Il Macron che vi piace tanto avrebbe sbattuto il ministro Lotti fuori dal Governo. E vi spiego perché

La lezione più bella che arriva dalla Francia è che in questo caso la questione morale non è stato uno strumento di battaglia, una invettiva o un'arma. Ma una semplice formalità: un obbligo da osservare a malincuore - magari - ma senza troppe discussioni 

Luca Lotti (Ansa)
Luca Lotti (Ansa)

Tutti pazzi per Macron, tutti come Macron, tutti alla ricerca del "Macron Italiano". Ma intanto ieri Macron (quello vero) ha fatto ciò che nessuno nel nostro paese osa immaginare, e ha sbattuto fuori dal governo quattro ministri in un colpo solo. Avevano rubato, forse? Erano stati colti in flagrante con le bustarelle in mano? Macché. Era indagati (sospettati) di aver utilizzato illecitamente i loro portaborse pagati dal parlamento europeo, come forza lavoro nella sede del proprio partito. Quindi i dimissionati non erano ancora condannati per un reato, ma solo toccati da una ipotesi di illecito.

Le accuse a Lotti

Ipotesi di accusa - fra l'altro - molto meno gravi di quelle che toccano il ministro Lotti. Secondo la testimonianza di un amministratore dello Stato come Luigi Marroni, Lotti avrebbe violato il segreto istruttorio per avvisarlo di una inchiesta giudiziaria. Si dirà: ma Lotti è un fedelissimo del leader del Pd Matteo Renzi.

 

Via dal governo nonostante l'amicizia di Macron

Bene, i quattro ministri erano alcuni dei suoi principali alleati, e uno di loro è uno dei fondatori di En Marche. Tuttavia niente ha impedito le loro dimissioni. Prima è caduta la prestigiosa Sylvie Goulard (amica personale di Mario Monti) una nota è stimata eurodeputata, che ha abbandonato la guida del ministero della Difesa. Ieri è toccato a François Bayrou, presidente del MoDem, che - in un comunicato diffuso nella mattinata - ha annunciato le sue dimissioni da ministro della giustizia. Una scelta da tempo nell'aria, a cui è seguita quella della collega Marielle de Sarnez, che ha lasciato la guida del ministero degli Affari europei. Prima di loro se ne era andato anche Clement Ferrand, un altro macroniano della prima ora, che ha lasciato la poltrona di ministro della coesione territoriale.

Le conseguenze

Queste dimissioni hanno anche avuto importanti conseguenze politiche sugli equilibri di maggioranza. Il MoDem di Bayrou si ritrova così fuori dal governo Macron. Il problema è che per l'opinione pubblica francese l'impiego degli assistenti parlamentari, retribuiti con i fondi del Parlamento europeo ma impiegati nella sede parigina del partito, equivale ad una truffa ai danni delle casse dello Stato. Nello stesso scandalo era stata coinvolta la leader del Front National di Marine Le Pen, e Macron lo aveva rimproverato alla sua rivale nel secondo duello televisivo delle presidenziali.

Inchieste pesanti

Il nuovo presidente - al contrario dei politici italiani - ha considerato insostenibile l'accusa di usare due pesi e due misure. Per gli stessi motivi François Fillon, ha pagato a duro prezzo - elettoralmente parlando - l'inchiesta sugli impieghi fittizi della moglie Penelope e dei suoi figli. Il. Andito dei Republicains, alla vigilia del voto, era in testa ai sondaggi, e quando è stato colpito dalle accuse, ha denunciato in conferenza stampa un complotto contro di lui. Ha pagato cara questa scelta, e non è arrivato al ballottaggio.

 

La riforma sulla moralizzazione della vita pubblica

Dopo le dimissioni dei quattro ministri il Primo Ministro, Edouard Philippe, ha fatto sapere di aver "preso atto" della situazione e di "rispettare" le scelte degli ex ministri. L''Eliseo, molto freddamente, non ha nemmeno commentato, accettando senza battere ciglio di perdere il suo principale alleato. Eppure l'endorsement fornito da Bayrou al movimento di En Marche! durante la campagna elettorale era stato uno dei pilastri su cui l'attuale presidente aveva potuto costruire, dal nulla, la propria scalata verso l'Eliseo. Ma l'inchiesta è arrivata, paradossalmente, proprio nei giorni in cui veniva annunciata la nuova riforma sulla moralizzazione della vita pubblica, promossa proprio dallo stesso guardasigilli. La lezione più bella che arriva dalla Francia è che in questo caso la questione morale non è stato uno strumento di battaglia, una invettiva o un'arma. Ma una semplice formalità: un obbligo da osservare a malincuore - magari - ma senza troppe discussioni.