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[Il personaggio] I grandi affari di Valentino Rossi. Da campione a imprenditore di successo con un'idea semplice

La sua impresa, la VR46, dà lavoro a 44 persone, sei in più dell’anno scorso e 10 in più di quando aveva cominciato in grande, nel 2012: tutti del posto. L’idea, in verità, era partita prima, nel 2009, nata semplicemente da una necessità diventata intuizione: quella di curarsi da sé il merchandising

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Valentino Rossi
Valentino Rossi, nell'inedita veste di imprenditore

Non ce ne sono tanti come lui, perché Valentino Rossi eccelle in qualunque cosa faccia. Se molti campioni dello sport, quando hanno appeso le scarpette al chiodo, hanno rischiato di finire in mano a squali e pirati con i loro gruzzoli guadagnati negli anni d’oro, lui invece non solo ha già saputo amministrare tutto il suo dané, ma non ha nemmeno più l’ansia di programmarsi il futuro. L’ha già fatto. Il Vale è diventato un imprenditore di successo, mentre continua a correre il mondiale con la sua moto, e lo è diventato a casa sua, a Tavullia, dando lavoro a tutti i suoi amici, in un edificio di mille specchi, dentro a un palazzo di vetro fatto a cerchio, affacciato sul paesino come un miraggio da Silicon Valley.

C’è in lui la genialità di quelli che vengono dal niente, per dimostrarci ogni giorno che il niente può diventare tutto, se hai la tenacia e quel pizzico di follia di crederci sempre. Forse c’entra anche con lo sport: tutti gli sportivi vengono dal niente. Solo che noi questa volta ci vediamo qualcos’altro. Il segreto del Valentino, in fondo, devono essere le sue radici. E’ una fortuna essere profeti in patria, e non capita a tutti. Ma lui è come se fosse venuto su con la sua gente. Dicono che agli inizi avesse paura dei giornalisti. Sembra impossibile crederlo, adesso. Però, a 19 anni, quando aveva vinto il titolo della 125, preferiva parlare con i suoi amici che con quella banda di cronisti che stava venendo a cercarlo. Con loro, poteva chiacchierare come se fosse a casa: «Mi sono comprato la prima macchina», diceva. «E’ una Honda Civic 1600 usata. E va come una scheggia...».

In tutti questi anni che sono passati, lui è rimasto lo stesso. Anche se al posto di quella Honda Civic di seconda mano, nel garage ora tiene una Ferrari 458 Italia, e nella sua carriera abbastanza longeva ha già guadagnato più di duecento milioni, 35 dei quali pagati per il contenzioso col fisco nel 2007. Però, continua a fidarsi solo della sua gente, come un marchio di fabbrica. E se fa qualcosa lo fa per loro. Il presidente della Rossi Spa è suo padre, Graziano Rossi, e l’ad della sua azienda è il fidatissimo Alberto Tebaldi e uno dei suoi principali collaboratori è l’amico fraterno Alessio Salucci detto Uccio. La sua impresa, la VR46, dà lavoro a 44 persone, sei in più dell’anno scorso e 10 in più di quando aveva cominciato in grande, nel 2012: tutti del posto, tutti amici del Vale.

L’idea, in verità, era partita prima, nel 2009, nata semplicemente da una necessità diventata intuizione: quella di curarsi da sé il merchandising. Cappellini, t-shirt, felpe, magliette, e accessori vari, tutto l’armamentario del marchio del campione. Poi, siccome il Vale ha questa magia dentro di sé, che è più degli imprenditori che degli sportivi, ha cominciato a espandersi, prima raccogliendo i suoi colleghi di motore su due ruote, e alla fine allargandosi sempre di più, arrivando persino alla Juventus, la grande rivale della sua amatissima Inter, ma anche quasi l’unica azienda che funziona nel panorama calcio della nostra Italia. Non vorremmo bestemmiare, ma la parabola di Vale può diventare come quella del Drake, il grande Enzo Ferrari, che aveva cominciato correndo ed è finito nel mito della storia industriale del mondo. Rossi è giovane. Diamogli tempo.

Per ora continua a crescere. Si sono rivolti a lui, molti dei grandi piloti su due ruote, da Dani Pedrosa a Marc Marquez, che però ha rotto il contratto dopo le liti e gli insulti del mondiale 2015, fino a Tony Cairoli, campione di motocross, e soprattutto alcune grandi industrie del circo internazionale dei motori, come la Yamaha e la Bridgestone. Nel 2014 il fatturato era stato di 12 milioni, quattro in più dell’anno precedente e a Tavullia avevano fatto festa grande per celebrare l’evento. Solo che da allora è sempre cresciuto, a ritmi ancora più vertiginosi.

Nel 2016 è diventato di 20 milioni, 35 per cento in più del 2015. L’utile netto è salito a 3,5 milioni d’euro. La società cresce con le sue gambe e non ha bisogno di ricorrere a indebitamenti bancari. E’ tutto fatto in casa. Come Vale, che ci sta mettendo nella sua impresa la stessa passione della moto. Perché questo è l’altro segreto del successo, di qualsiasi successo, anche il più piccolo: la passione. Sulla scrivania, nel suo ufficio a vista, sempre con le porte aperte, tanto qui sono tutti amici, tiene un dizionario della lingua italiana, una rivista, una monografia su Ayrton Senna e una medaglia. Senna era il suo mito. Ma tutto il resto è solo lavoro. Non fategli perdere tempo, al Vale.   
        
  

 

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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