Latte, Pigliaru agli industriali: "Rischiate pagando di più". Pastori sardi ancora mobilitati

L'assessore all'agricoltura: "Tutte le azioni che sono state individuate fanno ben sperare per il raggiungimento di un accordo soddisfacente per tutti. L'obiettivo è quello di arrivare al prezzo del latte di un euro.

Stiamo lavorando per avvicinare le posizioni: si continua sulla linea del tavolo aperto in Regione, l’unica soluzione al momento è quella che abbiamo impostato noi: lavorare perché il prezzo  del pecorino romano aumenti per creare le condizioni perché le richieste dei pastori e le disponibilità degli industriali si incontrino su un punto di equità”. Così il presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru all’indomani del tavolo sul Latte convocato a Roma dal ministro Salvini. Non c’è stata la fumata bianca dell’accordo  promesso “in due giorni” dal vicepremier leghista sul prezzo del latte, ma il fronte istituzionale per una volta è compatto:  sul piatto ora ci sono 44 milioni per ritirare i circa 67 mila eccedenze di pecorino romano. 

“Il governo si è allineato concretamente alla proposta della Regione mettendo a disposizione una cifra importante- continua Pigliaru- ed ho fiducia che così si possa ridare dignità al lavoro dei pastori”. Oltre ai 10 milioni garantiti dalla Regione infatti il Viminale ha messo a correre altri 14 milioni di euro, il ministero dell’Agricoltura 10 milioni, mentre 20 milioni saranno erogati dal Banco di Sardegna. Ovviamente i tempi di risposta del mercato non sono immediati: si calcola che dal momento del ritiro gli effetti positivi sulla risalita del prezzo si possano vedere entro due o tre mesi al massimo.

Al tavolo romano però i pastori hanno rifiutato la soluzione intermedia di una remunerazione di 70 centesimi al litro, chiedendo un euro subito, mentre gli industriali del latte hanno fatto presente che i tempi di erogazione delle risorse pubbliche non consentirebbero di soddisfare nell’immediato questa richiesta. La trattativa si sposta ora in Sardegna, con le istituzioni regionali e nazionali a fare da garante dell’auspicato accordo fra le controparti.

“Abbiamo fatto la nostra parte e siamo pronti a fare ancora di più se serve a dare dignità al lavoro dei pastori”, assicura Pigliaru.  “Si lavora ancora domani e dopodomani a Cagliari, con un’azione di dialogo e di moral suasion. E’ chiaro che né la Regione né il Governo possono fare il prezzo: ma si può fare in modo di creare condizioni più positive per quel mercato e per quel settore, ed abbiamo aspettative concrete che con le azioni messe in campo questo accada”, dice il governatore sardo, precisando però:  “Qualcuno deve accettare un po’ di rischio, e a farlo deve essere la parte meno debole della filiera, i trasformatori. Mi aspetto proposte migliorative significative da parte loro, anche perché  i pastori hanno già pagato un prezzo molto alto finora”. 

Tra le cose che piò fare il pubblico c’è anche il potere di vigilanza.  Si è parlato di un possibile intervento dell’antitrust, ed il ministro Centinaio ha chiaramente parlato di multe se venissero accertati eventuali casi scorretti da parte degli attori della filiera: “Si , questo è naturale ed è giusto che sia così”, conferma Pigliaru. “Questa filiera ha bisogno di essere molto ristrutturata . Noi come regione abbiamo fatto un grande lavoro creando l’organismo interprofessionale che prima non c’era. E’ un grande investimento per il futuro e superata l’emergenza bisognerà porre le condizioni affinchè in futuro non si ricominci ad avere queste oscillazioni di prezzo. Oggi ci sono regole più solide di prima, ma le sanzioni sono ancora troppo basse. Pensiamo che chi sfora e non rispetta le quote assegnate non debba più usufruire di contributi dalla Regione. Il resto dovranno farlo gli attori della filiera: è indispensabile differenziare il prodotto e sganciarlo dalla logica a basso costo del pecorino romano. Ed è indispensabile che i produttori primari abbiano un fronte di contrattazione il più possibile omogeneo nei confronti del mondo industriale”