"L'Italia alle Olimpiadi svenduta ad Armani". L'accusa di Claudia Mori

Inevitabile accostare quel 7 nero sulle maglie degli atleti al marchio EA7 della linea di abbigliamento firmata dallo stilista

TiscaliNews

Quell’enorme 7 in campo nero che riempie lo sguardo quando un atleta italiano sale sul podio dei Giochi Olimpici di Rio 2016 non piace a tanti: poco stile, scarsa o troppa originalità, questione di gusti, si dice. Chi non ne fa invece una questione di gusto ma di opportunità, o meglio, di dignità è Claudia Mori. L’ex attrice, oggi produttrice musicale e cinematografica, nonché compagna di una vita di Adriano Celentano, dalla pagine del Fatto Quotidiano va giù pesante: “Sul podio vince lo sponsor. Non l’Italia e il suo atleta! A danno di quella che avrebbe dovuto essere la nostra identità”.

La dignità svenduta per uno sponsor

“Questo Coni e compagnia non cambieranno mai! – rincara la dose la Mori - Ridicoli e incapaci di avere la ‘schiena diritta’ almeno quando ci rappresentano alle Olimpiadi e non di mettere tutto nello stesso calderone delle vanità, pronti ad indossare tronfi una divisa che è la rappresentazione della sconfitta di un paese che mette nelle mani di uno sponsor la propria dignità”.

L’accostamento alla linea di abbigliamento EA7

Ma perché tanta avversione a quella maglia? In tanti si sono chiesti il motivo di quel grande 7 e alcuni non hanno faticato a trovarci una relazione col numero della linea di abbigliamento di Armani EA7 nata nel 2004 da una collaborazione tra lo stilista e Shevchenko, ex numero 7 del Milan. La singolare coincidenza è stata fatta notare da tanti, lo ha fatto di recente anche l’Huffingtonpost.it.

Venduti a uno sponsor

Coincidenza che a Claudia Mori proprio non va giù: “Finalmente qualcuno si è accorto dello scandalo di aver svenduto alle Olimpiadi di quest’anno la nazione Italia, a beneficio del solito megalomane invasivo sponsor che per un pugno di soldi e divise gratis fornite ai nostri atleti ottiene una inaudita visibilità. L’ennesima svendita di un sistema incapace e bugiardo. Quel 7 stampato a caratteri cubitali sopra le divise dei nostri atleti/testimonial assieme alla bandiera italiana quasi invisibile, ci rende sempre più incapaci di distinguere cosa è tollerabile da cosa non lo sia più! Il male dal bene! L’inganno dalla verità! Reagire o subire! Non siamo più italiani ma un popolino di fessi”.