Il Papa apre ai preti sposati e alle donne ma solo in una parte del mondo

Il pericolo che aspetti importanti ma non decisivi come l’ordinazione di uomini anziani già sposati e nuovi incarichi per le donne possano sviare l’attenzione sull’Amazzonia che rappresenta una sfida centrale per la sopravvivenza il mondo e per il futuro di come essere Chiesa cattolica

Papa Francesco
Papa Francesco

Il sinodo sull’Amazzonia che, per l’aspetto di denuncia delle ingiustizie verso le popolazioni indigene e per il sacco delle risorse del sottosuolo che sta mettendo a rischio l’equilibrio ecologico essenziale del Pianeta, spaventa Bolsonaro. L’attuale presidente del Brasile pare sia intenzionato a marcare strettamente i lavori sinodali con iniziative culturali e politiche parallele miranti a svuotarne la carica sociale dirompente specialmente verso gli interessi delle potenti società estrattive che vanno certificando lì Amazzonia.

Il rischio di ecocidio

Ma in verità si rischia che l’opinione pubblica sia portata a concentrarsi su aspetti interni alle comunità cristiane anziché sul pericolo concreto e attuale di un ecocidio che in pochi anni potrebbe diventare tragico per il futuro della vita dell’uomo sulla terra.

La specificità della Regione amazzonica

Nel documento base per i lavori sinodali (147 paragrafi talvolta graffianti e non privi di immaginose vene letterarie) pubblicato dopo un intenso lavoro preparatorio che ha coinvolto le popolazioni e molti esperti della Regione amazzonica estesa in parti rilevanti di ben 9 nazioni dell’America Latina, si sollecitano finalmente con chiarezza alcune soluzioni di carattere pastorale per migliorare la vita cristiana dei fedeli come l’ordinazione sacerdotale di anziani stimati e già sposati e si punta a valorizzare il ruolo delle donne con qualche proposta adeguata alla situazione di emergenza pastorale di un territorio vastissimo e con poco clero e poco personale religioso.

Gli indigeni come soggetto autorevole

Ma se accadesse di concentrare l’attenzione su questo traguardo certo importante, ma non innovativo per la credibilità della Chiesa e non sufficiente perché essa diventi lievito per società basate sulla giustizia e la fraternità aperte al servizio dei poveri, sarebbe un cattivo segnale per il progetto riformatore di Francesco. Il sinodo punta in realtà al riconoscimento internazionale della popolazione indigenza come soggetto autorevole e capace per concertare con il resto del mondo le sorti dell’Amazzonia. Il papa gesuita che ha voluto fortemente questo sinodo come momento di una decisione comunitaria e collegiale di adeguare la Chiesa e le sue strutture alla domanda dei popoli indigeni, ora serviti entro un quadro culturale e religioso sostanzialmente latino e occidentale, non pensa in alcun modo a lasciar passare questo sinodo come il sinodo che ha aperto a viri probati e dunque alla fine del celibato obbligatorio nella Chiesa latina.

Una Chiesa samaritana

Anzitutto perché non è un sinodo sul celibato dei preti e, poi, perché a lui preme che sia un sinodo che mostri chiaramente una “Chiesa in uscita” capace di affrontare anche le questioni più spinose per rimettere Cristo e il suo Vangelo al centro della vita cristiana. La Chiesa samaritana che non orienta la gente a vivere per le strutture ecclesiastiche ma che stia sempre in servizio dei poveri, degli esclusi degli emarginati sotto ogni forma si presenti il loro sfruttamento. Una Chiesa che non ha più la paura storica che finora l’ha caratterizzata, nonostante ci sia stato un meraviglioso concilio liberatorio del manierismo estraneo al Vangelo, ma che per amore del Vangelo si decida per una triplice conversione: pastorale, ecologica, sinodale. Un popolo in cammino non separato, ma lievito dell’umanità, capace di essere quando necessario una credibile coscienza critica di fronte all’economia e alla politica dei potenti. Proprio perché l’Amazzonia è gravemente minacciata da avventurieri senza scrupoli che stanno deforestando il più grande polmone verde della terra, la Chiesa si mette in ascolto del grido della foresta e dei popoli indigeni la cui sopravvivenza è a rischio al pari delle piante, dell’acqua del territorio.

La voce dell’Amazzonia

La Chiesa si va voce dell’Amazzonia e dei suoi popoli e per farlo in modo credibile è disposta a rivedere e modificare sue antiche convinzioni che non sono il nucleo della fede, ma sono state sperimentate nel passato come appropriati mezzi pastorali. Le comunità cristiane dell’Amazzonia hanno posto il problema di ripensare tutto l’assetto in funzione delle persone disperse in un territorio enorme. Il principio di Francesco che per andare avanti, meglio che in passato, occorra mettere in moto dei processi vitali, trova il suo coronamento in questo sinodo. Si tratta di una grande revisione di vita su aspetti non secondari ma attuali e scottanti per una vita nuova nel mondo. In futuro questo sinodo apparirà con sempre maggiore chiarezza come un punto di svolta per una Chiesa ecologica, che si prende cura cioè delle ferite della creazione causate dall’uomo e, in questo modo, percepisce la necessità di cambiare e adeguare anche il suo servizio pastorale alla gente, senza rimpianti inutili di caduche tradizioni. Infatti, mentre decadono e restano senza ascolto usi e costumi passati, si ripone al centro la luce del Vangelo e di Gesù, volto umano della misericordia di Dio. E’ il tempo straordinariamente buono per innovare l’intero linguaggio sul Dio di Gesù Cristo. Resta lui, secondo Francesco, la pietra di paragone dell’autenticità di vita della Chiesa.