Immigrazione, per la demografia può salvare l’Italia dall’implosione sociale

Immigrazione, per la demografia può salvare l’Italia dall’implosione sociale
TiscaliNews

Ci sono due scenari legati al fenomeno dell’immigrazione che l’Italia sta sperimentando, quello dell’equilibrio e quello dell’implosione del sistema sociale. La notizia è che, dati demografici alla mano, l’implosione si verificherà se gli immigrati verranno a mancare. “Non solo la popolazione italiana si sta riducendo. Sta venendo a mancare il ricambio tra generazioni: abbiamo meno giovani in età da lavoro e un carico maggiore di anziani. Questo significa meno crescita, ma anche difficoltà nel sostenere pensioni e sanità”, spiega Alessandro Rosina, professore ordinario di Demografia e Statistica sociale nella facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano e autore del libro ‘L’Italia che non cresce’.

PIU’ FIGLI GRAZIE AGLI IMMIGRANTI. Con un tasso di fecondità che dal 1977 è sceso al di sotto dei due figli per donna, portandoci fino al record negativo nel numero di nascite del 2014 (509mila, mai così poche dall’Unità d’Italia) e col divario tra nuovi nati e deceduti che va ampliandosi di anno in anno, la strada tracciata sarebbe quella che passa dal collasso e porta all’estinzione. “In questi termini, il contributo dato dagli immigrati è doppiamente positivo: intanto perché i nuovi arrivati si aggiungono alla popolazione esistente, e poi perché hanno tutti un tasso di fecondità più alto del nostro”, segnala Rosina.

IN ITALIA 5 MILIONI DI STRANIERI. Le cifre dicono che gli stranieri ufficialmente presenti in Italia sono circa 5 milioni, contro i 55 milioni di Italiani. Il loro tasso di fecondità - pari a 1,97 - consente però di alzare da 1,31 a 1,39 il numero di nati per ciascuna donna. Un dato che tende a calare nel lungo termine: “Il percorso tipico ci dice che col passare del tempo il comportamento degli immigrati converge con quello della popolazione autoctona”.

IL FUTURO? TRASFORMARE IMMIGRAZIONE IN SVILUPPO. Motivo per cui, se si punta a mantenere l’equilibrio, i nuovi arrivi hanno un ruolo fondamentale. La storia lo conferma, se la si legge alla luce del rapporto tra le dinamiche di immigrazione e i tassi di fecondità. A fine Ottocento, epoca in cui emigravamo verso altri paesi del continente e oltreoceano, facevamo più figli del resto d’Europa. Così come erano particolarmente fecondi gli abitanti del mezzogiorno e del nord-est italiano che hanno ricominciato a spostarsi nel secondo dopoguerra. Negli anni Ottanta, un periodo di stasi in cui dal nostro paese non si partiva più e non si arrivava ancora, è invece iniziato il declino in termini di nascite e ricambio generazionale, al quale si è opposta solo l’immigrazione iniziata negli anni Novanta. Dal punto di vista demografico, la morale è allora chiara. Alessandro Rosina la riassume così: “L’Italia potrà crescere nei prossimi decenni nella misura in cui riuscirà a trasformare l’immigrazione da fenomeno spontaneo e disordinato a fattore pienamente e stabilmente inserito nel modello di sviluppo economico, sociale e culturale del paese”.