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Astrazeneca: molto rumore per nulla? Sui ritardi della fornitura del vaccino divampano le polemiche

Nonostante le alte grida levate da tutto il Continente, le dosi in realtà sono più che abbondanti. E non perché siano troppe rispetto al fabbisogno teorico, ma perché le dosi già disponibili gli stati europei non riescono ad utilizzarle

Alessandro Spaventadi Alessandro Spaventa   
Operatrice sanitaria prepara i vaccini AstraZeneca (Foto Ansa)
Operatrice sanitaria prepara i vaccini AstraZeneca (Foto Ansa)

Era il 22 gennaio quando scoppiò il caso. Un’agenzia della Reuters riportava la notizia che Astrazeneca aveva comunicato alla Commissione Europea che nel primo trimestre dell’anno avrebbe ridotto del 60% le consegne concordate del suo vaccino contro il Covid-19, rendendo disponibili solo 31 milioni di dosi invece delle 80 milioni previste. 

Le polemiche

Divamparono polemiche a non finire: proclami indignati di tutti i governi dell’Unione e della Commissione, pubblica esecrazione dell’azienda, sospetti che le dosi fossero state dirottate a paesi assai liquidi, ispezioni all’impianto belga di Seneffe, diatribe sul contratto, esegesi della formula “best effort”, minacce di blocco delle esportazioni. Vennero persino messi in dubbio gli accordi sulla Brexit. 

Ma poi?

Poi vien fuori che, nonostante le alte grida levate da tutto il continente, le dosi in realtà siano più che abbondanti. E non perché siano troppe rispetto al fabbisogno teorico, anzi, ma perché le dosi già disponibili gli stati europei non riescono ad utilizzarle. Se sia un problema di organizzazione o di fiducia delle popolazioni per un vaccino la cui approvazione è stata accompagnata da dubbi sul processo di sperimentazione o se, più probabilmente, sia una combinazione di entrambi i fattori, non è dato saperlo. Certo è che di vaccini Astrazeneca al momento i refrigeratori in giro per l’Europa sono pieni. 

Utilizzate meno di un quarto delle dosi

La Germania, ad esempio, ha distribuito 1,45 milioni di dosi, ma ne ha somministrate solo 364mila, il 25%. La Francia ne ha a disposizione 1,1 milioni, ma ne ha somministrate 231mila, il 21%. L’Italia ne ha distribuite 1,5 milioni, ma ne ha somministrate 332mila, il 22%. In tutto quindi i tre maggiori paesi europei hanno usato meno di 1 milione dei circa 4 milioni di vaccini che hanno ricevuto, il 23% per essere esatti. Gli altri tre quarti e più sono nei frigoriferi. Visto l’incalzare delle varianti e il rischio di una terza ondata forse è il caso di darsi da fare e usarli.

Alessandro Spaventadi Alessandro Spaventa   
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