Papa Francesco a sorpresa rivoluziona il sinodo dei vescovi

Il Pontefice inaspettatamente differisce di un anno l'assemblea già convocata per avviare per la prima volta una grande partecipazione popolare alla sua preparazione

Papa Francesco a sorpresa rivoluziona il sinodo dei vescovi
Foto Ansa

Alla vigilia di Pentecoste, la festa cristiana più grande insieme alla Pasqua, che segna la nascita della Chiesa, papa Francesco ha colto di sorpresa la Chiesa cattolica  con la svolta più grande nei quasi 60 anni di storia del sinodo. Intende così realizzare una nuova coscienza che la Chiesa non è un affare del clero, ma una realtà da vivere alla pari da tutti i battezzati, laici o ecclesiastici. E così, senza suonare la grancassa pubblicitaria, ma con una semplice “Nota”, il prossimo sinodo dei vescovi che doveva discutere il tema della sinodalità è stato rinviato di un anno per dar modo a tutta la Chiesa di prepararlo coinvolgendo per la prima volta tutti, clero e laici, a livello locale, nazionale, continentale, mondiale.

Si tratta di un segno concreto e importante dopo l’esperienza Covid di applicare anzitutto alla sua Chiesa la raccomandazione, ripetuta ad ogni livello di istituzione e di ambito pubblico e privato: uscire dalla pandemia cercando di essere migliori di prima. Pertanto il sinodo dei vescovi previsto per il mese di ottobre del 2022, sarà invece celebrato nell’ottobre del 2023. Papa Francesco rispetto al passato ha infatti approvato un  nuovo modo di svolgere il cammino preparatorio che dovrà coinvolgere con analogo impegno, vescovi, esperti e capillarmente tutto il popolo di Dio. 

E’ una decisione davvero rivoluzionaria, fortemente aderente allo spirito del concilio Vaticano II. La decisione del papa non frena ma imprime un colpo d’ala alla fase di riforma della Chiesa che non può circoscriversi al solo funzionamento della Curia Romana ma deve rinnovare la Chiesa intera considerata come popolo di Dio. E se popolo, le questioni sia di fede che di governo non possono lasciarlo ai margini della riflessione e della decisione. Mentre da varie parti si preme perché Roma ascolti le istanze della base che cerca di vivere il Vangelo nelle diverse culture, Francesco indica una via grande per superare il pericolo di scontrarsi tra centro e periferia. Non più guardarsi in cagnesco o considerando come sudditi di Roma le diocesi del mondo intero, ma rinnovarsi insieme – centro e periferia nella fraternità operativa – per rendere di nuovo attraente il Vangelo all’umanità di oggi e di domani.

Modificare il sinodo significa facilitare la soluzione del potere nella Chiesa e dare efficacia alla testimonianza cristiana nel nostro tempo. Il bilanciamento tra primato del papa e collegialità episcopale che è stato uno dei temi più delicati del concilio Vaticano II, viene perfezionato associando finalmente l’intero popolo di Dio alle decisioni che riguardano la missione della Chiesa nel mondo. Rendere il sinodo un evento vissuto da tutto il popolo e non solo dagli addetti ai lavori è una eredità conciliare ormai matura per una sostanziale novità del metodo oltre che del merito. Il tema del sinodo in cantiere per la nuova sperimentazione ha come tema “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”. Francesco ha ritenuto giunto il tempo di coinvolgere ampiamente i laici. Roma non sarà più il cane da guardia per tradizioni spesso superate e senza più senso, ma guida fraterna per scegliere insieme le vie da prendere sui temi più sentiti nella vita della gente.

Francesco si sta rivelando un consumato maestro del metodo partecipato. Lo aveva già critto nel documento programmatico del suo pontificato, ma allora forse sotto lo shock del primo papa non europeo dopo tanti secoli, non si era compreso dove potesse portare un papa latinoamericano. Ora si comprende meglio che intendeva finalmente praticare le conseguenze del considerare la Chiesa popolo di Dio come aveva dichiarato il concilio. Il primo principio per progredire nella costruzione di un popolo – si legge in quel testo di Evangelii Gaudium – è considerare il tempo superiore allo spazio. “Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi…Si tratta di privilegiare le azioni che generano novi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci”. Il tema del popolo di Dio è un tema portante della pastorale di Francesco che intende coinvolgere in modo sorprendendo specialmente i poveri. Rendere il popolo protagonista nelle decisioni da prendere significa riconoscerne la dignità e trasformarne la coscienza. Francesco ha avviato un processo su un punto importante, rimasto quasi bloccato per decenni.

Nel lontano 1966 il giovane teologo Ratzinger tirando un bilancio del concilio cui aveva collaborato come teologo, esprimeva la propria soddisfazione per l’istituzione del sinodo dei vescovi: “Dobbiamo definire il sinodo  episcopale come un permanente concilio in piccolo, la sua istituzione in questa situazione significò la certezza che il concilio continuerà anche dopo la sua conclusione ufficiale, in quanto appartiene alla vita ordinaria della Chiesa; ed inoltre che il concilio non costituirà un episodio, su cui presto si passa oltre, ma, tramite il sinodo, sarà portato a maturazione ciò che è stato seminato nei giorni, sovente tempestosi, dell’assise conciliare”. Francesco si riallaccia a quello spirito conciliare che vuole praticare e non soltanto teorizzare.

Già nella commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi il 17 ottobre 2015, il papa gesuita portava a compimento la visione teorica di sinodo come cammino insieme di tutta la Chiesa. “Il Sinodo dei Vescovi – si legge nella Nota di questa vigilia di Pentecoste - è il punto di convergenza del dinamismo di ascolto reciproco nello Spirito Santo, condotto a tutti i livelli della vita della Chiesa. L’articolazione delle differenti fasi del processo sinodale renderà possibile l’ascolto reale del Popolo di Dio e si garantirà la partecipazione di tutti al processo sinodale. Non è solo un evento, ma un processo che coinvolge in sinergia il Popolo di Dio, il Collegio episcopale e il Vescovo di Roma, ciascuno secondo la propria funzione”. E’ il passo conclusivo, sebbene sperimentale, di 60 anni di storia conciliare della Chiesa.

Finora il papa ha portato avanti a piccoli passi l’allargamento della partecipazione al sinodo e ora con una decisione forte intende completare l’opera che non mortifica la funzione episcopale, ma la rende garante della domanda che viene dal popolo. Non c’è più un piano basso e un piano alto nella Chiesa, ma un solo piano dove tutti ascoltano tutti e – sull’esempio di Gesù - ciascuno pensa all’altro prima che a se stesso. I fedeli non considerati più come massa passiva di manovra, ma corresponsabili della missione.

La Nota viene dopo la Riforma della celebrazione sinodale del 2018 e dopo la nomina della prima donna a un ruolo dirigente del sinodo con il diritto di voto. Pertanto il percorso della prossima assemblea sinodale “si articolerà in tre fasi, tra l’ottobre del 2021 e l’ottobre del 2023, passando per una fase diocesana e una continentale, che daranno vita a due differenti Instrumentum Laboris, fino a quella conclusiva a livello di Chiesa Universale. L’apertura del Sinodo avrà luogo tanto in Vaticano quanto in ciascuna diocesi. Il cammino sarà inaugurato dal Santo Padre in Vaticano il 9-10 ottobre prossimo. Con le medesime modalità, domenica 17 ottobre, si aprirà nelle diocesi, sotto la presidenza del rispettivo vescovo”. In tutte le fasi preparatorie il coordinamento sarà svolto dalla Segreteria generale del Sinodo che verificherà la reale partecipazione a tutti i livelli.

Si dice che la Chiesa non è una democrazia. E questo è vero nel senso che la Chiesa non inventa se stessa ma segue il Vangelo di Gesù. In realtà la Chiesa è anche una democrazia nel senso che il discernimento su cosa significa credere in Gesù nei vari tempi della storia viene fatto da tutto il popolo dei battezzati che, pertanto, sono chiamati a non essere più orecchianti ma esperti di Vangelo conosciuto e praticato.