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[Il caso] Negli ospedali italiani mancano i medici, è boom di quelli a “gettone”

Secondo alcune stime mancano almeno 10 mila camici bianchi e questo favorisce la chiamata di giovani neo laureati o pensionati per tappare i buchi di organico. Il sindacato dei medici ospedalieri denuncia i rischi per la qualità dei servizi

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
[Il caso] Negli ospedali italiani mancano i medici, è boom di quelli a “gettone”

Secondo una classifica pubblicata da Bloomberg a fine 2018, il sistema sanitario italiano è il quarto più efficiente del mondo. Meglio di noi solamente Hong Kong, Singapore e Spagna. Attenzione però, la classifica non misura la qualità del servizio erogato ma semplicemente il rapporto tra risultati ottenuti e costi. Dopo anni e anni di tagli lineari in nome della spending review il SSN ha ridotto notevolmente prestazioni e mezzi a disposizione. La punta dell’iceberg della cura da cavallo a cui è stato sottoposto è probabilmente la carenza di medici. Secondo alcune stime nei nostri ospedali ne mancano 10 mila. Questo deficit sta portando alla diffusione, praticamente in tutte le regioni del Paese, del fenomeno dei camici bianchi a “gettone” ovvero di giovani neo laureati o pensionati chiamati a tappare i buchi di organico e pagati a prestazione.

Medici a chiamata in festivi e notturni

Del fenomeno si è occupato in un dossier il quotidiano La Stampa. Il quadro emerso è preoccupante, soprattutto per i rischi sulla qualità dei servizi. “Le aziende sanitarie hanno sempre più difficoltà ad assumere perché gli specializzati scarseggiano, così usano cooperative o professionisti singoli che a chiamata coprono soprattutto i turni festivi e le guardie notturne” ha spiegato al giornale torinese, Mario Giacomazzi, coordinatore dell’osservatorio politiche personale della Fiaso, la Federazione di asl e ospedali.

A rischio la sicurezza delle cure 

I medici a gettone vengono pagati dai 60 ai 90 euro l’ora. Spesso si tratta di giovani senza esperienza che lavorano per apposite cooperative e che con 10 turni al mese riescono a guadagnare il doppio di un dipendente. “Stiamo regalando interi pezzi del nostro sistema sanitario al privato, arrivando a pagare un solo turno di 12 ore mille euro e mettendo a rischio la sicurezza delle cure, perché la qualità dell’assistenza non può essere garantita quando il medico non è inserito stabilmente in una equipe di professionisti e non conosce l’organizzazione interna dell’ospedale” ha denunciato Carlo Palermo, segretario nazionale dell’Anaao, il sindacato dei medici ospedalieri.

Problemi per i pronto soccorso 

Le carenze di organico riguardano ormai svariate specializzazioni ma in particolare i medici d’urgenza. Il fenomeno dei medici di pronto soccorso che lavorano a gettone è uno di quelli maggiormente denunciati dai sindacati. “Si mette a rischio la qualità del servizio offerto. Un medico assunto da parte di un gruppo ed è spinto a formarsi dai capi e dai colleghi. Uno a 'gettone' fa il suo turno e poi va via. In più essendo un libero professionista è difficile vigilare sul fatto che osservi le 11 ore di riposo prevista per chi lavora nel pronto soccorso” ha spiegato Chiara Rivetti, dell’Anaao Piemonte.

Superamento del numero chiuso in Medicina 

Il governo in carica per contrastare il fenomeno con il decreto Semplificazione ha dato il via libera all'assunzione dei medici all'ultimo anno di specializzazione. Per gli esperti è una misura positiva ma non sufficiente a risolvere il problema perché occorrerebbe sfornare almeno 3 mila specialisti in più all'anno. Più che la scarsa propensione all'assunzione del SSN il nodo della questione è dunque la sbagliata programmazione del numero di studenti universitari. Tema che dà ragione a quanti sostengono (anche tra le file dell'esecutivo) che nel nostro Paese è arrivato il momento di togliere il numero chiuso in Medicina. Sarebbe decisione giusta e saggia viste anche le scarse opportunità di lavoro dei giovani italiani. 

 

 

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   

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