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[L’inchiesta] Magnini e le intercettazioni prima delle olimpiadi di Rio: “Sono giù fisicamente. Non ne ho più, aiutami”

Le conversazioni con il nutrizionista al centro delle accuse della procura antidoping di Roma. Lo sfogo: “io dovevo fare bene i cento, li ho cannati tre volte di fila, non ho nessun scopo, ogni volta che mi butto in acqua ho il braccio che mi fa male, le gambe corte”

Antonio Mennadi Antonio Menna, editorialista   
[L’inchiesta] Magnini e le intercettazioni prima delle olimpiadi di Rio: “Sono giù fisicamente. Non...

È una inchiesta strana quella che rischia di travolgere la reputazione di Filippo Magnini, due volte campione del mondo nei cento metri di nuoto, 17 ori europei complessivi in oltre tredici anni di carriera. La Procura antidoping di Roma ha chiesto per lui otto anni di squalifica; la decisione dei giudici sportivi della prima sezione del tribunale di Nado Italia arriverà a giorni ma cominciano a trapelare indiscrezioni e intercettazioni. Sono tre le violazioni contestate: consumo o tentato consumo di sostanze dopanti, favoreggiamento, somministrazione o tentata somministrazione di sostanza vietata.

Inchiesta penale

L’inchiesta è nata dalla Procura di Pesaro, che a sua volta sta lavorando su accuse per doping a carico di Guido Porcellini, noto nutrizionista, e amico di Magnini. Il nuotatore, con il suo collegaMichele Santucci, non è entrato nell’inchiesta penale. «Non c’è mai stata la prova che Magnini abbia ricevuto e assunto quelle sostanze – ha detto secondo quanto riportato dal Resto del Carlino, il procuratore capo Cristina Tedeschini – Per noi la questione non esiste”. Ma l’indagine è rimasta aperta e prosegue sul fronte dell’antidoping. Non si sa bene con quali carte e quali elementi aggiuntivi a quelli dell’inchiesta penale.

La reazione

“È un’evidente ingiustizia, Un’indagine vergognosa”, ha reagito così, Magnini.

«Dopo tutta la collaborazione prestata nelle indagini in questi 8 mesi di strazio per me, leggo il mio nome – ha detto ancora il nuotatore al Resto del Carlino - ancora accostato alla parola doping nonostante, ripeto, la Procura di Pesaro mi abbia già dichiarato estraneo ai fatti. Oggi, la mia anima ribolle perché questa indagine è vergognosa e perché la conclusione, che la Procura antidoping ha fatto propria su fatti che ho circostanziatamente smentito e rismentito, è l’essenza dell’ingiustizia più evidente».

Le conversazioni

Pare che le accuse dell’antidoping si basino tutte sulle conversazioni intercettate tra Magnini e Porcellini; chiacchierate avvenute tra il 2015 e il 2016, prima delle Olimpiadi di Rio. Il 21 aprile 2016, il campione del mondo chiede al suo nutrizionista di agire subito. “Guido non ne ho più – dice Magnini, secondo quanto riportato dal Resto del Carlino -, sono sfinito, sono sfibrato, non è che posso fare...sono proprio giù, giù, sono stanco mentalmente e fisicamente, stressato”. Poi continua, con insistenza: “hai voglia di aiutarmi? Perché ho proprio bisogno di stare con te un attimo, nel senso...”. Al che, il nutrizionista risponde a tono: “niente di particolare, ti tratto da tossico come ho fatto con me. È l’ultimo anno, ci proviamo a far tutto, l’importante è finire bene”.

Senza custodia

La conversazione continua con il nuotatore che dice al medico: “Domani ci vediamo, porta quello che devi». E Porcellini che lo rassicura: “...senza custodia perché l’ho dovuta smontare e rimontare tre volte, quindi è... anonima, potrebbe esserci anche un film porno”. Qualche giorno dopo, Magnini torna a sfogarsi col suo nutrizionista: “non ho manco preparato la gara, io dovevo fare bene i cento, li ho cannati tre volte di fila, non ho nessun scopo, ogni volta che mi butto in acqua ho il braccio che mi fa male, le gambe corte, non so, ma se iniziamo gli esercizi sicuramente poi potenzio”. Il medico lo tranquillizza sugli esercizi. Poi aggiunge: “Oh dai, l’ultimo anno, ci proviamo a fare tutto».

Gli esercizi

Sempre tra aprile e maggio, la procura intercetta anche le telefonate tra Magnini e il suo compagno di nazionale, Michele Santucci. Parlano di esercizi, sembrano chiacchiere innocue, usano l’espressione sedute per spalle. Ma noi chiariscono che gli esercizi sono “introvabili”. Per gli inquirenti si tratta di parole d’ordine, un linguaggio occulto per mascherare l’uso dei prodotti proibiti, la loro scomparsa dai controlli, la sicurezza nell’uso.

Prezzo troppo caro

Queste conversazioni, in verità un po’ enigmatiche, per gli inquirenti penali non sono state sufficienti a immaginare alcuna responsabilità. Ma per la procura antidoping bastano a provare almeno l’interesse, il tentativo, il pensiero di avvicinarsi a pratiche antisportive. Troppo poco? Si vedrà nei prossimi giorni, con la sentenza. Otto (per Magnini) e quattro (per Santucci) anni di squalifica potrebbero essere un prezzo davvero troppo caro, per un paio di conversazioni in libertà e parole tutte da interpretare.

Antonio Mennadi Antonio Menna, editorialista   
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