Regeni, dopo 5 anni di silenzi inizia il processo: alla sbarra quattro 007 egiziani

Numerosi depistaggi messi in atto dalla National Security e dagli imputati stessi per sviare le indagini ed evitare il processo

Foto Ansa
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TiscaliNews

E' iniziata da pochi minuti, a Roma, la prima udienza del processo a carico di quattro 007 egiziani accusati di avere sequestrato, torturato e ucciso il ricercatore Giulio Regeni nel febbraio del 2016. In aula, davanti alla terza corte d'assise, anche i genitori di Regeni e la sorella, Paola, Claudio e Irene, già costituite parte civile. Presenti anche gli avvocati dello Stato in rappresentanza della Presidenza del Consiglio che hanno depositato istanza di costituzione di parte lesa. A processo ci sono il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Le accuse sono, a seconda delle posizioni, di concorso in sequestro di persona pluriaggravato, concorso in lesioni personali aggravate e concorso in omicidio aggravato.

La famiglia: “Vogliamo la verità”

"Dopo cinque anni e mezzo di faticosa battaglia - hanno detto gli avvocati Alessandra Bellerini e Francesco Romeo, legali della famiglia di Giulio Regeni - vogliamo un processo. Ma che sia regolare, siamo qui per proteggere la verità". I legali hanno fatto riferimento ai depistaggi clamorosi messi in atto dalla National Security e dagli imputati stessi per sviare le indagini ed evitare il processo. Dal finto movente omosessuale, all'uccisione della banda di rapinatori fino ad arrivare al film sulla vicenda di Regeni, andato in onda sui media egiziani e comparso anche sui social network, "evidentemente diffamatorio tanto che i genitori di Giulio hanno presentato una denuncia-querela alla Procura di Roma". Ballerini ha ricordato che a Giulio furono "fratturati denti e ossa. Incise lettere sul corpo. La madre lo riconoscerà dalla punta del naso". Tutto ciò è avvenuto "in un luogo di tortura della National Security. Giulio muore non per le torture ma per torsione del collo, perché qualcuno decide che doveva morire. In questi anni abbiamo subito pressioni e i nostri consulenti in Egitto sono stati arrestati e torturati".

Il pm : “Da imputati azioni per fuggire dal processo”

"Una azione complessiva dei quattro imputati, e alcuni loro colleghi, compiuta dal 2016 e durata fino a poco fa, per bloccare, rallentare le indagini ed evitare che il processo avesse luogo in Italia. Da parte loro per 5 anni c'è stata una volontaria sottrazione, vogliono fuggire dal processo. Sono finti inconsapevoli". Lo ha detto il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco nel corso del suo intervento al processo Regeni e in particolare sul nodo dell'assenza in aula dei quattro 007 imputatati.

"Qui non abbiamo una prova regina una intercettazione telefonica. Ma ci sono almeno 13 elementi - ha aggiunto - che dal 2016 a oggi, se messi insieme, fanno emergere che gli agenti si sono volontariamente sottratti al processo. La domanda è: perché gli imputati non sono presenti qui in questa aula, sono inconsapevoli o finti inconsapevoli? L'imputato ha diritto ad avere tutte le notifiche del processo ma anche il dovere di eleggere il proprio domicilio. L'Egitto su questo punto non ha mai risposto. In generale su 64 rogatorie inviate al Cairo, 39 non hanno avuto risposta.

Abbiamo fatto quanto umanamente possibile per fare questo processo e sono convinto che oggi i quattro imputati sappiano che qui si sta celebrando la prima udienza".