I segni della resistenza dei sopravvissuti del Rigopiano: Nutella, la torcia sul cellulare, letti e biliardo

Immagini e racconti, ecco come si scampa alla tragedia e si può sopravvivere 2 giorni sotto la neve

A guardare le foto dei locali che hanno protetto i sopravvissuti dell'Hotel Rigopiano vengono in mente gli interni della Costa Concordia, quando la prima telecamera dei sub fece ingresso nei saloni delle feste devastati dalle acque e consegnò al mondo il fermo immagine della tragedia: tutto immobile, come gli orologi fermi all'ora di un’esplosione. Sono luoghi trapassati in un istante dalla vita al blocco, come se qualcuno avesse urlato stop, facendo scendere le tenebre. Ma mentre ponti, cabine e ristoranti della nave da crociera, risucchiati di ogni aria, hanno condotto alla morte, gli anfratti del rifugio di montagna, resistenti alla furia, hanno conservato la vita, e allora si colgono subito, qui e lì, negli scatti, i segni della resistenza, e sembra perfino vederla la vita che si dimena in quella che troppo presto è stata definita tomba di ghiaccio. Altro che tomba, altro che ghiaccio.

Le stanze intatte

Non sono neppure cunicoli, angoli, bolle d'aria schiacciate sotto montagne di pietra, come si può immaginare alla parola macerie. Ma sono stanze intatte a cui è stata spenta all'improvviso la luce. Solai che hanno resistito alla furia. Tetti che hanno continuato a proteggere. Pareti che sono rimaste in piedi, creando delle gabbie addirittura integre, sigillate qualche metro sotto terra e sotto neve. In una delle foto, si vedono addirittura i lampadari al soffitto, che non sono caduti. Casse di acqua minerale, bottiglie sparse, sedie. C'è un vaso verde e lungo con i fiori. Un mobile di legno alla parete e sopra un quadro intatto. E' stato in questa stanza che si sono salvati alcuni degli scampati.

Letti e Nutella

Poi c'è quella accanto, dove addirittura compaiono dei letti di fortuna. Lenzuola bianche, giacigli, materassi su travi di legno. No, i salvati non erano schiacciati dalle pietre, soffocati dalle polveri, ma provavano a riposare, sedevano, camminavano (alcuni), bevevano acqua minerale, potevano parlarsi, accendere il fuoco. O mangiare Nutella, come si vede distintamente in un'altra immagine. Una stanza sottosopra, belle sedie comode, un tavolo da biliardo e un cartone enorme con vaschette di crema al cioccolato. Forse servivano per le prime colazioni nell'hotel. Ma lì sotto hanno dato ristoro, nutrimento, un filo di dolcezza e una speranza a quei bambini che stretti uno all'altro, si facevano calore e aspettavano, con chissà quali pensieri, o magari giocando.

Tenere duro

L'abbiamo tutti definita, troppo frettolosamente, una tomba di ghiaccio. Troppo spaventosa la scena della tormenta di neve, e di quella valanga, e della coppia diabolica tra terremoto e bufera, la slavina che rovina su un corpo di fabbrica, un tetto che scompare, una montagna di gelo che copre le vite. Ce li immaginavano tutti sepolti, i trenta e più che erano rimasti in quell'hotel. Tomba da brividi, ma avranno sofferto? Speriamo di no, ci dicevamo, mentre loro tenevano duro, stringevano al petto i bambini, accendevano un fuoco, infilavano un dito nella Nutella sperando che qualcuno aprisse una porta e li tirasse via.

Sigillati in una stanza

Non erano macerie ma tane buie e ancora piene di ossigeno, quelle del Rigopiano e chissà se è meglio o peggio, essere così lucidi e aspettare. Cosa? Chi ti salva o di non essere più venuti a prendere? I sopravvissuti non sapevano cosa si muoveva sopra le loro teste. Non sapevano neppure quanta neve ci fosse a coprirli. Erano sigillati in una stanza, senza altra informazione. Potevano essere tirati fuori in un minuto o mai più. Una vera prova di sopravvivenza, di quelle che immaginiamo sadiche e insostenibili solo nei reality.

Mano nella mano

Ma era vita vera. Ancora vita. Ed eccoli i pensieri di chi attende, in una grotta, che qualcosa accada. Giampaolo Matrone, 34 anni, della provincia di Roma, ha tenuto stretta la mano della moglie, Valentina Cicioni, per tutto il tempo. Cercava di trasferirle calore e fiducia. "Le parlavo per tenerla sveglia - ha ricordato ai giornali - perché volevo che rimanesse sempre vigile. La chiamavo, poi a un certo punto non l'ho sentita più e ho capito che mi stava lasciando". Anche Francesca ha tenuto per mano il suo fidanzato, che se n’è andato piano. Una trave lo avrebbe colpito subito, poi lui avrebbe provato a resistere mentre lei cercava di dargli calore, sentendolo però sempre più freddo. Ma aveva fiducia Francesca, come ce l'aveva Vincenzo, anche lui lì sotto, insieme a lei e a Giorgia.

Le gambe bloccate

«La sala in cui stavamo - ricorda Vincenzo, 25 anni alla Stampa - si è improvvisamente rimpicciolita e ci siamo trovati incastrati tra le travi. Non ci siamo resi conto che la sala si era girata». Pare, infatti, che quella stanza, che pure ha retto e li ha protetti, abbia fatto un giro su se stessa, senza però franare del tutto. «Io avevo le gambe bloccate, come se fossero finite dentro il fango. - ricorda Giorgia -. Ho dovuto levarmi le scarpe per liberarle. Alla fine, non so come e perché, sono stata tirata fuori dai piedi dai soccorritori, i nostri angeli».

Il vero miracolo

Ma il miracolo vero è quello dei bambini.  Si sono salvati per gioco. Quando la slavina è venuta giù, infatti, i piccoli erano nella sala giochi, quella del biliardo e della Nutella. Lì non si sono quasi accorti di nulla. Solo il blocco di ogni porta, un rumore e poi il silenzio. Hanno raccontato di una stanza ovattata, insonorizzata dalla neve. Come tappata e lasciata lì. Un filo di luce dall'app del cellulare che si chiama torcia e che, finchè ha potuto, gli ha dato una traccia. «Alla fine pure quella si è spenta perché la batteria si è esaurita», hanno raccontato. Così l'attesa, un po' di sonno, la calma e chissà quali pensieri ti attraversano in una trappola immobile e senza tempo. Verranno? Non verranno mai? Torneremo alla luce o moriremo qui sotto? E com'è morire piano piano? Ma non si moriva all'improvviso? Paure, che da oggi dovranno essere curate. Una madre racconta che sua figlia ha tanta voglia di dormire. Forse per dimenticare. O fissare la grande lezione della vita: lottare sempre, non disperare mai.