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Mezzo governo più Giuseppe Conte alla festa dei 60 anni di Gian Marco Chiocci, ma manca il Pd

Il direttore del Tg1 ha scelto la famosa Villa Quintili, a Roma, per le celebrazioni del suo sessantesimo compleanno. Da Salvini a Eleonora Daniele, da Giletti a Lotito: ci sono proprio tutti, tranne qualcuno

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
Mezzo governo più Giuseppe Conte alla festa dei 60 anni di Gian Marco Chiocci, ma manca il Pd

Si fa presto a dire sessant’anni, festa e compleanno. Si fa presto a dire invitati, torta e brindisi. Perché poi c’è il direttore del Tg1, Gian Marco Chiocci, che mette insieme tutte le caratteristiche precedenti, ma riuscendo a trasformare tutto questo in un kolossal.

E lo fa non in un posto qualunque, ma nella villa sull’Appia Antica dove si girò 'Compagni di scuola' di Carlo Verdone, Villa dei Quintili per i precisini e gli storici, e già a partire dalla scenografia di una splendida notte della primavera romana, ci sono tutte le caratteristiche per una festa da film. Il punto è il genere: perché nella sceneggiatura sono compresi un po’ tutti. E quindi iniziamo a raccontarli, anche disordinatamente, partendo da un dato oggettivo: a Roma, la trasversalità è la norma, è cosa buona e giusta (e anche sana) frequentare fuori dall’aula qualcuno con cui magari si è litigato politicamente fino a pochi minuti prima durante la seduta o in televisione. E, in questo contesto, valgono i rapporti umani e vengono prima di idee e ideologie: mentre fino a qualche legislatura fa il parlamentare comunista che aveva l’amante democristiana o missina e viceversa era un tema da sussurro in transatlantico o da tenere nascosto, ultimamente si sono moltiplicate storie trasversali e anche matrimoni fra parlamentari di schieramenti opposti.

Insomma, questo è il contesto. Il testo aggiuntivo ce lo mette Gian Marco Chiocci, che è un giornalista con una storia di destra, che ancora ieri è stato attaccato dal Pd che non gradisce il sommario del Tg1 e vorrebbe scriverlo direttamente e diversamente, ma che è prima di tutto un signor giornalista, uno di quelli che ha trovato più notizie nella sua carriera fra tutti coloro che sono stati alla guida dell’ammiraglia dell’informazione. E poi è una persona di cuore, come sa chiunque lo conosca personalmente.

Insomma, attaccare Chiocci – con cui, per carità, essere in disaccordo magari spesso e volentieri, è possibile e giusto, ci mancherebbe - è un doppio autogol, perché parliamo di un fuoriclasse del giornalismo di cronaca e anche dell’umanità. Miscelando tutto questo, magari nel corner dei cocktail del free bar, ne viene fuori una serata straordinaria con mezzo governo, mezza opposizione e un pezzo della storia d’Italia recente, un po’ di mondanità e uno scenario perfetto per Dagospia.

E infatti Dago c’è, icona della festa insieme a Federico Palmaroli-Osho, autore anche dell’invito ufficiale, che Chiocci volle ospite fisso sulla prima pagina del 'Tempo', trasformando le sue storie nel più efficace degli editoriali e rivoluzionando il linguaggio giornalistico, esattamente come aveva fatto quarant’anni prima Eugenio Scalfari con Giorgio Forattini e le sue vignette. Il governo è rappresentatissimo, in versione molto soft: le scorte ci sono ma davvero poco visibili, un solo lampeggiante si scorge nella notte, niente sirene o sgommate. Eppure, dentro la villa, c’è mezzo consiglio dei ministri: Giorgia Meloni è assente giustificata, solo per un impegno dell’ultimo minuto, ma c’è uno dei suoi vicepremier, Matteo Salvini, in compagnia di Francesca Verdini. Salvini gira fra gli invitati salutando tutti, proprio come si fa alle cene elettorali sperando di racimolare qualche voto, anche perché le europee incombono e i sondaggi non sono trionfali.

Tutti presenti, o quasi

Poi, oltre al titolare di Trasporti e Infrastrutture, ci sono i suoi colleghi degli interni Matteo Piantedosi, rilassatissimo e per una volta scravattato, il titolare della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che riesce a essere sempre il più secchione del gruppo, anche alla festa, affrontando temi alti, mentre negli altri conciliaboli si pensa al derby, e quello dello Sport Andrea Abodi, che infatti pensa al derby.

E poi, un ex presidente del Consiglio e forse l’unico vero capo dell’opposizione, Giuseppe Conte, che arriva in splendida forma, in compagnia di Olivia Paladino elegantissima e invidiatissima da molte signore della festa, perché le bimbe di Conte si nascondono ovunque, anche nei posti più impensati. Su 'X' qualcuno – probabilmente di area Pd – pensa bene di attaccare Conte proprio per la sua presenza alla festa, ma l’ex premier è proprio la dimostrazione iconica del discorso che facevamo prima: non è che andare a festeggiare un amico comporta l’ingresso in maggioranza. E, a voler ragionare da retroscenisti, la scelta del leader del MoVimento è anche l’ennesima presa di distanza dal Partito Democratico, da Bari in su, nelle ultime ore.

E poi, sempre per restare a ministri di esecutivi precedenti, ci sono Maurizio Gasparri, che abita poco lontano ed arriva a piedi, Maurizio Lupi e Nunzia De Girolamo, provetta ballerina che però è senza il suo Francesco Boccia che ha appena attaccato Chiocchi via agenzia, e quindi va bene l’umanità e tutto il resto, ma pare opportuno almeno aspettare qualche ora. In più ci sono i gruppetti: il già citato Maurizio Lupi, capo di 'Noi moderati', fa una rimpatriata con Gianfranco Rotondi che con la sua Dc siede nel gruppo di Fratelli d’Italia, ma ovviamente resta fortemente democristiano, e Renzo Lusetti, che la prima volta venne eletto proprio fra Irpinia e Sannio in terra demitian-mastellian-rotondiana.

Al gruppo si aggiunge anche Mario Orfeo, che un po’ democristiano lo è pure lui ed è un miracolo vivente, avendo nel suo curriculum la direzione di Tg1, Tg2 e ora Tg3, dopo essere passato pure dalla direzione generale e da tanta carta stampata. Ma, in questo gioco dei gruppi e degli insiemi, dove i cerchi si incontrano e si toccano, Orfeo entra anche in quello dei past-president, gli ex direttori del Tg1, che sono qui a festeggiare il loro successore. E insieme a lui ci sono Andrea Montanari, che è tipo Osho, ma quello vero, e attorno a lui si respira una sorta di cultura mistica, e gli manca solo l’aureola, e Augusto Minzolini, ovviamente attentissimo a ogni movimento e conciliabolo, perché Minzo si nasce e si resta.

Poi ci sono quelli dello sport, con l’aquila laziale che gira fra gli stand e aiuta i biancazzurri a metabolizzare la sconfitta nel derby di poche ore prima, a cui grazie a Mourinho non erano più abituati: Claudio Lotito, il già citato Abodi, Luciano Moggi. E quelli dello spettacolo: Massimo Giletti, prontissimo al rientro in Rai, la tigre David Parenzo, Adriano Aragozzini che per la nostra generazione ha significato Sanremo insieme a Pippo, il Tg1 al gran completo o quasi, a partire da due dei volti più belli della conduzione, Paola Cervelli e Laura Chimenti, che poi se uno le conosce come giornaliste sa che sono addirittura più brave che belle. E ancora Eleonora Daniele, Daniela Ferolla, Salvo Sottile e Barbara Palombelli, ovviamente in compagnia di Francesco Rutelli, il miglior sindaco di Roma di sempre, almeno a memoria mia (non so Nathan e Petroselli).

E proprio Rutelli, che ha avuto serietà e dignità di andare a fare altro, senza provare a rientrare dalla finestra persino ora che molti di coloro che passano dalla porta non varrebbero nemmeno la sua portineria, apre il club delle vecchie glorie: dei democristiani sì è detto, Francesco Bonifazi (che ex non è) e rappresenta l’area, ma anche l’era renziana, poi c’è Bobo Craxi e anche amici ritrovati come Simone Baldelli, che ha portato alla Camera tecnica parlamentare e splendide imitazioni.

E poi, ovviamente, la vita personale di Gianmarco, tanti amici e colleghi anche senza 'sottopancia', la sua famiglia, papà Francobaldo e tantissimo altro. Soprattutto, nella villa sull’Appia Antica, c’è la fotografia di cos’è Roma.

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