Naufragio, i sopravvissuti: "C'è stata una collisione con il mercantile. Il comandante aveva bevuto". Manette per due scafisti

Naufragio, i sopravvissuti: 'C'è stata una collisione con il mercantile. Il comandante aveva bevuto'. Manette per due scafisti
TiscaliNews

Uno spostamento di persone a bordo, che erano "un numero del tutto sproporzionato rispetto alle dimensioni" dell'imbarcazione e "al lungo tragitto da compiere", e "manovre errate compiute dal comandante del peschereccio nel tentativo di accostamento al mercantile". Sarebbe stata questa combinazione infernale, secondo la ricostruzione della Procura di Catania, a causare "la collisione e il capovolgimento" del barcone al largo della Libia dove sono morte circa 900 persone. A questo si aggiunge il sospetto, lanciato da uno dei quattro minorenni sopravvissuti, che chi era in quel momento a pilotare fosse "ubriaco e fumasse spinelli", come, dice, "faceva dalla partenza". Chi era a bordo nelle zona superiore si "è diretto di corsa verso la prua e la barca è affondata in cinque minuti".

Le vittime e gli arresti  - Le cifre fornite dai testimoni oscillano tra i 400 e i 900 migranti a bordo ma, precisano i magistrati, una "stima approssimativa è fissata in circa 850". I sopravvissuti sono stati soltanto 28, due dei quali sono sospettati di essere gli scafisti. Le indagini della guardia costiera e di polizia di Stato, Sco di Roma e squadra mobile di Catania, che hanno sentito subito i testimoni a bordo di nave Gregoretti, hanno portato al fermo del marocchino Mohammed Alì Malek, di 27 anni, che sarebbe il comandante, che "con la sua imperizia nelle manovre" avrebbe "causato la collisione" con la nave dei soccorritori, provocandone "l'affondamento in pochi minuti" e un componente dell'equipaggio, un siriano di 25 anni, Mahmud Bikhit, "con il compito - scrive la Procura nella richiesta di incidente probatorio avanzata per 'congelare' la ricostruzione di 5 testimoni - di tenere i contatti con gli organizzatori libici e coadiuvare il capitano facendo eseguire le sue disposizioni a bordo". Il Gip ha fissato l'udienza per venerdì prossimo.

Gruppo organizzato - Nel provvedimento i Pm scrivono inoltre che dietro l'ennesimo viaggio della morte, c'è "un gruppo organizzato, impegnato in attività criminali in Libia e in Italia" che ha anche "disponibilità di armi". Sul barcone, partito dal porto di Darabli la sera del 16 aprile, erano stipati disperati provenienti da Algeria, Somalia, Nigeria, Egitto, Senegal, Zambia, Mali, Bangladesh e Ghana. I due scafisti, dice ancora la procura "erano in contatto attraverso un telefono satellitare con uno dei capi organizzatori del viaggio". Gli atti in possesso del procuratore Giovanni Salvi e del sostituto Rocco Liguori permettono di concludere che "il comandante del mercantile King Jacob, che ha soccorso per primo i migranti, non ha alcuna responsabilità" nella tragedia. La nave ha già ripreso il largo e ieri era arrivata nella sua destinazione d'origine: un porto della Libia.

"Siamo stati picchiati" -L e indagini hanno anche consentito di ricostruire le fasi precedenti la partenza: i migranti sono stati tenuti chiusi un mese in una fattoria vicino al luogo delle partenza, "segregati dai trafficanti che li picchiavano se si lamentavano", ma anche senza apparente motivo. "Mi hanno colpito con un bastone - ha raccontato uno dei sopravvissuti - perché mi ero allontanato senza permesso per necessità fisiologiche". Ciascun 'viaggiatore' avrebbe pagato una cifra compresa tra 500 e i 1.000 dinari libici. E i soldi hanno fatto la differenza: chi ha versato di più era sul ponte e ha avuto la possibilità di tentare di salvarsi, gli altri sono stati rinchiusi nelle due stive che si sono rivelate camere della morte.

Il comandante "era ubriaco e fumava spinelli" - Si aggiungono poi dettagli inquietanti sulla tragedia. Lo scafista che era al comando del barcone naufragato, nel cercare di nascondersi e non farsi riconoscere, avrebbe pilotato con poca attenzione l'imbarcazione che sarebbe entrata in collisione con il mercantile King Jacob che era giunto in zona per prestare i soccorsi. Secondo alcuni dei sopravvissuti, il comandante del barcone "beveva vino e fumava spinelli". Tutto questo sin dalla partenza del barcone. I sopravvissuti hanno rivelato di averlo visto "in quelle condizioni anche poco prima dell'impatto con il mercantile portoghese".