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[L’intervista] “Gomorra cattivo maestro? Il vero motivo per cui si critica la serie tv è un altro”

Non è solo una resa dei conti tra chi dal primo giorno ha deciso di affossare la serie televisiva solo perché ispirata dallo scrittore Roberto Saviano. Parla Lady Gomorra, Cristina Donadio

Guido Ruotolodi Guido Ruotolo   
L'attrice Cristina Donadio
L'attrice Cristina Donadio

«Quasi tutti premettono che si tratta di un ottimo prodotto televisivo, salvo poi demolirlo perché sarebbe un “cattivo maestro” per le nuove generazioni affascinate dalla violenza che si respira nella serie».
Non ci sta Cristina Donadio, a questo tiro al bersaglio contro Gomorra. Non è solo una resa dei conti tra chi dal primo giorno ha deciso di affossare la serie televisiva solo perché ispirata dallo scrittore Roberto Saviano, e chi invece da spettatore apprezza il prodotto televisivo. È diventato uno scontro che interroga tutti sulle responsabilità di una città in balia di giovanissimi nello stesso tempo vittime e carnefici di una violenza estrema. Violenza non solo fine a se stessa, ma anche strumento di scalata sociale nel mondo della criminalità.

La “iena” Scianel

L’attrice Cristina Donadio nella fortunata serie televisiva di Sky interpreta Scianel, alias Annalisa Magliocchi, che a un certo punto della sua vita si ritrova a capo di un clan di Secondigliano. Cristina stessa definisce Scianel «la iena», «che nello stesso momento in cui diventa capo si spoglia da qualsiasi ruolo di donna ma da donna interpreta un ruolo crudele, cinico, violento e, come abbiamo visto, doppiogiochista in un mondo criminale che è coniugato al maschile».

Cristina, ti senti responsabile “morale” di quello che accade a Napoli in queste settimane? L’ultimo episodio è l’accoltellamento di Arturo, uno studente di via Foria. E prima le “stese”, le sparatorie, gli accoltellamenti ai baretti.
«Non scherziamo. Magari il problema di Napoli fosse “Gomorra”. Se così fosse, cambiando canale con il telecomando avremmo risolto tutti i problemi. Perché dopo nove, dieci anni di Don Matteo ci sono per caso più preti? Sono forse aumentati i buoni? Non scherziamo. Chi chiama in causa Gomorra è spesso in malafede, ha la coscienza sporca, da rappresentante delle istituzioni abdica al suo ruolo».

In effetti, il tema Gomorra taglia trasversalmente le famiglie, gli ambienti sociali, lo stesso mondo delle istituzioni.
«Dal primo giorno c’è stato un continuo bombardamento di critiche contro Gomorra. Ma con la terza serie, questa presa di distanza feroce è stata molto più violenta forse perché Gomorra ha spostato il suo focus su Napoli, sul centro della città».

Insomma, dalle periferie al centro storico. Ė solo un caso che anche la violenza sia esplosa nella realtà nel centro di Napoli, da Chiaia a via Foria?
«Fino a quando la storia era circoscritta a Secondigliano la polemica non usciva mai dal seminato. Ora che Gomorra si svolge nel cuore di Napoli, dalle viuzze e vicoli del Quadrilatero a via Caracciolo, è come se mettesse ansia, desse fastidio perché destabilizzante. Una violenza e una presenza che chiama in causa le istituzioni per il loro fallimento».

Gli eroi di Gomorra sono tutti negativi. Perché non c’è un buono?
«Perché gli ideatori e sceneggiatori hanno deciso di raccontare il male non il bene. I protagonisti sono tutti “walking dead”, morti che camminano, persone che non si possono fidare neppure di un familiare, che sono costretti a guardarsi sempre le spalle, e che, la stragrande maggioranza, ė consapevole che non morirà di morte naturale. Mi chiedo, chiedo a voi quale sarebbe il messaggio che invita all’emulazione?».

Modelli culturali contrapposti. Napoli è una città i cui vasi comunicanti sono occlusi. Il sottoproletariato, il ceto medio, gli intellettuali, il mondo della produzione. Ognuno per sé....
«Forse piuttosto che chiedere solo cento poliziotti in più dovremmo chiedere anche cento maestri di strada in più per aiutare questi giovani a uscire dalla melma. Ricordo a me stessa e a tutti che questo clima si respirava anche negli anni Ottanta, e Gomorra non esisteva ancora, non era stata scritta e pubblicata. Erano gli anni di una guerra spietata di camorra tra la Nco di Raffaele Cutolo e la Nuova famiglia di Bardellino e Nuvoletta».

Ma almeno anche le serie televisive americane tipo “Miami Vice” raccontano il conflitto tra buoni e cattivi, criminali e forze di polizia e magistratura.
«Gomorra non è sicuramente un buon esempio, ma non istiga neppure al male. Racconta, ripeto, il male che è un sistema globale non certo circoscritto solo a Napoli. Mostra la crudeltà del male quando Ciro l’Immortale e Gerry Savastano ordinano a Sangue Blu di uccidere l’operaio con il figlio disabile perché si era ribellato alla busta paga decurtata».

Torniamo a Scianel, la doppiogiochista.
«Sono contenta di averle dato una personalità così profondamente ironica che la fa diventare un personaggio americano. È vero, lei diventa feroce, elabora strategie criminali raffinate per conquistare il potere. Solo donna Imma, la moglie di Pietro Savastano il boss, si sacrifica “shakespearianamente” perché il principe diventi re, perché suo figlio Gerry diventi capo».

Cristina, la terza serie è finita. L’accoltellamento di Arturo in via Foria rattrista, fa essere pessimisti. È questo clima “noir” si respira anche in Gomorra.
«Questo disagio può anche positivo se impone a tutti di interrogarsi. Napoli vive la sua Primavera per il turismo, mai così affollata di stranieri e nello stesso tempo ogni giorno si legge di ragazzi vittime e carnefici di sparatorie, accoltellamenti, violenze. La Gomorra che si svolgeva a Secondigliano non c’è più. Anche nella realtà. La Secondigliano delle Vele piazze di spaccio è finita. Le piazze sono altrove e i cittadini di Secondigliano vogliono recuperare il tempo perduto. Speriamo che questo accadrà anche ai napoletani che vivono oggi nel centro funestato dalle violenze dei nuovi camorristi».

Guido Ruotolodi Guido Ruotolo   

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