Il buco nero della beneficenza con gli sms: 5 milioni per l'Aquila mai arrivati ai terremotati

Il terremoto del 2009 emozionò non meno del sisma dello scorso 24 agosto. Ecco che fine hanno fatto i soldi donati dagli italiani

Il buco nero della beneficenza con gli sms: 5 milioni per l'Aquila mai arrivati ai terremotati
di Antonio Menna

Il grande cuore degli italiani. E' tutto un fiorire di appelli, in queste ore di emozione popolare per il terremoto che lo scorso 24 agosto ha ucciso quasi trecento persone in alcuni comuni di Lazio e Marche. Parola d'ordine, aiutare.  Donazioni private alla Croce rossa, come quella di 500mila euro di mister Facebook, iniziative di solidarietà come le cene all'amatriciana sparse in tutta Italia, messaggi di sostegno e aiuti materiali da squadre di calcio, attori, vip, società mentre il Governo ci ha già messo 50 milioni di euro. L'obiettivo è sistemare i quasi 2600 sfollati, aiutare le aziende agricole in ginocchio, avviare un rapido programma di ricostruzione per tentare di voltare rapidamente pagina.

Il messaggino solidale

Inevitabile anche il richiamo popolare del messaggino solidale. Un sms al numero 45500 e si donano due euro. Sarebbero stati già raccolti solo in questo modo oltre 9 milioni e mezzo di euro. Ma a chi vanno questi soldi? Arrivano davvero ai terremotati? In che tempi? Con quali modalità? Qualche timore è legittimo, soprattutto alla luce degli esempi più recenti.

Il precedente dell'Aquila

Il terremoto che mise in ginocchio l'Aquila nel 2009 (309 vittime accertate, 10 miliardi di euro di danni) emozionò gli italiani non meno del terremoto dello scorso 24 agosto. Con il sistema delle donazioni via sms furono raccolti ben 5 milioni di euro. Che, però, non sono mai direttamente arrivati ai terremotati. Motivo? Un complesso sistema che prevedeva la costituzione, con quei soldi, di un Consorzio finanziario con un Fondo di garanzia. Un progetto di microcredito con enti locali, banche e Caritas, con costi di gestione alti e tempi lunghi di attuazione. In sostanza, ai terremotati in quanto tali, nemmeno un euro. Ma finanziamenti a singoli progetti coordinati e coperti dal Fondo di garanzia. Se i cittadini lo avessero saputo avrebbero contribuito lo stesso?

Il caso del terremoto emiliano

Uno scenario simile si è verificato anche con il terremoto che interessò nel 2012 parte della Pianura Padana, soprattutto nel territorio emiliano ma anche in Lombardia e Veneto. Meno vittime (27) ma danni molto seri per 13 miliardi di euro ad aziende, case e patrimonio culturale. Anche in quel caso, con i messaggini, furono raccolti molti soldi: oltre 15 milioni di euro che, però, hanno faticato non poco ad arrivare alle regioni terremotate e con modalità non chiarite prima. Per mesi, i sindaci dei comuni terremotati hanno gridato allo scandalo: di quei soldi, nemmeno l'ombra. La Protezione civile, che gestì la misura, parlò di ritardi nel trasferimento dei soldi da parte delle compagnie telefoniche.  Poi i soldi si sono sbloccati ma, anche in quel caso, trasferiti alle Regioni per coprire i costi della ricostruzione. I cittadini avrebbero contribuito se avessero saputo che andavano a finanziare le Regioni - per progetti inerenti il sisma - e non direttamente i terremotati?

La nota della Protezione civile

Consapevole delle difficoltà del passato, ci ha pensato direttamente la Protezione civile, questa volta, a chiarire in anticipo modalità di gestione dei soldi. In una nota, è stato spiegato che "quando si chiuderà la raccolta fondi verrà istituito un Comitato dei Garanti composto da persone “di riconosciuta e indiscussa moralità e indipendenza”, nominate dal capo Dipartimento d’accordo con i governatori delle zone coinvolte. Il compito del Comitato sarà quello “di valutare le proposte delle Regioni per l’utilizzo dei fondi” e di garantire la trasparenza nella gestione dei soldi".

Tutto in mano alle Regioni

In sostanza, il meccanismo resta questo: gli operatori telefonici verseranno i soldi (solo quando gli utenti avranno pagato le bollette) su un conto aperto presso la Tesoreria centrale dello Stato in favore della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il comitato dei garanti valuterà e approverà i progetti delle Regioni e poi i soldi saranno trasferiti agli enti locali. Difficile, anche in questo caso, che a vedere il denaro siano direttamente gli sfollati, le aziende danneggiate e le famiglie delle vittime. Saranno le Regioni - ancora una volta - a decidere come spendere i soldi della solidarietà. Speriamo bene.