Ha chiesto al clero di Roma una richiesta pubblica di perdono, per Francesco lo scandalo pedofilia è un dolore insopportabile

Il Papa proponendo lo stile di Mosé, all’inizio della Quaresima inizia dal clero della sua diocesi un percorso di autocoscienza della vocazione e del servizio sacerdotale che deve essere vissuto con umiltà, penitenza e preghiera per guarire le ferite dolorose procurate al Popolo di Dio dai preti infedeli e boriosi

Ha chiesto al clero di Roma una richiesta pubblica di perdono, per Francesco lo scandalo pedofilia è un dolore insopportabile

Il clero della Chiesa cattolica sta attraversando le acque tumultuose degli scandali della pedofilia in una condizione paragonabile a “vergognosa nudità” davanti all’opinione pubblica mondiale.  E Francesco corre ai ripari, prima con iniziative di governo per arginare la pedofilia dei preti e poi per avviare un cammino di conversione per guarire da una ferita che, sebbene non sia causata da responsabilità diretta di tutti i sacerdoti, il papa vive come dolore insopportabile. E chiede ai preti di Roma un segno pubblico di pentimento e penitenza.

Pedofilia presente forse da sempre nelle comunità cristiane

Troppo male è stato fatto e al presente la Chiesa si trova a dover fare fronte non solo agli scandali dei preti di oggi, ma a una pedofilia scandalosa presente forse da sempre nelle comunità cristiane. A Francesco non interessa questa volta di paragonare lo scandalo del clero alle colpe analoghe che si annidano nelle famiglie e nella società, ma interessa voltare radicalmente pagina nella sua Chiesa. Operazione piuttosto difficile, una sfida quasi temeraria perché egli stesso ha riconosciuto che sarà possibile arginare ma non estinguere del tutto la pedofilia. E per arginare le norme vanno bene ma non bastano se i sacerdoti di oggi e di domani non cambiano testa e cuore.

Riprendere con i sacerdoti il tema della pedofilia

Il tempo di Quaresima, quando i cristiani si preparano alla Pasqua con il digiuno, la preghiera e la penitenza è sembrato a Francesco un tempo opportuno per riprendere con i suoi sacerdoti il tema della pedofilia, un labirinto da cui si può uscire solo con un nuovo rapporto fecondo con Dio. Preti umili difficilmente peccano di pedofilia. E allora Francesco propone ai preti di ispirarsi nel loro ministero e nella loro vita alla figura di Mosé che ha curato il popolo eletto della prima alleanza come un pastore che si affidava pienamente a Dio ma sapeva bene che il suo servizio doveva restare umile e fiducioso, disposto a correre ogni fatica per il bene del popolo, anche la propria sconfitta. E’ in questo contesto biblico che Francesco ha inserito un ampio accenno alla pedofilia senza nascondere la pena per questo delitto di tanti sacerdoti anche vescovi che si porterà dentro sino alla fine della vita.

No ai preti sazi dell’autocompiacimento

Ha chiarito con decisione che non vuole preti sazi dell’autocompiacimento, preti allo specchio che vedono solo la propria figura. “Cari fratelli, - ha detto a un certo punto del lungo discorso - è un privilegio enorme il nostro! Dio conosce la nostra “vergognosa nudità”. Mi ha colpito tanto quando ho visto l’originale della [Vergine] Odigitria di Bari: non è come adesso, un po’ vestito con le vesti che mettono sull’icona i cristiani orientali. È la Madonna con il bambino nudo. Mi è piaciuto tanto che il Vescovo di Bari mi ha fatto avere una di queste, me l’ha regalata, e l’ho messa lì, davanti alla mia porta. E a me piace – lo dico per condividere un’esperienza – mi piace al mattino, quando mi alzo, quando passo davanti, dire alla Madonna che custodisca la mia nudità: “Madre, tu conosci tutte le mie nudità”. Questa è una cosa grande: chiedere al Signore – dalla mia nudità – chiedere che custodisca la mia nudità. Lei le conosce tutte. Dio conosce la nostra  nudità eppure non si stanca di servirsi di noi per offrire agli uomini la riconciliazione. Siamo poverissimi, peccatori, eppure Dio ci prende per intercedere per i nostri fratelli e per distribuire agli uomini, attraverso le nostre mani per nulla innocenti, la salvezza che rigenera”. A queste parole quasi spietate e taglienti Francesco ha voluto dire la fatale parola della pedofilia per continuare a perseguirla in tutti i modi.

“II peccato - ha perciò aggiunto - ci deturpa, e ne facciamo con dolore l’umiliante esperienza quando noi stessi o uno dei nostri fratelli sacerdoti o vescovi cade nel baratro senza fondo del vizio, della corruzione o, peggio ancora, del crimine che distrugge la vita degli altri. Sento di condividere con voi il dolore e la pena insopportabili che causano in noi e in tutto il corpo ecclesiale l’onda degli scandali di cui i giornali del mondo intero sono ormai pieni. È evidente che il vero significato di ciò che sta accadendo è da cercare nello spirito del male, nel Nemico, che agisce con la pretesa di essere il padrone del mondo, come ho detto nella liturgia eucaristica al termine dell’Incontro sulla protezione dei minori nella Chiesa (24 febbraio 2018). Eppure, non scoraggiamoci! II Signore sta purificando la sua Sposa e ci sta convertendo tutti a sé. Ci sta facendo sperimentare la prova perché comprendiamo che senza di Lui siamo polvere. Ci sta salvando dall’ipocrisia, dalla spiritualità delle apparenze. Egli sta soffiando il suo Spirito per ridare bellezza alla sua Sposa, sorpresa in flagrante adulterio. Ci farà bene prendere oggi il capitolo 16 di Ezechiele. Questa la storia della Chiesa. Questa è la mia storia, può dire ognuno di noi. E alla fine, ma attraverso la tua vergogna, tu continuerai a essere il pastore. Il nostro umile pentimento, che rimane silenzioso tra le lacrime di fronte alla mostruosità del peccato e all’insondabile grandezza del perdono di Dio, questo, questo umile pentimento è l’inizio della nostra santità”.

Il Papa propone lo stile di Mosé

E quindi la richiesta di un segno visibile per il popolo, da fare davanti al popolo in questa Quaresima. “Quello che oggi abbiamo vissuto in questa Cattedrale proponiamolo nelle nostre comunità. Nelle liturgie penitenziali che vivremo nelle parrocchie e nelle prefetture, in questo tempo di Quaresima, ognuno chiederà perdono a Dio e ai fratelli del peccato che ha minato la comunione ecclesiale e ha soffocato il dinamismo missionario. Sarà un bel segno se, come abbiamo fatto oggi, ognuno di voi si confesserà da un confratello anche nelle liturgie penitenziali in parrocchia, davanti agli occhi dei fedeli. Avremo il volto luminoso, come Mosè, se con occhi commossi parleremo agli altri della misericordia che ci è stata usata. È la strada, non ce n’è un’altra”.