L'appello di Francesco ai giovani: “Basta alla connessione senza comunicazione!”

Tornare dal mondo virtuale al mondo reale raccogliendo la sfida culturale per rinnovare la condizione giovanile, oggi problematica e spesso infelice

Papa Francesco
Papa Francesco

Tornare a sognare, vivere, rischiare per uscire dai giganteschi problemi che oggi affliggono i giovani è possibile, nonostante tutto, purché i giovani tornino a tuffarsi nella vita reale uscendo dalla realtà virtuale che non aiuta a risolvere i problemi quotidiani. E’ il succo del messaggio di Francesco per la prossima Giornata della Gioventù che sarà celebrata il prossimo 5 aprile in tutte le diocesi del mondo in attesa dell’incontro mondiale nel 2022 a Lisbona. Si tratta di una vera e propria cura di vita nuova e soddisfacente che Francesco propone ai giovani prendendo lo spunto dal passo del Vangelo scelto come logo della Giornata, nel quale Gesù ridona la vita al figlio di una vedova, sollecitandolo ad alzarsi con un nuovo progetto esistenziale. Per analogia anche i giovani di oggi possono passare da una vita priva di senso e piena di scoraggiamento a una vita attiva e attenta a quanti nel mondo hanno bisogno di aiuto.

 Nel processo storico per un mondo nuovo, infatti, Francesco ritiene indispensabile coinvolgere i giovani. Nella riflessione contenuta nel messaggio il Papa paragona il passaggio da una vita vuota di senso e impiegata soltanto per la propria riuscita e il proprio egoismo, a una vita capace di spendersi e donarsi agli altri.

Connessione ma non comunicazione

“ Oggi - riassume Francesco - spesso c’è “connessione” ma non comunicazione. L’uso dei dispositivi elettronici, se non è equilibrato, può farci restare sempre incollati a uno schermo. Con questo messaggio vorrei anche lanciare, insieme a voi giovani, la sfida di una svolta culturale, a partire da questo “Alzati!” di Gesù. In una cultura che vuole i giovani isolati e ripiegati su mondi virtuali, facciamo circolare questa parola di Gesù: “Alzati!”. È un invito ad aprirsi a una realtà che va ben oltre il virtuale. Ciò non significa disprezzare la tecnologia, ma utilizzarla come un mezzo e non come un fine. “Alzati” significa anche “sogna”, “rischia”, “impegnati per cambiare il mondo”, riaccendi i tuoi desideri, contempla il cielo, le stelle, il mondo intorno a te. “Alzati e diventa ciò che sei!”. Grazie a questo messaggio, tanti volti spenti di giovani intorno a noi si animeranno e diventeranno molto più belli di qualsiasi realtà virtuale”.

Come Gesù

Il ritorno alla vita reale richiede la capacità di vedere il dolore e la morte che segna non soltanto la vita giovanile ma la società intera. Occorre imparare ad accorgersi della condizione reale delle persone come Gesù che ha uno sguardo attento e non distratto e passa all’azione per risolvere il problema che genera sofferenza. Come accade nel caso della vedova di Nain che in mezzo alla folla segue la bara del figlio morto.

Francesco chiede ai giovani la capacità di uno sguardo confrontato con quello di Gesù che si accorge della donna sofferente. “E il mio sguardo, com’è? – si chiede il papa calandosi nei panni di ogni giovane - Guardo con occhi attenti, oppure come quando sfoglio velocemente le migliaia di foto nel mio cellulare o i profili social? Quante volte oggi ci capita di essere testimoni oculari di tanti eventi, senza però mai viverli in presa diretta! A volte la nostra prima reazione è di riprendere la scena col telefonino, magari tralasciando di guardare negli occhi le persone coinvolte.

Rischio depressione

Intorno a noi, ma a volte anche dentro di noi, incontriamo realtà di morte: fisica, spirituale, emotiva, sociale. Ce ne accorgiamo o semplicemente ne subiamo le conseguenze? C’è qualcosa che possiamo fare per riportare vita?”. Domande che non nascono da conoscenza letteraria ma da situazioni negative e concrete vissute attualmente dai giovani. “C’è chi, per esempio, si gioca tutto nell’oggi, mettendo in pericolo la propria vita con esperienze estreme. Altri giovani invece sono “morti” perché hanno perso la speranza. Purtroppo anche tra i giovani si diffonde la depressione, che in alcuni casi può portare persino alla tentazione di togliersi la vita. Quanti giovani piangono senza che nessuno ascolti il grido della loro anima! Intorno a loro tante volte sguardi distratti, indifferenti, di chi magari si gode le proprie happy hour tenendosi a distanza. C’è chi vivacchia nella superficialità, credendosi vivo mentre dentro è morto”. C’è anche un diffuso narcisismo digitale, che influenza sia giovani che adulti. Tanti vivono così! Alcuni di loro forse hanno respirato intorno a sé il materialismo di chi pensa soltanto a fare soldi e sistemarsi, quasi fossero gli unici scopi della vita”.

Ma il papa non dimentica il lato positivo dei giovani, la loro generosità innata e la capacità di saper compatire, condividere le difficoltà specialmente in circostanze straordinarie.

L’appello finale

“Non c’è disastro, terremoto, alluvione che non veda schiere di giovani volontari rendersi disponibili a dare una mano. Anche la grande mobilitazione di giovani che vogliono difendere il creato dà testimonianza della vostra capacità di udire il grido della terra”. E dunque un appello conclusivo: “Cari giovani, non lasciatevi rubare questa sensibilità! Sì, anche voi giovani potete avvicinarvi alle realtà di dolore e di morte che incontrate, potete toccarle e generare vita come Gesù” che non va confuso con il condizionamento psicologico, di parole magiche che si usa ripetere ai giovani in difficoltà: “Devi credere in te stesso”, “Devi trovare le risorse dentro di te”, “Devi prendere coscienza della tua energia positiva”... Ma tutte queste sono semplici parole e per chi è veramente “morto dentro” non funzionano”.