Lino Banfi testimonial allo sbaraglio, soldi dalla società che vuole realizzare il più grande deposito sulla costa di Gpl d'Europa

La Puglia insorge contro lo spot. Il sindaco di Manfredonia: “Ci hai deluso. La nostra terra è sotto attacco”

Lino Banfi
Lino Banfi nello spot di Energas
di Giovanni Maria Bellu

E’ dal 1998 che Nonno Libero si barcamena tra le difficoltà della vita. Anche se lo fa all’interno di una fiction, per milioni di italiani è una specie di parente. Tanto che Lino Banfi – l’attore che ha dato il suo volto a questa eterna maschera della commedia nazionale – un mese fa, presentando la decima edizione di Medico in Famiglia, ha deciso di affrontare la questione che, nella vita reale, angoscia tutti i nonni: il tempo che resta. Ha detto che prima o poi Nonno Libero morirà.

Benché la morte sia la sola certezza che tutti abbiamo, la previsione di Lino Banfi sul destino del suo personaggio ha suscitato un certo turbamento tra i fan. E’ da quasi vent’anni che Nonno Libero risolve tutti i problemi e si poteva anche ritenere che stesse lavorando per risolvere quello fondamentale. Proprio questa capacità di “aggiustare tutto” e di farlo sempre in modo bonario, tra eroismi e meschinità, ne ha fatto una delle principali maschere della nostra commedia. Nonno libero umanizza il peggiore dei nostri difetti: l’idea che, appunto, alla fine tutto si aggiusta. 

Un’idea del mondo che è assieme il nostro più grande limite e la nostra più grande forza. E’ ciò che ci consente di affrontare eroicamente le situazioni estreme e di perderci nei bicchieri d’acqua della vita quotidiana e delle sue regole. E’ quello che ci fa dare il meglio di noi nelle emergenze e il peggio nella routine. Sappiamo in effetti aggiustare quasi qualunque cosa, come nessun altro al mondo sa fare. Ma abbiamo difficoltà ad accettare il fatto – ovvio quasi quanto quello della morte – che esistono cose che non possono essere aggiustate. Che esistono momenti nei quali devi stare o da una parte o dall’altra. 

Così è successo che Lino Banfi-Nonno Libero ha accettato di fare da testimonial pubblicitario della Energas, una società per azioni che intende realizzare in Puglia, la sua regione, il più grande deposito costiero di Gpl d'Europa. Quando se ne è accorto, Angelo Riccardi, il sindaco di Manfredonia – la città  della provincia di Foggia candidata a ospitare l’impianto – ha scritto sulla sua pagina Facebook un post indignato nel quale ha accusato l’attore (e dunque il suo personaggio) di aver «svenduto la sua immagine per sponsorizzare Energas”. Sottolineando che la programmazione dello spot si concluderà proprio “un giorno prima del referendum che il Comune di Manfredonia ha indetto per chiedere ai propri cittadini se sono d'accordo o meno con l'impianto”.  In effetti, il sospetto che Energas stia “sfruttando le reti nazionali e un volto familiare solamente per distogliere l'attenzione di circa 60mila abitanti sulla pericolosità dell'impianto”, come puntualizza il sindaco di Manfredonia, si fonda su solidi indizi.  

 I telespettatori italiani fino a ora hanno conosciuto Nonno Libero nel ruolo di testimonial per le sue apparizioni a sostegno dell’Unicef, il Fondo dell’Onu per l’infanzia, di cui dal 2000 è ambasciatore, nelle campagne contro la mortalità infantile.  E’ stato due volte in Eritrea e una volta in Angola dove ha visitato le scuole realizzate dal Fondo delle Nazioni Unite. Ha finanziato il progetto "Istruzione delle bambine in Eritrea", devolvendo la metà dei diritti d'autore del CD "Sotto l'ombrellone" e dei libri "Una parola è troppa... Nonno Libero racconta" e "C'era una volta... Nonno Libero (storiellette strampalate)".

L’elenco non è finito. Lino Banfi – che come Nonno Libero non è più un ragazzino (ha compiuto 80 anni il 9 luglio scorso – è, tra i personaggi del mondo dello spettacolo italiano, uno dei più impegnati e attivi sul fronte della solidarietà. Chissà come ci è rimasto male quando gli hanno fatto sapere della presa di posizione del sindaco di Manfredonia. Che ha anche messo in discussione una delle cose a cui più tiene, la “pugliesità”, affermando che “Lino Banfi di pugliese ormai ha solo l’accento”.

Eppure non era difficile immaginare che il suo ruolo di testimonial della Energas avrebbe scatenato delle polemiche. La gente di Manfredonia è davvero preoccupata per le conseguenze che potrebbero derivare dalla realizzazione del gigantesco deposito di gas. Nel testo del referendum si afferma che quei dodici serbatoi, capaci di raccogliere 60mila metri cubi di Gpl, creerebbero un “rischio rilevante” di incidenti.  Un timore più che sufficiente per rifiutare di mettere la faccia di Nonno Libero in una questione così delicata e controversa.

Perché Lino Banfi ha deciso di prestarsi a un’operazione che ne scalfisce la limpida e simpatica immagine? Ha ceduto davanti a un’offerta economica di quelle che è difficile rifiutare? E’ stato male informato? Chissà. Ma è difficile credere che non abbia avuto elementi tali da consentirgli di farsi per lo meno venire un dubbio. E che l’abbia risolto “alla Nonno Libero”: abbia detto sì a partire dalla convinzione che, alla fine, tutto comunque “si aggiusta”, a tutto si trova rimedio. Senza considerare il fatto che i verbi “aggiustare” e “rimediare” presuppongono che il danno sia stato compiuto. E non sono applicabili a tutte le circostanze perché, appunto, esistono anche i danni irreparabili. Nonno Libero, in effetti, è l’Italia.