Terremoto: basta con l'edilizia fai da te, coi muratori della domenica e gli speculatori senza scrupoli

Le comunità colpite dal sisma hanno diritto a risorgere. Rimborsi fiscali e contributi diretti per chi vuole riedificare con criteri veramente antisismci

Gli effetti del sisma ad Amatrice (Ansa)
Gli effetti del sisma ad Amatrice (Ansa)
di Stefano Cazora

Nei casi di immani tragedie come il sisma che ha colpito alcuni piccoli centri del Lazio e delle Marche ci si chiede sempre se la ricostruzione debba avvenire nello stessa area che rimane ad altissimo rischio sismico o se invece si potrebbe pensare di favorire il trasferimento dell’intera comunità in altre zone meno pericolose. Oltretutto in questo caso non si tratta di aree fortemente popolate, né di centri produttivi nevralgici. In questo come in tutti gli eventi precedenti la scelta è stata sempre quella di ricostruire nella stesso luogo, anche se cronache storiche riportano ad esempio che a seguito del terremoto gemello avvenuto ad Amatrice nel 1639 molti abitanti fuggirono verso Roma e Ascoli. E non potrebbe essere diversamente perché, una casa non è solo un manufatto edile e un paese non è solo un insieme di case. Come la casa è innanzitutto il luogo della famiglia e degli affetti, così il paese lo è della comunità. Non è possibile replicare il senso della dimora e del luogo attraverso una traslazione urbanistica.

Il senso del luogo

Un vasto dedalo di campi coltivati, siepi, boschi e colline ricoperte di vite e ulivo. Così si presenta la maggior parte del territorio italiano. In particolare l’Appennino che fa da cerniera al nostro Stivale. Il paesaggio che vediamo è in gran parte artificiale, modellato dall’uomo che l’ha reso così straordinario. Basti pensare alle crete senesi o ai terrazzamenti liguri. Noi non abbiamo la wilderness che ancora connota gli Stati Uniti o la Patagonia, ma un mosaico articolato e ricco di biodiversità naturale e di scorci irripetibili. E’ il paese dai mille campanili e dell’agrobiodiversità. Se in Italia si discute ancora sull’opportunità di collocare una nuova opera nel territorio non è solo per litigiosità, ma anche per quell’attenzione al bello che, dal Medioevo a oggi, passando per il Rinascimento, è un nostro tratto distintivo. Ed è motivo di orgoglio.

La scelta

I sacerdoti greci e gli auguri romani come i druidi celti erano determinanti nella scelta del luogo di edificazione di una città o villaggio, cosa sacra perché sacro era considerato l’abitare. Con la fondazione rituale infatti l’energia propria di un determinato luogo era chiamata a collaborare con gli abitanti di quell’insediamento. Un incontro tra forze naturali, energie umane e spirituali. Addirittura si pensava che l’esercizio del pensiero non fosse indipendente dallo spazio in cui si abitava e che determinasse gli atteggiamenti stessi dell’essere umano.

Il senso della dimora

L’oikos greco, quel senso della manifestazione dell’essere nella dimora, poneva il senso del limite comunitario del vivere associato in simbiosi con le risorse naturali del luogo. Abitare voleva dire permettere all’anima dei luoghi di manifestarsi in chi risiedeva in un determinato posto. Ma l’equilibrio fra natura e cultura si rompe quando si altera il rapporto fra artificiale e naturale. A guardia e garanzia di questa alchemica relazione ultradimensionale era messo il Genius Loci. È così che ogni luogo si guadagna un’anima attraverso un lento processo si accumulazione di affetti che viene operata dalle diverse generazioni di uomini che li hanno abitati.

Le colpe di speculatori senza scrupoli

Ma quale divinità o spirito potrà mai abitare i crescenti insediamenti abusivi, dequalificati, instabili o abbandonati all’incuria del tempo che connotano il nostro paesaggio e in alcuni casi lo sfregiano irrimediabilmente con aberranti agglomerati che crescono rapidi spesso all’ombra di antichi borghi dalla storia millenaria? Auguri e sciamani sono stati sostituiti da speculatori senza scrupoli che non vogliono la composizione fra essere e divenire, fra cultura e natura ma, cercando esclusivamente il profitto ad ogni costo, accrescono invece questo dualismo. A rimetterci sono sempre i nuovi abitanti di luoghi desacralizzati, posti anche alla mercé delle forze di una natura che sarebbe oggi più controllabile di un tempo e di un diffuso disagio comunitario che non colpisce solo le grandi città.

La proposta

Perché non cominciamo a dare forti sgravi e rimborsi fiscali a chi costruisce in bioedilizia antisismica e ad alta efficienza energetica? Dovremmo favorire le demolizioni e riedificazioni virtuose. Oggi e' tecnicamente fattibile rispettando anche la tradizione architettonica dei luoghi. Basta con l'edilizia fai da te, con i muratori della domenica che lo fanno come secondo o terzo mestiere. Perché non pensare a rimborsi fiscali fino al 50% ed oltre ed anche Iva zero nei centri storici ad alto rischio sismico per chi vuole demolire e ricostruire con questi sistemi e a contributi diretti per chi non dispone di redditi adeguati? Qualcosa come già accade per chi ristruttura una casa. I terremoti che hanno colpito nei tempi recenti l’Italia non sarebbero così rovinosi se l’onda sismica trovasse sul suo cammino case di questo tipo. Così si costruisce già, soprattutto per alta l’efficienza termica, in molte parti del Nord che non presentano particolari rischi sismici.

Ripensare i progetti

In aree così rischiose non si può lasciare la progettazione e realizzazione di immobili in mano a tecnici ed imprese edili poco specializzati nelle costruzioni antisismiche. Non sempre i costosissimi adeguamenti statici, se fatti bene, sono garanzia di tenuta. I cosiddetti prefabbricati, che in alcuni casi hanno costi superiori ad una casa tradizionale, sono studiati per resistere anche a terremoti di forte intensità non sono una soluzione di serie B. Si tratta di componenti realizzati in serie e adattati alle esigenze del caso che vengono progettati, realizzati ed assemblati da personale altamente specializzato. Gioverebbe ai privati, sarebbe un risparmio per lo Stato che non dovrebbe pensare a gestire tragiche emergenze, infinite e costose ricostruzioni quasi sempre eternamente incompiute e soprattutto non piangeremmo tanti morti, feriti e sfollati.