Pizzo Calabro, il neonato rom nasce per strada e il paese fa il tifo per la mamma e il papà

Nel paese calabrese a partire dall’inizio degli anni '90 c'è stato un sempre più massiccio afflusso di rom bulgari

Pizzo Calabro, il neonato rom nasce per strada e il paese fa il tifo per la mamma e il papà
di Giovanni Maria Bellu

Questa, in effetti, è una storia che può sembrare inventata. Qualcuno potrebbe sospettare che si tratti di una parabola sapientemente costruita da una equipe di “buonisti” per dimostrare che l’incontro tra culture diverse, quando si sviluppa nel modo giusto, può fare miracoli. Può addirittura indurre un’intera comunità a partecipare alla nascita di una nuova vita. Sentendola come propria benché si tratti del figlio di due stranieri. Rom, per giunta

La comunità è quella di Pizzo Calabro, un paese di diecimila abitanti dove - a partire dall’inizio degli anni Novanta - cominciò, attraverso il passa parola, un sempre più massiccio afflusso di rom bulgari fuggiti dalle rovine dell’impero sovietico. Adesso sono circa un migliaio, il 10 per cento della popolazione, e si sono ben integrati. Al punto che il “caso Pizzo Calabro” è diventato oggetto di studio. Una sociologa della Sapienza, Maria Rosa Chirico, vi ha dedicato un saggio (“Una migrazione silenziosa. Rom bulgari in Italia”) pubblicato nella primavera scorsa dalla Fondazione Migrantes.

Nel corso della sua ricerca, Maria Rosa Chirico ha realizzato interviste, incontrato numerosi esponenti della comunità rom. In particolare una giovane coppia – Irina e Rado – che è una sorta di smentita vivente dei luoghi comuni “anti-zingari”. Vive in una casa, una casa col soggiorno , la cucina, lo stereo e Internet. Riceve gli amici. Ha un lavoro e conduce una intensa vita sociale. Insomma, tutto il contrario degli stereotipi che dipingono i rom come piccoli nuclei di individui asociali che vivono chiusi dentro le roulotte. Irina e Rado hanno tre figli. E’ stata la nascita del quarto ad animare a vigilia di Ferragosto. Come se improvvisamente, nel centro del paese, fosse stato allestito il set di un film di Emir Kusturica.

E’ successo che Irina, quando era da poco passata l’una di notte del 13 agosto, ha avuto le doglie. E immediatamente, assieme a Rado e con un seguito di familiari e vicini, è uscita di casa per raggiungere di corsa l’ospedale di Vibo Valentia. Raggiunta la via Salomone, i dolori sono diventati fortissimi. Irina non era più in grado di camminare. Si è dovuta sdraiare sull’asfalto. E ha partorito là, con l’aiuto di Rado che si è improvvisato ostetrico mettendo in pratica, con la forza della disperazione, le regole apprese seguendo con regolarità un provvidenziale corso televisivo per futuri papà.

Tutto questo sotto gli occhi di decine di persone – paesani e turisti - assiepate ai lati della strada, affacciate alle finestre. Emanuele è nato così, sostenuto dal tifo delle gente, e ha avuto come primo vestito la t-shirt di uno degli spettatori. I quali hanno molto apprezzato la sicurezza con la quale, rispondendo all’inevitabile domanda, Rado ha annunciato il nome del neonato, precisando che è lo stesso di suo padre. Secondo la tradizione della comunità bulgara, e anche secondo quella di Pizzo Calabro.

E’ passata una mezz’ora prima che arrivasse l’ambulanza del 118 per portare la mamma, il piccolo, e anche il papà, all’ospedale. Nell’attesa le forze dell’ordine, con la piena collaborazione dei cittadini presenti, hanno protetto la mamma e il bambino. Una festa a sorpresa nella notte. Un po’ disturbata da un automatismo burocratico. Infatti – così come accade ormai da anni a tutti i nuovi nati, da quando le levatrici sono andate in pensione e si va a partorire in ospedale – Emanuele risulta nato a Vibo Valentia. Mentre, come abbiamo visto, quanto ha raggiunto l’ospedale era già venuto al mondo, a Pizzo Calabro, da quasi un’ora. La cosa non è andata giù. “C’è anche l’idea – racconta Maria Rosaria Chirico – di fare una petizione popolare per chiedere la rettifica dell’errore”. No, questo nemmeno i più convinti sostenitori di una nuova legge sulla cittadinanza l’avevano previsto.