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Tanti giovani e studenti per “fare rumore” per Giulia

Tanti con occhi lucidi: "Ne abbiamo parlato, siamo scossi"

di Maria Ducoli   
Foto Ansa
Foto Ansa

Gli occhi lucidi, le guance bagnate, le dita intirizzite dal freddo che stringono i fazzoletti stropicciati. Sono tutti commossi in Prato della Valle, a Padova, per l'ultimo saluto a Giulia Cecchettin. Nell'oceano di cappotti neri, spiccano i fiocchi rossi appuntati al petto, contro la violenza di genere. Ma soprattutto spiccano anche gli zaini colorati dei tanti, tantissimi studenti che hanno deciso di saltare scuola per seguire il funerale dai maxischermi montati fuori dalla basilica di Santa Giustina.

"No, non conoscevamo Giulia, ma la sua storia ci ha toccato molto", dice un gruppetto di quindicenni padovane guardando verso la gigantografia della giovane che, da un'altalena avvolta da tulle bianco e fiori, sorride. Si stringono l'una con l'altra perché, dicono, avrebbero potuto essere loro, Giulia. E purtroppo hanno ragione. Ma la piazza è piena anche di diverse scolaresche, arrivate con le loro insegnanti, tra cui una classe dell'istituto agrario Alberto Trentin di Lonigo (Vicenza). "Abbiamo organizzato un'assemblea di istituto. È un episodio che ci ha colpito" commenta Nicola, rappresentante d'istituto.

A parlarne, a scuola e nelle università, sono stati in molti. Nelle assemblee e nei capannelli tra i corridoi. "La morte di Giulia è stato un evento spartiacque che ha portato a un aumento del senso di responsabilità collettiva" afferma non a caso Emma Ruzzon, presidente del Consiglio degli studenti dell'Università di Padova per Udu, anche lei presente in Basilica.

La folla di giovani in piazza segue con attenzione l'omelia di monsignor Claudio Cipolla e si commuove ascoltando il discorso del padre di Giulia, Gino Cecchettin, in cui auspica "che tutta questa pioggia di dolore fecondi il terreno delle nostre vite, e un giorno possa germogliare, e produca il suo frutto di amore, di perdono, e di pace". Soprattutto, porti al giorno in cui le donne smetteranno di morire per aver voluto essere libere. Le lacrime scorrono tra i ragazzi che restano in silenzio fin quando la bara di Giulia, con le rose bianche adagiate sopra, esce dalla basilica: scoppia l'applauso sempre più forte, che piano piano si trasforma in rumore. Quello stesso rumore che ha contraddistinto anche il minuto di silenzio nelle scuole voluto dal ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara.

Qualcuno inizia a scuotere le chiavi di casa, altri un campanello. Il timido tintinnio si diffonde per tutto Prato della Valle e cresce fino ad arrivare al papà di Giulia e ai due figli, Elena e Davide, che si stringono, commossi da tanto affetto e dal fatto che la loro richiesta di non fare silenzio ma rumore per Giulia, fosse stata accolta anche oggi per l'ultimo saluto a Giulia.

di Maria Ducoli   
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