Il Family Day con il fiato corto alla meta. Come una balena stanca

Papa Francesco ha un’idea diversa di essere cristiani

Il Family Day con il fiato corto alla meta. Come una balena stanca
di Carlo Di Cicco

Il Family Day è arrivato con il fiato corto alla meta. Come una balena stanca. Nessuno poteva immaginare alla vigilia che il giorno che si pensava un trionfo, anche grazie all’attivismo profuso dai promotori e all’esplicita sponda politica del centro destra. Ci si attendeva una data che sarebbe rimasta negli annali del cattolicesimo militante e tale è stata celebrata anche oggi dai promotori. E invece al Circo Massimo era palpabile un entusiasmo un po’ stanco. Con un retro pensiero di un tempo concluso. Complice la compresenza di due Piazze cattoliche nella capitale:  quella del Family Day al Circo Massimo e quella di san Pietro dove in mattinata Papa Francesco ha tenuto la prima udienza generale straordinaria prevista una volta al mese per la durata dell’Anno giubilare.

Leggendo le due piazze in parallelo, il Circo Massimo è apparso una liturgia ripetitiva e invecchiata, con le spalle al futuro, rimirando il passato del cattolicesimo. Una stagione ormai logorata e molto casalinga anche se sono stati letti messaggi di partecipazione e sostegno da alcuni paesi d’Europa e America ove sono attive realtà analoghe alle appartenenze di movimenti religiosi e culturali a dir poco moderati di tanti presenti nel catino del Circo Massimo.

Francesco ha fatto risuonare la sua voce con accenti del tutto diversi parlando dello “stretto legame tra la misericordia e la missione”. Neppure un cenno alla manifestazione del Family Day, avendo invece a cuore di ripetere quello che lui ritiene urgente per rendere credibile la fede cristiana nel nostro tempo.

“Come cristiani – egli ha detto - abbiamo la responsabilità di essere missionari del Vangelo. Quando riceviamo una bella notizia, o quando viviamo una bella esperienza, è naturale che sentiamo l’esigenza di parteciparla anche agli altri. Sentiamo dentro noi che non possiamo trattenere la gioia che ci è stata donata: vogliamo estenderla. La gioia suscitata è tale che ci spinge a comunicarla”.

E dovrebbe essere la stessa cosa “quando incontriamo il Signore: la gioia di questo incontro, della sua misericordia, comunicare la misericordia del Signore. Anzi, il segno concreto che abbiamo davvero incontrato Gesù è la gioia che proviamo nel comunicarlo anche agli altri. E questo non è “fare proselitismo”, questo è fare un dono: io ti do quello che mi dà gioia”. Incontrare Gesù equivale a incontrarsi con il suo amore. Questo amore “ci trasforma e ci rende capaci di trasmettere ad altri la forza che ci dona.  dal giorno del Battesimo viene dato a ciascuno di noi un nuovo nome in aggiunta a quello che già danno mamma e papà, e questo nome è “Cristoforo”: tutti siamo “Cristofori”. Cosa significa? “Portatori di Cristo”. E’ il nome del nostro atteggiamento, un atteggiamento di portatori della gioia di Cristo, della misericordia di Cristo. Ogni cristiano è un “Cristoforo”, cioè un portatore di Cristo!”.

Solo vivendo da credenti “il Vangelo può toccare il cuore delle persone e aprirlo a ricevere la grazia dell’amore, a ricevere questa grande misericordia di Dio che accoglie tutti”. Dal Family Day non ci si poteva attendere toni analoghi essendo l’incontro politico e non di fede.

Un modo di vedere confermato anche dal vescovo di Campobasso, Giancarlo Bregantini uno dei pochissimi se non unico dei i vescovi presenti. “Sono stato trascinato dai laici – ha detto in una intervista – come vescovo ho voluto partecipare a questa loro battaglia civica e di dignità”. Parecchi erano invece i politici presenti al Circo Massimo in prevalenza del centro destra e quindi con l’obiettivo centrale di contrastare la Legge Cirinna sulle unioni civili. Come in tutte le analoghe manifestazioni tantissimi i cartelli e gli slogan di protesta verso il governo e i politici favorevoli alle unioni civili. Tanti, duri e ripetuti gli slogan in difesa dei bambini che non andrebbero strumentalizzati nel momento in cui si chiede alla politica di rispettarli. Senza dubbio la questione infanzia è stata il piatto forte della protesta e della richiesta di impegno da parte degli organizzatori a dare seguito militante a questo incontro giudicato , forse con una certa enfasi da taluni, uno dei grandi raduni se non il più grande in difesa della famiglia naturale nel secondo dopoguerra.

I vescovi, sapientemente, - anche coloro che avevano deciso di rimborsare le spese ai partecipanti – per lo più si sono tenuti fisicamente alla larga dall’incontro, mentre erano in numero discreto ecclesiastici e parroci presenti, meno vistosi, però,  dei gruppi tradizionalisti con i loro pittoreschi cartelli a effetto. Ma anche alla base del palco campeggiava una scritta enorme riassuntiva dei propositi all’origine del Family Day: “Vietato rottamare la famiglia”. E altri del tipo ”La natura non si cambia, la vita non si compra”. E infinite volte ripetuto il grido di battaglia: “No Cirinnà”.

Già dal mattino inoltrato, andando dalla periferia est di Roma verso il Circo Massimo, passando per la Metro A e B, non si aveva la sensazione di un raduno straripante, provata e confermata in altre circostanze analoghe del passato. Gli organizzatori hanno comunque ripetuto la loro convinzione che i partecipanti fossero un milione.