009, "Regolamento per l'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione ai sensi dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, numero 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, numero 133".

E già a questo punto un corso se non di latino almeno di drafting legislativo per sbrogliare i richiami normativi ci vorrebbe, con tanto di intervento del Comitato per la Legislazione.

Ma c’è un secondo ma: “Inoltre, l'insegnamento del latino non figura tra le discipline delle indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione emanate con decreto ministeriale numero 254 del 2012. Un'eventuale reintroduzione di tale disciplina richiederebbe pertanto, un intervento normativo di tipo regolamentare che vada ad incidere sull'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola secondaria di primo grado con una rimodulazione dell'intero piano di studi e dei relativi quadri orari puntualmente definiti dal citato decreto del Presidente della Repubblica numero 89 del 2009, oltre a una modificazione delle citate indicazioni nazionali per il curricolo”.

Diciamolo chiaramente, la prosa di Bianchi non pare destinata a poter gareggiare per il Nobel per la letteratura. E nemmeno per lo Strega. Ma, questioni stilistiche a parte, la sorpresa arriva nella frase successiva, che lascia aperta la porta al latino: “Cionondimeno, è importante considerare che i collegi dei docenti possono, nell'ambito delle prerogative concesse dal decreto del Presidente della Repubblica numero 275 del 1999, "Regolamento sull'autonomia delle istituzioni scolastiche", attivare insegnamenti e potenziare discipline, nel limite massimo del 20 per cento dell'orario delle lezioni. Tale possibilità è ulteriormente consentita qualora nell'ambito dell'organico dell'autonomia le istituzioni scolastiche dispongano di docenti appartenenti alla specifica classe di concorso. Alla luce di tale quadro di riferimento, si può ritenere, pertanto, che il piano triennale dell'offerta formativa delle scuole secondarie di primo grado possa prevedere, se opportunamente deliberato, anche l'insegnamento del latino. In tal modo, già a partire dalle scuole secondarie di primo grado si potrà valorizzare l'eredità della tradizione greca e latina così da trasmetterla alle studentesse e agli studenti, non soltanto come patrimonio del passato, ma come chiave di interpretazione e di lettura della contemporaneità”.

Qui, con il richiamo alla cultura classica, Bianchi si riscatta in extremis.

E, mettendoci anche il greco, fa un omaggio postumo a Kristalia Rachele Papaevangeliu, senatrice di origine greca, eletta nel Lazio, che è stata a Palazzo Madama, nel gruppo Lega Salvini – Partito sardo d’azione per meno di un mese, dal 2 luglio 2019, quando è subentrata a Cinzia Bonfrisco, eletta eurodeputata nel frattempo e quindi incompatibile, al 31 luglio 2019, quando ha dovuto cedere il passo a Matteo Salvini, che nel frattempo aveva dovuto lasciare il suo seggio calabrese proprio all’azzurra Caligiuri, una delle cinque paladine del latino.

Dura lex, sed lex.

Ma è quasi un cerchio che si chiude, fra il latino e il greco.

Poi, certo, Kristalia è stata la senatrice più affascinante e mediterranea della legislatura. Epica.

Summa cum laude.

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
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