[Il ritratto] Per razzismo e non per amore: Luca Traini non era il fidanzato di Pamela ma odiava i migranti africani

Era ossessionato dagli immigrati il responsabile del raid razzista di Macerata. La Lega, per cui si era candidato l'anno scorso, accredita una pista sentimentale ma il giovane xenofobo con bandiera italiana e saluto romano ha fatto una precisa rivendicazione politica

Un frame di un momento dell'arresto di Luca Traini
Un frame di un momento dell'arresto di Luca Traini (Ansa)

Una rappresaglia per l'atroce morte di Pamela. Gli investigatori hanno pochi dubbi sul movente del raid che ha insanguinato il centro di Macerata: i luoghi, i bersagli, il "curriculum vitae" e il rituale del lupo solitario parlano di una vendetta "razziale". Luca Traini, 28 anni, incensurato, ha cominciato a fare fuoco dalla sua auto contro tutti gli immigrati africani che ha incrociato, attraversando i quartieri della città dove si concentrano: l'area della stazione, poi via dei Velini e via Spalato, le zone toccate dalle indagini per la 18enne romana macellata dal giovane spacciatore nigeriano. Il vendicatore solitario ha scelto di terminare il suo raid lanciando un messaggio chiaro: arrivato in piazza della Vittoria, dinanzi al Monumento ai Caduti, è sceso dall'auto disarmato, si è tolto il giubbetto, ha appoggiato sulle spalle muscolose una bandiera tricolore, si è girato verso la gente che affollava la piazza facendo il saluto fascista e si è poi lasciato catturare senza opporre resistenza. Una lucida rivendicazione di un attacco degli evidenti connotati politici.

Dalla destra radicale alla candidatura per la Lega

Non ha precedenti penali ma è politicamente impegnato Luca Traini: dopo aver frequentato gli ambienti della destra radicale, è stato candidato alle elezioni amministrative a Corridonia con la Lega Nord. In un manifesto elettorale, il 28enne appare insieme al candidato sindaco Luigi Baldassarri che presenta la sua squadra. Nel programma elettorale c'è anche il "controllo degli extracomunitari". Una candidatura di bandiera, la sua: tra i 278 voti raccolti dalla lista, poco più del 4% con nessun eletto, neanche una preferenza per il giovane razzista. Corridonia è la città che ospita la comunità da cui si è allontanata Pamela per andare incontro alla sua atroce fine.

La Lega: era fidanzato con Pamela

Già la Lega cerca di negare la matrice xenofoba del raid: la segretaria del partito a Macerata, Maria Letizia Marino, ha raccontato che Luca aveva una storia con una tossicodipendente romana di cui era follemente innamorato e l'ha identificata con Pamela. Certo, se al momento dell'arresto Traini avesse scelto di dare una motivazione sentimentale anziché politica, gridando “l'ho fatto per Pamela, l'amore mio”, visto il clima di rabbia e di odio montanti per l'atroce delitto, la piazza si sarebbe sciolta in un applauso liberatorio. Comunque la Marino ai microfoni di radio Capital ha fornito due particolari interessanti: nei mesi di militanza leghista il giovane ha avuto una condotta irreprensibile, mentre altre testimonianze parlando di una sua crescente ossessione razzista, da qualche tempo Traini si era spostato in un'altra formazione politica. E in effetti l'ossessione per l' “invasione” dei migranti è un terreno di confine tra Lega e fascisteria, per cui militanti xenofobi passano da una formazione all'altra, portandosi appresso e dentro il proprio bagaglio di odio.

I precedenti: il delitto di Fermo

Fiancheggiatore della Lega era anche Amedeo Mancini, l'ultrà fermano condannato a 4 anni per omicidio preterintenzionale per aver ucciso con un cazzotto un richiedente asilo nigeriano, dopo una lite in strada. Il delitto occupò per qualche giorno la ribalta mediatica nell'estate del 2016, con due schieramenti assai radicalizzati, antirazzisti e non, sul campo di battaglia dei social network. Migliaia le condivisioni della foto che immortalava il mastodontico allevatore di bestiame sotto uno striscione della Lega Nord Marche. Alla fine la magistratura ha dato sostanzialmente ragione ai difensori dell'omicida: una pena molto lieve, la liberazione dopo 9 mesi tra carcere e arresti domiciliari.

La strage di Firenze

Simpatizzante, se non proprio militante di CasaPound era invece Gianluca Casseri, scrittore fantasy, grande esperto di Tolkien, responsabile di un raid xenofobo a Firenze, poco più di sei anni fa. Il 13 dicembre 2011 scese dall’auto e armato di pistola sparò a tre lavoratori senegalesi, uccidendone due e ferendo il terzo, in Piazza Dalmazia. Il pomeriggio tornò in strada dalle parti di San Lorenzo, sparando di nuovo e ferendo altri due giovani senegalesi. Inseguito infine dalla polizia, l’omicida si ammazzò con una pistolettata. All’epoca il sindaco di Firenze – Matteo Renzi – si trovò concorde con il leader di CasaPound nel dichiarare che Gianluca Casseri era un folle, che quella era stata la furia razzista di uno psicopatico, di un corpo estraneo alla società fiorentina. Oggi, fedele a se stesso, da segretario del Pd, invita a non strumentalizzare sul piano elettorale la tragedia di Macerata.