La mediazione di Di Maio riapre la trattativa tra i “Beppi”. Attesa per i messaggi di Grillo e Conte 

Il fondatore potrebbe parlare già oggi. E tendere la mano a Conte. Il cui intervento è atteso invece per domani. Il professore De Masi tra i pontieri. Un’eventuale ulteriore scissione peserebbe molto sul quadro politico. Sul centrosinistra ma anche sulla tenuta del governo

La mediazione di Di Maio riapre la trattativa tra i “Beppi”. Attesa per i messaggi di Grillo e Conte 
Foto Ansa

Il segnale è arrivato ieri alle 15 e 16. Un post di Luigi di Maio anticipato qualche minuto prima nella chat interna. C’era l’appello a “superare le fasi difficili usando testa e cuore”. La conferma che il “bene del Movimento è il pilastro delle nostre decisioni”. Quasi un grido di battaglia: “Mettiamocela tutta e restiamo uniti”. Da quel momento s’interrompono tutte le voci che davano per certo e imminente l’addio di Conte e l’annuncio della nascita di un nuovo partito. “Parlerà nel pomeriggio…”, “al massimo domenica” erano state, fino a quel post di Di Maio, le indiscrezioni tra il disperato e l’incredulo in arrivo dalla galassia 5 Stelle. Dalle tre di ieri pomeriggio invece un canale è stato riaperto e i pontieri si sono messi al lavoro.

Canale stretto

E’ un canale stretto perchè la rabbia, “l’umiliazione” derivata dalle parole di Grillo giovedì mentre era con i deputati e i senatori 5 Stelle è troppa e può portare solo all’addio.  Però è stato riaperto. Le parole giuste le stanno trovando in pochi, Di Maio, Fico e, anche, il professor De Masi, il sociologo da sempre vicino alle posizioni del Movimento. Non si tratta qui di far tornare la pace tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. E non funzionano neppure le mozioni degli affetti, gli appelli al cuore, al “come eravamo” o a quello che “possiamo essere”. Si tratta, adesso, di far capire al Professore che si è offeso come se non conoscesse il personaggio Beppe Grillo; e a Beppe Grillo che pensa sempre di essere sul palco per uno show e dimentica che le parole sono pietre che l’implosione del Movimento 5 Stelle i tre, quattro pezzi complica assai la vita del governo Draghi, le messa a terra delle riforme e dei progetti del Pnrr e la credibilità del sistema paese Italia che Draghi così faticosamente è riuscito a coltivare. Si tratta di far capire a due adulti che fanno i leader del partito che conta tuttora il maggior numero di parlamentari eletti, che non è questo il tempo di giocare, dei personalismi, delle questioni di principio ad esempio “mi ha offeso voglio  le scuse pubbliche” (Conte) oppure “è Conte ad aver bisogno di me, non io di lui” (Grillo). Soprattutto, Giuseppe Conte, che al Movimento 5 Stelle deve tutto perchè fino a marzo 2018 era nessuno, deve capire che non è pensabile far fuori in pochi mesi Davide Casaleggio, la piattaforma Rousseau e Beppe Grillo e pensare di continuare a chiamarsi Movimento 5 Stelle. Non ci crederebbe nessuno.  

I pontieri

Digerito in qualche modo lo choc che le dure parole espresse dal fondatore del Movimento hanno provocato al diretto interessato e a tutti i 5 Stelle, i pontieri sono quindi al lavoro per cercare una via d’uscita che consenta ad entrambi di trovare un compromesso che non suoni, per nessuno dei due, come uno smacco mortificante.

Conte dovrebbe insomma soprassedere alla richiesta di pubbliche scuse da parte di Grillo. L’ipotesi sarebbe superata anche perchè, oltre che difficilmente realizzabile, rischierebbe di esporre il Movimento a nuove ed inutili tensioni. L’ex premier si aspetta comunque un

segnale, un riconoscimento da parte di Beppe Grillo, qualcosa che vada oltre il significato di quelle parole, del sgarbo di non averlo voluto incontrare e di aver voluto parlare ai “suoi” ragazzi senza colui al quale (Conte) non più tardi del 28 febbraio lo stesso Grillo aveva affidato le chiavi del Movimento con mandato pieno e ampio. Grillo insomma deve dire o fare qualcosa che confermi pubblicamente la fiducia nella possibilità di Conte di rilanciare il Movimento senza mandare a gambe all'aria l'intero progetto pentastellato.

Un segnale entro stasera

Sarebbe meglio lo facesse oggi. Al massimo entro lunedì mattina. Ecco l’ultima controfferta di Conte. Altrimenti sarà lui, l’ex premier, a parlare lunedì e a comunicare le sue decisioni finali ed irrevocabili circa il piano di rifondazione del Movimento. “Grillo parlerà domani”, cioè oggi diceva ieri sera una fonte di primissimo piano nel Movimento. I pontieri sono al lavoro e con discrezione cercano di riallacciare il filo del dialogo. Di contatti diretti tra il fondatore e il candidato leader non ce ne sarebbero stati: “Nessuna novità, oggi siamo seri a ieri” spiegava ieri una fonte molto vicina all’avvocato. Infatti ieri è stato il giorno non delle comunicazioni dirette ma delle mediazioni. “Insieme abbiamo affrontato diverse fasi, anche le più difficili e complicate ma le abbiamo sempre superate usando testa e cuore” è il messaggio di Luigi di Maio comunicato via Facebook alla base e che sottintende la possibilità di recuperare la situazione.  Il ministro degli Esteri, rientrato dalla Slovenia, si è chiuso nel suo ufficio e da lì ha giocato le sue carte da mediatore. “Il bene che tutti vogliamo al Movimento è il pilastro su cui fondare le nostre decisioni” ha ricordato il ministro lasciando intendere che tutto sarà tentato prima di dichiarare la morte civile del Movimento. Conseguenza inevitabile dopo l’ennesima scissione e la nascita del partito di Conte.

La mediazione più difficile

Quella in corso è senza dubbio la mediazione più difficile nei quindici anni di vita del Movimento. Non è un caso che tra i mediatori ci sia il professor Domenico De Masi, sociologo e professore emerito di Sociologia del lavoro alla Sapienza, da sempre vicino al Movimento e, soprattutto, in grado di parlare con Grillo e di essere ascoltato. “Bisogna aspettare un paio di giorni per capire” ha detto ieri De Masi rinviando almeno a domani. Poi, senza confermare nè smentire il suo ruolo di mediatore, ha spiegato che  nelle decisioni di queste ore “pesano anche le valutazioni da fare sul quadro politico in generale perchè è chiaro che ogni decisione a questo punto ha effetti collaterali su tutto, maggioranze politiche ed elettorato attivo”. Tra un paio di mesi si vota per le amministrative e il Pd, tanto per dirne una, che così tanto ha investito sull’alleanza con il Movimento, si ritroverebbe come minimo spiazzato per non dire solo anche dove sono state strette le alleanze e dove è stato condiviso il candidato. Molto esplicito Osvaldo Napoli, nome storico di Forza Italia ora transitato nel gruppo di centro “Coraggio Italia”. “Il Movimento 5 Stelle non è partito qualsiasi che deve capire cosa diventare da grande. Si tratta - spiegava ieri Napoli - del gruppo parlamentare più importante e dunque decisivo negli equilibri di maggioranza. L'eventuale spaccatura di quel partito non potrebbe non avere ripercussioni anche sugli equilibri di governo”.  Al pari di questo, va capito che “lo scontro fra Conte e Grillo è un vero scontro di prospettiva e di strategia politica e avrà riflessi inevitabili nella sinistra. Voglio solo augurarmi, da convinto sostenitore del governo Draghi, che non ne abbia sull’esecutivo”. E’ chiaro che mettere una pezza oggi non mette al riparo da ulteriori tensioni domani.  Così come è chiaro che il Movimento 5 Stelle nei fatti non c’è già più e al suo posto sta subentrando  altro.

Il “terrore” di una scissione

Ecco perchè cercare la pace e ricomporre i cocci è l’unica soluzione possibile. Sono tanti ad essere convinti  che non ci siano altre vie d’uscita. Conte ha dalla sua un consenso tale gli elettori (non solo 5 Stelle) che potrebbe convincerlo a prendere armi e bagagli e lanciare una sua lista. Un'ipotesi che però atterrisce i parlamentari “terrorizzati”dall'ipotesi di una scissione. Perchè se è vero che i cosiddetti “contiani”  al Senato sono la maggioranza, alla Camera la situazione è molto più fluida ed assai meno schierata a favore di Conte (che non a caso ha piazzato Rocco Casalino alla guida della comunicazione Camera e questo non è piaciuto a molti deputati M5s). La scissione rischierebbe di far scomparire il Movimento in un ramo del parlamento lasciando i deputati in balia di se stessi. L’umore alla Camera può essere sintetizzato così: “Un conto è stato attaccare Casaleggio, un altro mettersi contro Grillo, il padre del Movimento. Nessuno vuole e può seguire Conte in questa direzione. Lo deve capire”. Grillo non si tocca, insomma. Trovate una soluzione. La riconoscenza in politica, anche nella vita, è merce rara. Tra i 5 Stelle ancora esiste. E di questo va dato atto.

Le garanzie

Per riallacciare le cose tra i due Beppi serviranno garanzie da entrambe le parti sulla volontà di trovare un punto di caduta sul nuovo Statuto e sui ruoli che garante e capo politico ricopriranno. Così come è necessaria una parola chiara di Conte sulle sue intenzioni circa il sostegno al governo Draghi, più volte messo in dubbio dall’ex premier, magari dopo l’elezione del nuovo capo dello Stato. Quasi che Conte si volesse giocare la chance a primavera 2022 di tornare a palazzo Chigi a riprendere un lavoro che non aveva alcuna intenzione di mollare.

E Grillo fa Grillo

Intanto, in cerca di indizi, ci si deve accontentare di una dotta dissertazione che Grillo ha deciso di pubblicare proprio ieri nel tardo pomeriggio. Si tratta di un saggio  del neuroscienziato Jose Maria Delgado Garcia dal titolo: “Siamo liberi di decidere?”. In sostanza si dice e si spiega perchè non esiste il libero arbitrio e perchè molte delle decisioni che prendiamo il più delle volte vengono prese inconsciamente. La conclusione è un po’ più rosea: “Non preoccupatevi: non siamo macchine. Siamo esseri viventi con motivazioni interne che ci portano ad esplorare e comprendere il mondo che ci circonda e noi stessi. Speriamo in meglio”. I cacciatori di indizi si sono messi subito al lavoro. Ma Grillo, che è e rivendica di essere “un visionario”, qualità prima per la politica di cui sarebbe invece sprovvisto Conte, è come sempre abilissimo nel dare agganci per una lettera. Ma anche per l’altra. Certo, quel “speriamo in meglio” finale non deve essere stato scelto per caso.