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[L’inchiesta] L’Italia distrutta dalle fiamme, ecco chi sono i colpevoli del disastro. E i numeri dello scandalo

La Sicilia, con ben 13.052 ettari di boschi e vegetazione andati distrutti non ha nemmeno un mezzo come le Marche. La Campania ha dimezzato la sua flotta, da 10 del 2007 ai 5 di oggi. Regioni virtuose il Lazio che da 7 del 2007 è arrivata a 10 di oggi, e la Sardegna che dai 5 del 2007 è passata ai 12 di oggi

Guido Ruotolodi Guido Ruotolo   
Italia distrutta dalle fiamme, ecco chi sono i colpevoli

Sono loro i colpevoli. Le Regioni ritardatarie, incapaci di programmare gli interventi, di investire sul territorio. Il caldo e la siccità certo non aiutano. Anzi. Ma sono colpevoli anche i Comuni che non riescono a stilare il Catasto delle aree percorse dal fuoco. E bisogna aggiungere le inadempienze statali che creano una gran confusione su chi deve fare cosa, all'indomani della fusione del Corpo forestale nell'Arma dei Carabinieri.

È vergognoso che nella Regione dove (fonte dati Legambiente) si sono sviluppati in questi primi mesi del 2017 il maggior numero di incendi, la Sicilia, con ben 13.052 ettari di boschi e vegetazione andati distrutti, è vergognoso appunto che la Sicilia non abbia sottoscritto ancora nessuna Convenzione o contratto per avere a disposizione neppure un elicottero antincendio.

Sono loro sul banco degli imputati. I responsabili morali dei (primi) due morti calabresi per le fiamme (ieri e oggi). È proprio desolante assistere in queste ore a una Caporetto dello Stato.

"Come sempre quando le tempeste sono gravi - commenta uno storico ambientalista, Ermete Realacci, deputato Pd - sono perfette. Caldo estremo e siccità insieme provocano disastri. Nelle scorse settimane il Portogallo ha vissuto giorni drammatici e ha pianto decine di morti, per gli incendi. Ma non è concepibile essere colti dalla disattenzione. Le competenze oggi sono in gran parte delle Regioni e le Regioni si sono fatte trovare impreparate, non avendo ancora - alcune - firmato convenzioni e contratti per i mezzi aerei antincendi".

Quella sgradevole sensazione che avevamo già espresso ieri sulla impreparazione di fronte all'emergenza incendi, purtroppo trova conferme autorevoli. Dall'ufficio stampa del dipartimento della Protezione civile arrivano alcuni numeri sconfortanti che confermano il giudizio severo di Realacci: "Nel 2007 le Regioni nel loro complesso avevano sottoscritto Convenzioni o contratti per 72 mezzi aerei (elicotteri soprattutto). Nel 2012 il numero era arrivato a 80. Oggi la somma delle flotte regionali arriva ad appena 58".

Insomma in dieci anni registriamo un saldo negativo del 25%.

Sempre la Protezione civile: "In particolare la Sicilia è passata dagli 8 del 2007, 9 del 2012 al nulla di oggi. Come nessuno ne ha le Marche che nel 2007 ne aveva uno. La Campania ha dimezzato la sua flotta, da 10 del 2007 ai 5 di oggi. Regioni virtuose il Lazio che da 7 del 2007 è arrivata a 10 di oggi, e la Sardegna che dai 5 del 2007 è passata ai 12 di oggi".

Quando arrivano le richieste di aiuto dalla periferia, la Protezione civile deve valutare dove inviare i mezzi di soccorso, disponendo di una flotta di Stato di 41 Canadair ed elicotteri. Un numero che non si discosta dai 43 del 2013, quando raggiungemmo il massimo numero disponibile di veicoli antincendio. Mentre il minimo storico lo abbiamo registrato nel 2013 (appena 18 mezzi) per i tagli del governo Monti.

La causa dei tagli, per un sindacalista della ex Forestale, "sta nei tagli del Patto di stabilità che in dieci anni ha ridotto del 50% la disponibilità di risorse per la manutenzione dei mezzi. E con il blocco del turnover il personale si è ridotto ed è invecchiato".

Saranno invecchiati i volontari, i vigili del fuoco, gli ex forestali. Ma sono «bravi e generosi» e ieri sera hanno messo in salvo dieci persone tra San Leucio e Vaccheria, in provincia di Caserta, con i fuoristrada.

Il dossier di Legambiente è impressionante. In sei mesi appena sono andati distrutti oltre 26.000 ettari di superfici boschive, quasi tante quanto andarono a fuoco in tutto il 2016. Un altro aspetto critico è che le Regioni sono in forte ritardo nel varare il piano anti incendio boschivo. La Campania e il Lazio non lo hanno ancora provato, la Sicilia è la Calabria, solo in parte.

Nella classifica degli incendi di queste settimane, dopo la Sicilia si piazza la Calabria (5.826 ettari a fuoco), la Campania, il Lazio, la Puglia e la Sardegna (496 ettari).

Per far convincere i dubbiosi sull'emergenza di queste settimane, basta un raffronto: nel 2007, un anno tragico per gli incendi, arrivarono 722 richieste di impiego della flotta aerea nazionali, nel 2012, 458. Nei primi sei mesi e passa del 2017 ben 769.

Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente non è per nulla sorpreso di questa emergenza. Se l'aspettava. "Era facile prevederlo per l'inefficienza delle Regioni e dei comuni - attacca - e per la mancata riorganizzazione delle competenze dopo la fusione del Corpo forestale con l'Arma dei carabinieri. Le Regioni più colpite sono quelle che presentano i maggiori ritardi nell'approvazione dei Piani antincendi regionali.

Alcune lo hanno fatto tra maggio e giugno altri ancora no. Sono inadempienze inaccettabili".

La legge del 2000 stabilisce che sui terreni incendiati per dieci anni non si possa più costruire, fare il pascolo e procedere al rimboschimento. "Una legge chiarissima - spiega Ciafani - che colpisce quell'industria della catastrofe che si muove dietro gli incendi. Solo che per essere efficace, la legge, i comuni devono procedere con il Catasto delle aree percorse dal fuoco. Ma il Catasto o non esiste o non viene aggiornato".

E infine, con la fusione della Forestale dell'Arma dei Carabinieri, le competenze dovrebbero essere redistribuite con i Vigili del Fuoco. Ma ad oggi, mancano alcuni decreti attuativi.

Guido Ruotolodi Guido Ruotolo   
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